Albania: trasferito in Germania sospetto terrorista dell’Isis

Pubblicato il 4 agosto 2020 alle 13:58 in Albania Germania

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L’Albania ha trasferito a Berlino un cittadino tagiko accusato di far parte di una cellula dello Stato Islamico che stava pianificando attentati contro strutture militari statunitensi in Germania. L’indagato, identificato solo come Komron B., in linea con le norme tedesche sulla privacy, è stato portato via dalle autorità, lunedì 3 agosto, al suo arrivo all’aeroporto di Francoforte. Secondo quanto riferito dai procuratori federali in una nota, altri quattro giovani tagiki erano stati arrestati in Germania, a metà aprile, dopo che il loro presunto leader era già stato preso in custodia nel marzo 2019.

I procuratori hanno specificato che Komron B. e gli altri sospetti terroristi si sono uniti all’Isis nel gennaio 2019 e, poco dopo, hanno fondato una cellula in Germania su istruzioni del gruppo. Inizialmente, la loro intenzione era quella di recarsi in Tagikistan e combattere contro il governo di Dušanbe. Più tardi, tuttavia, la cellula ha cambiato idea e ha deciso di concentrare i suoi piani sulla Germania, pianificando attentati sia contro strutture militari statunitensi sia contro individui, inclusa una persona non identificata considerata critica nei confronti dell’Islam. Su internet il gruppo avrebbe anche ordinato materiali per la fabbricazione di ordigni esplosivi. Durante alcune precedenti perquisizioni, la polizia aveva già trovato armi e munizioni, soprattutto a casa del capo della banda, Ravsan B.

Come parte dei loro sforzi per raccogliere fondi per lo Stato Islamico e per finanziare l’organizzazione degli attentati, uno dei membri della cellula aveva viaggiato in Albania per concludere un contratto da 40.000 dollari. Il piano, tuttavia, è fallito e l’uomo, che aveva viaggiato in Albania con un altro sospetto terrorista, è poi tornato in Germania.

Komron B., dal canto suo, è stato arrestato a Tirana il 29 aprile. Il tagiko era, dallo scorso 21 aprile, sotto mandato di cattura internazionale, emesso da una corte federale tedesca, a Karlsruher. Secondo quanto rivelato da TOP Channel, l’uomo era giunto in Albania lo scorso 17 febbraio, dopo essere atterrato presso l’aeroporto di Rinas. Una volta giunto a Tirana, avrebbe vissuto insieme ad alcuni suoi conoscenti, parte dei quali tagiki. In merito all’arresto, la polizia albanese ha rivelato che l’operazione, chiamata con il nome in codice “Visitor”, è stata guidata dal dipartimento antiterrorismo, responsabile dell’identificazione e del fermo del sospetto terrorista, oltre che dello scambio di informazioni con le agenzie competenti sia all’interno sia all’esterno del Paese.  

Il terrorismo, secondo quanto ricostruito dal servizio di intelligence nazionale dell’Albania (SHISH), rappresenta una minaccia globale. Nello specifico, Tirana teme la minaccia dell’ISIS, di Al-Qaeda e dei loro affiliati. Per tale ragione, lo SHISH collabora con le autorità del Paese, i suoi partner e le agenzie di sicurezza. In aggiunta, il servizio si occupa di monitorare il processo di radicalizzazione dei giovani albanesi. 

Per quanto riguarda i foreign fighters, lo SHISH rivela di non aspettare un ritorno massivo di combattenti nell’immediato futuro. Al contrario, l’agenzia di intelligence rende noto che la maggior parte di questi combattenti rientra nei loro Paesi di origine o in Stati terzi attraverso l’immigrazione clandestina e lo sfruttamento della criminalità organizzata. Le partenze dall’Albania dei foreign fighters, rivela lo SHISH, sono diminuite a partire dal 2015, fino a raggiungere, attualmente, un numero vicino allo zero. Inoltre, del totale di questi foreign fighters, secondo lo SHISH almeno il 21% ha perso la vita, mentre circa un terzo è rientrato nel Paese, principalmente prima che questo adottasse nuove misure di contrasto al terrorismo. In generale, i combattenti che hanno fatto ritorno in Albania adottano un profilo basso e solo in qualche caso mantengono lo stesso stile di vita. In generale, tuttavia, risultano più radicalizzati e attivi nella pianificazione di attività estremiste. 

Il rischio che l’Albania sia un punto di transito per i foreign fighters che intendono raggiungere altre mete europee, secondo le stime dello SHISH, è basso a causa dell’innalzamento dei criteri di sicurezza e dell’incremento della cooperazione con agenzie di intelligence a livello bilaterale, regionale e internazionale. Tuttavia, sottolinea l’intelligence Albanese, permane il rischio che i combattenti partano dotati di documenti contraffatti, grazie al sostegno di reti di trafficanti di esseri umani. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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