Attentato alla Maratona di Boston: revocata la condanna a morte

Pubblicato il 3 agosto 2020 alle 12:33 in USA e Canada

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Una Corte di Appello federale degli Stati Uniti ha annullato la condanna a morte di Dzhokhar Tsarnaev, uno degli attentatori della Maratona di Boston del 15 aprile del 2013.

La giuria, formata da 3 giudici, ha emesso il verdetto il 31 luglio, oltre 6 mesi dopo la fine delle udienze. L’attentato in questione è avvenuto il 15 aprile 2013, ha causato la morte di 3 persone e ne ha ferite più di 260. Proprio a causa dell’intensa copertura mediatica dedicata all’assalto, gli avvocati di Tsarnaev sostengono che non sia stato possibile portare avanti un processo equo per il proprio cliente. 

Inoltre, la difesa ha mostrato alcuni post pubblicati sui social media da due giurati, sostenendo che questi avevano un’opinione definita sui fatti già prima dell’inizio del processo. I giudici della Corte di Appello hanno dedicato un numero significativo di domande a questo argomento e hanno chiesto perché i due giurati non fossero stati sostituiti o almeno interrogati sulla questione, considerando che il tribunale di Boston ha una norma di vecchia data che impone tale indagine. Gli avvocati di Tsarnaev affermano che uno dei giurati, che sarebbe diventato il caposquadra, ha pubblicato decine di tweet sugli eventi che ha poi giudicato. In uno di questi, pubblicato dopo la cattura di Tsarnaev, lo ha definito un “pezzo di immondizia”. Tsarnaev è stato condannato con 30 capi d’accusa, tra cui cospirazione e l’uso di un’arma di distruzione di massa. Sta scontando l’ergastolo in una prigione di massima sicurezza in Colorado.

Il 15 aprile 2013, due ordigni piazzati nei pressi del traguardo, a circa 170 metri l’uno dall’altro su Boylstone Street, esplosero a distanza di 12 secondi, causando la morte di 3 persone e il ferimento di altre 260. Il 18 aprile 2013, l’FBI rese noti i nomi e le foto dei due fratelli responsabili dell’assalto, dando inizio a una feroce caccia all’uomo. Lo stesso giorno, Dzochar e Tamerlan Tsarnaev rapinarono un negozio, uccisero un ufficiale di polizia presso il MIT, il(Massachussets Institute of Tecnology e, dopo avere rubato un SUV, si rifugiarono nella cittadina di Watertown, a pochi chilometri da Boston, dove Tamerlan Tsarnaev rimase ucciso in uno scontro a fuoco con la polizia. Il fratello minire, Dzochar Tsarnaev, nonostante fosse rimasto ferito, riuscì a sfuggire agli agenti, rifugiandosi in una barca in disuso che si trovava nel cortile di una villa poco lontano dal luogo della sparatoria. La sera del 19 aprile 2013 venne catturato dalle forze di sicurezza e trasferito in ospedale per le gravi ferite.

Dzochar e Tamerlav Tsarnaev sono nati in Kirghizistan, rispettivamente nel 1993 e nel 1984, da padre ceceno e madre di etnia avara, entrambi musulmani. Dopo aver vissuto in Daghestan per un anno, nel 2002, Dzochar si trasferì negli Stati Uniti insieme ai genitori. La famiglia ottenne asilo politico e si stabilì a Cambridge, in Massachussets, dove Tamerlan li raggiunse nel 2004. Dopo aver frequentato l’università per qualche anno, il ragazzo decise di abbandonarla per dedicarsi alla boxe. Il fratello minore, Dzochar, nel 2011, si iscrisse alla University of Massacussets Dortmouth, con l’intento di diventare un infermiere. I suoi compagni universitari lo hanno descritto come un ragazzo normale e abbastanza popolare. Ogni tanto fumava marjuana, ascoltava l’hip hop, non era interessato alla politica e spesso prendeva parte a programmi di volontariato.  

Intorno al 2010, Tamerlan riferì di voler ottenere la cittadinanza americana per poter essere selezionato alle olimpiadi di boxe degli Stati Uniti, senza tuttavia raggiungere la meta tanto agognata. L’11 settembre 2012 Dzochar, invece, ottenne la cittadinanza statunitense. Entrambi i fratelli erano molto attivi sui social network. La polizia scoprì che Tamerlan utilizzava un sito in lingua russa, dove postava video sulla guerra in Siria e sull’indipendenza della Cecenia. Dzochar, invece, era più attivo su Twitter, dove postava materiale relativo allo sport. Tuttavia, le indagini rivelarono che, il giorno della maratona di Boston del 2012, Dzochar aveva pubblicato una citazione coranica che veniva spesso utilizzata dai predicatori radicali. Fu considerato un indizio importante del suo avvicinamento a una visione estremista dell’Islam.

Secondo quanto emerso dalle indagini e dai ripetuti interrogatori, le autorità statunitensi sostengono che, tra i due fratelli, Tamerlan fu il primo a interessarsi all’Islam radicale, durante un viaggio in Daghestan. Fu lui a convincere Dzochar ad imbracciare la sua stessa visione. Inoltre, Tamerlan sembra essere stato la mente dell’operazione. Dzochar, che considerava suo fratello maggiore una guida, si sarebbe lasciato convincere, pensando di fare la cosa giusta. Il 24 giugno 2015, Dzochar parlò per la prima volta davanti alla Corte federale americana, ammettendo la propria colpa chiedendo scusa per le vittime dell’attacco: “Mi dispiace per le vite che ho preso, per le sofferenze che ho causato, per i danni che ho inflitto. Ho fatto cose irreparabili. Sono musulmano, la mia religione è l’Islam, e prego Allah di avere pietà di me”. Poco dopo, il giudice George O’Toole diede lettura della sentenza con la quale Dzochar fu formalmente condannato a morte. La decisione, presa il 15 maggio 2016, fu adottata all’unanimità dalla giuria popolare. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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