Barakah: la centrale nucleare emiratina che suscita preoccupazione

Pubblicato il 4 agosto 2020 alle 16:08 in Emirati Arabi Uniti Medio Oriente

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La prima centrale nucleare del mondo arabo, Barakah, è stata messa in funzione, secondo quanto annunciato dagli Emirati Arabi Uniti (UAE) il primo agosto. Tuttavia, sono diverse le preoccupazioni e le critiche sollevate circa i possibili danni ambientali e i pericoli per la sicurezza regionale.

L’impianto di Barakah è situato nel Nord-Ovest degli UAE, nella regione di al-Dhafra, a circa 280 km da Abu Dhabi, ed è stato realizzato da un consorzio guidato da Emirates Nuclear Energy Corporation (ENEC) e Korea Electric Power Corporation (KEPCO). Il costo del progetto ammonta a 24.4 miliardi di dollari. Il primo dei quattro reattori doveva essere messo in servizio alla fine del 2017, ma la data è stata più volte posticipata, con il fine di condurre tutte le procedure di sicurezza richieste. La centrale nucleare, avente solo scopi pacifici, contribuirà alla produzione di energia elettrica e si prevede che, con 5.600 megawatt di elettricità, sarà in grado di soddisfare il 25% del fabbisogno di elettricità del Paese, impedendo, al contempo, l’emissione di circa 21 milioni di tonnellate di carbonio ogni anno, il che equivale a rimuovere 3.2 milioni di veicoli dalle strade del Paese.

Nonostante ciò, secondo quanto riportato da al-Jazeera il 4 agosto, l’organizzazione non governativa ambientalista Greenpeace ha condannato l’avvio delle attività del primo reattore, affermando che il progetto rappresenta un investimento “inutile” nella “tecnologia sbagliata”, in quanto porterà semplicemente ad una riduzione delle risorse idriche emiratine. A detta di Greenpeace, l’energia nucleare non è “l’energia del futuro”, né una soluzione alle problematiche attuali e lascerà in eredità alle generazioni future scorie nucleari radioattive e pericolose.

Non da ultimo, la presenza di reattori nucleari in una regione esposta a conflitti e tensioni rappresenta un’ulteriore minaccia alla sicurezza della popolazione mediorientale. Simili preoccupazioni sono state altresì sollevate dagli esperti della Power Technology International, i quali hanno messo in luce come si tratti di una “struttura delicata” posta in un ambiente “non rassicurante”. Inoltre, è stato rivolto lo sguardo anche verso i danni ambientali che eventuali perdite potrebbero provocare, visti i problemi tecnici che si sono già verificati nel periodo antecedente all’attivazione del reattore, così come verso il rischio di incidenti e dispersione di materiale radioattivo e inquinante nel Golfo.

In tale quadro, un membro e ricercatore onorario dell’Energy Institute, Paul Dorfman, ha sottolineato che, nel 2019, vi sono stati circa 13 attacchi aerei contro strutture nucleari in Medio Oriente, più che in qualsiasi altra regione del mondo. Tuttavia, gli Emirati Arabi Uniti si sono comportati in modo diverso rispetto ad altri paesi della regione, accettando di non arricchire il proprio uranio o di rielaborare il combustibile esaurito. Inoltre, Abu Dhabi ha altresì aderito al Protocollo aggiuntivo delle Nazioni Unite in materia di nucleare, migliorando in modo significativo le capacità di ispezione e assicurando il proprio impegno all’Accordo 123 con gli Stati Uniti relativo alla cooperazione nucleare bilaterale per scopi pacifici.

Come evidenziato anche dal presidente degli Emirati Arabi Uniti, Khalifa bin Zayed al-Nahyan, la centrale di Barakah è motivo di orgoglio per il Paese e l’attivazione del primo reattore è il primo passo di un progetto più ampio. Abu Dhabi, è stato affermato, si sta muovendo verso un “futuro sostenibile”, attraverso la conoscenza delle opportunità future. Il fine ultimo è divenire un partner strategico a livello regionale ed internazionale.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno più volte ribadito che il loro programma nucleare è trasparente, sicuro e volto esclusivamente a un uso civile. Non da ultimo, è stato evidenziato come, attraverso tale passo significativo, il Paese rientrerà tra i 30 privilegiati al mondo a perseguire un programma di energia nucleare pacifico. Inoltre, Barakah si inserisce in una cornice più ampia che vede gli UAE impegnati a perseguire altresì la Energy Strategy 2050, una strategia in campo energetico che mira a fornire alla popolazione emiratina energia pulita, a basso costo e sicura, preservando, al contempo, l’ambiente. Diversificare l’economia e renderla sempre più indipendente dal petrolio è poi al centro della Vision 2030.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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