Afghanistan-Pakistan: riapre il valico di Chaman

Pubblicato il 4 agosto 2020 alle 13:01 in Afghanistan Pakistan

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Il primo ministro del Pakistan, Imran Khan, e il presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, hanno avuto un colloquio sulla situazione nella regione. Intanto, riapre il valico di Chaman che collega i due Paesi. 

Khan ha espresso la speranza che l’attuale slancio verso la pace in Afghanistan sarà ulteriormente sviluppato per attuare l’accordo firmato da Stati Uniti e talebani nella sua totalità. In questo modo, si potrà arrivare al più presto ai negoziati intra-afghani, secondo il premier pakistano. La conversazione telefonica con il presidente Ghani è arrivata in occasione della festa islamica dell’Eid-ul-Adha. Khan ha sottolineato il contributo positivo del Pakistan al processo di pace afghano, evidenziando il fatto che la pace nel Paese è di fondamentale importanza. Riferendosi ai vari meccanismi istituzionali attivi tra Pakistan e Afghanistan, ha sottolineato l’importanza di lavorare insieme per rafforzare ulteriormente le relazioni bilaterali. A tale proposito, Khan ha affermato che Islamabad attende con impazienza la prossima sessione del Piano d’Azione Afghanistan-Pakistan per la Pace e la Solidarietà. L’iniziativa era stata lanciata il 21 giugno del 2018. 

A seguito della telefonata, il 4 agosto, il Pakistan ha deciso di riaprire il confine con l’Afghanistan a Chaman. La decisione è stata presa durante una riunione dei comandanti militari dei due Paesi tenutasi presso la Porta dell’Amicizia, al confine tra Pakistan e Afghanistan. Islamabad ha chiuso il confine il 30 luglio, dopo violenti scontri avvenuti proprio a Chaman che hanno provocato almeno 7 morti, tra cui una donna, e il ferimento di altre 31 persone. Il comandante del Corpo di Frontiera dell’area, il tenente colonnello Salman, insieme ad altri funzionari interessati, rappresentava il Pakistan, mentre il colonnello Sharif guidava la delegazione afgana. Il valico di frontiera di Chaman è uno dei principali passaggi di frontiera tra Pakistan e Afghanistan, nella provincia del Balochistan. In passato il governo ha consentito la libera circolazione dei lavoratori locali attraverso la frontiera in Afghanistan e di nuovo in Pakistan per impegnarsi nel commercio e nel lavoro salariato giornaliero. Tuttavia, il confine è stato chiuso a causa di problemi di sicurezza e della pandemia di coronavirus, secondo Zia Langove, ministro degli Interni del Balochistan.

Il confine tra Pakistan e Afghanistan segue la cosiddetta “Linea Durand”, che si estende per 2640 km. Tale delimitazione prende nome da Sir Mortimer Durand, Segretario degli Esteri della provincia del Raj ai tempi dell’impero britannico, che nel 1893 insieme all’Emiro afghano, Abdur Rahman Khan, negoziò i confini tra che poi il Pakistan erediterà. La Linea Durand viene a volte chiamata anche Linea Zero. Il confine ha tagliato in due le realtà tribali e ignorava, in particolare, le rivendicazioni dei pashtun, un gruppo etnico-linguistico indoeuropeo che abita storicamente la regione. Anche per questo motivo il confine ha continuato ad essere una fonte di tensione tra Afghanistan e Pakistan. Attualmente i leader pashtun di entrambi gli Stati non riconoscono la legittimità del confine e rivendicano la creazione di uno stato per la propria nazione. 

Il Baloch Liberation Army è un’organizzazione armata che combatte contro il governo di Islamabad per ottenere l’indipendenza della regione del Balochistan, da più di dieci anni. Tale area, nonostante sia la più vasta del Pakistan, è scarsamente popolata. Nella zona è prevista la costruzione di una serie di infrastrutture, come nuove strade e porti, nell’ambito dello sviluppo del corridoio economico ed energetico tra Cina e Pakistan (CPEC), del valore di 56 miliardi di dollari. Tale progetto collega il Sud-Est della Cina con il Mar Arabico attraverso il Pakistan.  Da quando il CPEC è stato lanciato, il 22 maggio 2013, i separatisti del Balochistan hanno compiuto numerosi attacchi per colpire il personale cinese, in quanto considerano il progetto “un tentativo imperialista” di insinuarsi nel Paese asiatico.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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