Ulteriore colpo per il Libano: il ministro degli Esteri si dimette

Pubblicato il 3 agosto 2020 alle 12:26 in Libano Medio Oriente

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Il ministro degli Esteri libanese, Nassif Hitti, lunedì 3 agosto, ha presentato le dimissioni al premier, Hassan Diab, affermando che il Libano si sta pericolosamente trasformando in uno “Stato fallito”.

In particolare, nella lettera diffusa il 3 agosto stesso, Hitti ha affermato che nel Paese non vi è una “volontà riformista” e ha messo in luce la mancanza di una “visione” basata sull’idea di una nazione “libera, indipendente e capace”, sia nel mondo arabo sia a livello globale. Il riferimento va all’assenza di riforme strutturali, necessarie per risanare una situazione di gravi crisi economica, e richieste non solo dalla popolazione libanese, ma anche dai Paesi e attori esterni a cui il Libano ha chiesto aiuto.

Il ministro dimessosi ha affermato che in un quadro simile gli è impossibile svolgere la propria missione alla guida del Ministero degli Esteri. Il Libano, a detta di Hitti, sta per fallire e il Paese non è più il “faro” e il “modello” che rappresentava in passato, in quanto non si è stati in grado di salvaguardarlo, così come non si è riusciti a preservarne la sicurezza a livello sociale. Inoltre, il ministro ha dichiarato di aver accettato di partecipare alla squadra di governo rispondendo ad un solo datore di lavoro, ovvero il Libano, mentre, in realtà, si è trovato di fronte a più capi e a conflitti di interesse. Pertanto, ha evidenziato Hitti, è necessario unirsi e giungere ad una visione comune, rispondendo agli interessi della popolazione libanese, altrimenti la “nave affonderà mentre tutti sono a bordo”. La notizia delle possibili dimissioni del ministro era giunta già nella sera del 2 agosto, da parte del direttore del suo ufficio, Hadi al-Hashim, il quale aveva evidenziato che il ministro ha visto chiudersi porte davanti a sé e che il governo di Beirut è in una fase di stasi.

Le dimissioni di Hitti rappresentano uno dei maggiori colpi del governo di Hassan Diab, il quale è stato istituito il 21 gennaio 2020, a seguito di una forte ondata di mobilitazione popolare intrapresa il 17 ottobre. Hitti, da parte sua, sin dalla sua nomina, si era impegnato a rafforzare le relazioni con i Paesi alleati arabi, così come con i membri del Gruppo internazionale di sostegno e con l’intera comunità internazionale, con il fine di “salvare” la situazione economica e finanziaria del Libano. Parallelamente, il ministro aveva evidenziato la necessità di allontanare il Paese dalle tensioni e dai conflitti della regione mediorientale e da una “politica degli assi”. Tuttavia, sottolinea al-Arabiya, sembra che Hitti e l’esecutivo di Beirut non navigassero più nella stessa direzione nell’ultimo periodo.

La popolazione libanese si era riversata nelle strade delle città libanesi, tra cui anche la capitale Beirut, dal 17 ottobre 2020, chiedendo la caduta di un sistema politico considerato corrotto e, pertanto, responsabile della crisi attuale. Hassan Diab è succeduto al premier Saad Hariri, dimessosi il 29 ottobre. É stato proprio Diab, il 20 maggio, a sottolineare come il popolo libanese si trovi di fronte ad un pericolo un tempo impensabile, ovvero una crisi alimentare, e come una delle cause sia da far risalire a decenni di corruzione e cattiva governance. Lo stesso Diab è stato più volte esortato a dimettersi, in quanto ritenuto incapace di far fronte alla crisi attuale. Tuttavia, il premier ha difeso la propria posizione, affermando che un nuovo rimpasto di governo equivarrebbe, al momento, a commettere un crimine contro il Libano e il suo popolo.

Circa il quadro economico, la pandemia di coronavirus ha aggravato una situazione già complessa, che vede il Libano come uno dei Paesi maggiormente indebitati al mondo, il cui debito sovrano è pari a 87 miliardi di dollari, ovvero il 170% del PIL. Il governo ha intrapreso negoziazioni con il Fondo Monetario Internazionale (FMI), a cui è stato già presentato il piano di salvataggio approvato dal Consiglio dei ministri il 30 aprile. Tuttavia, non sono state riposte grandi speranze in tali trattative, a causa dell’incapacità, secondo alcuni, mostrata dall’esecutivo di presentare riforme convincenti e di superare i continui dissidi interni. Secondo alcuni, sono tre gli scenari che potranno verificarsi. Il primo vede il perdurare della crisi e della situazione di paralisi economica. Una seconda ipotesi potrebbe essere l’attuazione di riforme concrete in grado di rallentare il perdurante declino, mentre un terzo scenario prende in considerazione l’ipotesi della caduta del governo.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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