Yemen: gli Houthi dichiarano di aver abbattuto un drone spia USA

Pubblicato il 3 agosto 2020 alle 8:31 in USA e Canada Yemen

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I ribelli sciiti Houthi hanno riferito, il 2 agosto, di aver abbattuto un drone spia statunitense mentre questo sorvolava i cieli del Nord-Ovest dello Yemen, ai confini con l’Arabia Saudita.

In particolare, il portavoce degli Houthi, Yahya Sarea, ha affermato che le forze di difesa aerea sono state in grado di individuare ed abbattere il drone da ricognizione, un RQ-20, mentre sorvolava il distretto di Harad, appartenente al governatorato di Hajjah, nei pressi della provincia saudita di Jizan. Il velivolo, ha affermato Sarea, è stato abbattuto “con un’arma adatta” di cui, però, non è stata specificata la natura. Tuttavia, secondo quanto affermato dai media arabi che hanno divulgato la notizia, tra cui il quotidiano al-Araby al-Jadeed, non è stato possibile verificare se il drone fosse o meno statunitense fino alla pubblicazione dei video da parte dei ribelli. Washington, dal canto suo, non ha riferito nulla a riguardo.

Nel frattempo, nella medesima giornata del 2 agosto, l’area al confine meridionale dell’Arabia Saudita ha assistito a violenti battaglie, tra gli Houthi, da un lato, e l’esercito di Riad dall’altro lato, mentre le forze della coalizione a guida saudita hanno condotto attacchi aerei contro postazioni, presumibilmente dei ribelli Houthi, presso le loro principali roccaforti del governatorato di Saada, nel Nord dello Yemen. A tal proposito, il canale al-Masirah, affiliato ai ribelli, ha riferito che le milizie sciite sono riuscite ad ostacolare l’avanzata degli avversari sauditi-emiratini in tre diverse direzioni, sui fronti posti nei pressi di Najran, nel Sud del Regno.

La coalizione, da parte sua, non aveva annunciato alcuna operazione di terra al confine, ma gli Houthi hanno precisato che quanto avvenuto il 2 agosto non ha portato ad alcuna perdita per i ribelli, né a progressi per le forze saudite. Inoltre, i media filo-Houthi hanno precisato che i bombardamenti hanno interessato il distretto di Kattaf, colpita per tre volte, e la zona di al-Ajasher, vicina a Najran, bersaglio di quattro raid aerei. Tuttavia, per nessuno degli episodi è stato specificato se vi sono state o meno vittime.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Questi ultimi hanno talvolta svolto il ruolo di mediatori, avviando colloqui con i ribelli sciiti, anche durante l’amministrazione dell’ex presidente, Barack Obama. In particolare, nel giugno 2015, funzionari statunitensi intrapresero un dialogo con i ribelli per convincerli a partecipare ai colloqui di pace a Ginevra, tenutisi sotto l’egida della Nazioni Unite. Parallelamente, Washington si è sempre detta a fianco dello Yemen, con il fine di preservare l’unità e la legittimità rappresentata dal presidente Hadi. Inoltre, sin dal 2015, gli USA forniscono sostegno militare, e anche informazioni di intelligence, alla coalizione con Emirati e Arabia Saudita, sebbene tale ruolo sia stato più volte contrastato dal Congresso e dal Senato USA. In realtà, il governo legittimo yemenita e gli Stati Uniti sono altresì uniti da un obiettivo comune, ovvero frenare l’influenza dell’Iran nella regione mediorientale e la minaccia che Teheran pone per la sicurezza della navigazione nel Golfo.

Circa gli sviluppi sul campo degli ultimi mesi, una delle ultime escalation in Yemen ha avuto inizio nella metà del mese di gennaio 2020 ed ha interessato prevalentemente i governatorati di Ma’rib, Jawf e Sana’a, dove le forze congiunte, formate da truppe dell’esercito yemenita e della coalizione saudita-emiratina, si sono impegnate a liberare i luoghi precedentemente conquistati dai ribelli, dirigendosi verso la capitale.

Da un lato, l’esercito yemenita mira a contrastare i ribelli Houthi su circa otto assi di combattimento presso la loro roccaforte Sa’ada, dove continua a condurre operazioni militari in collaborazione con le forze della coalizione. Dall’altro lato, i ribelli sciiti mirano a prendere il controllo delle risorse petrolifere di Ma’rib. Il primo marzo, gli Houthi sono riusciti ad occupare la città di Hamz, capoluogo della provincia settentrionale strategica di al-Jawf, costringendo le forze governative a ritirarsi verso Est, e, nello specifico, verso la città desertica di al-Jar, a seguito della seconda grande sconfitta in un mese. Per i ribelli è stata una delle conquiste più rilevanti degli ultimi anni.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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