Siria: dopo le 120 vittime civili di luglio, altri 4 morti a Idlib

Pubblicato il 3 agosto 2020 alle 9:26 in Medio Oriente Siria

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Almeno 4 civili sono stati uccisi ed altri sono rimasti feriti a seguito di raid aerei condotti dalle forze aeree russe, nella mattina di lunedì 3 agosto. Per il mese di luglio è stata documentata la morte di 120 civili.

A riferirlo, il quotidiano al-Jazeera, sulla base di quanto riportato da un proprio corrispondente. Nello specifico, i raid hanno colpito la periferia Nord della città di Binnish, situata nell’area rurale del governatorato siriano Nord-occidentale di Idlib. A detta del corrispondente, i raid aerei sono stati condotti in concomitanza con colpi di artiglieria da parte delle forze del regime siriano, affiliate al presidente Bashar al-Assad.

Idlib rappresenta l’ultima roccaforte posta ancora sotto il controllo delle forze di opposizione, le quali si oppongono al presidente Assad, ed è al centro di una violenta offensiva sin dal mese di aprile 2019. Il 5 marzo scorso, il presidente russo, Vladimir Putin, ed il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, hanno raggiunto un accordo di cessate il fuoco nella regione, volto a favorire il ritorno di sfollati e rifugiati. Tuttavia, da allora, vi sono state sporadiche violazioni della tregua, le quali sembrano essersi intensificate nelle ultime settimane.

In tale quadro, secondo quanto riferito dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, anche nella giornata del 2 agosto, le forze di Assad, ed i gruppi a queste affiliate hanno colpito aree residenziali dei governatorati settentrionali di Idlib e Hama, quest’ultimo situato nella Siria centrale. Non da ultimo, sia le forze turche, sostenitrici dei ribelli nel quadro del conflitto siriano, sia quelle del regime hanno continuato a portare rinforzi nelle medesime regioni, lasciando presagire lo scoppio di una eventuale nuova escalation. A tal proposito, fonti locali hanno riferito dell’arrivo di membri delle forze “Radwan”, legate agli Hezbollah libanesi, schierati con Assad. Tali gruppi, hanno specificato le fonti, sono giunti, nello specifico, presso Saraqib, nell’Est di Idlib.

Ankara, stando a quanto riportato da al-Araby al-Jadeed, è giunta a creare circa 60 postazioni nella regione Nord-occidentale siriana, dove continua ad inviare rinforzi. Parallelamente, la Turchia è altresì impegnata in operazioni di pattugliamento congiunto, condotte in collaborazione con le forze russe. Si tratta di un ulteriore punto dell’accordo siglato il 5 marzo, secondo cui i pattugliamenti partono dal villaggio di Tronba, situato ad Ovest della strategica città di Saraqib, per poi dirigersi verso il villaggio di Ain al-Havr.

Le operazioni sono state organizzate dal Centro di coordinamento congiunto russo-turco, istituito per monitorare l’attuazione del cessate il fuoco a Idlib, e l’obiettivo è facilitare e salvaguardare gli spostamenti dei civili per la strada internazionale M4, che collega Aleppo e Latakia, e prevenire la ripresa degli scontri militari nell’area. Tuttavia, le operazioni sono state più volte ostacolate. Il 21esimo round di tali pattugliamenti è stato condotto il 21 luglio, mentre quello previsto per il 29 luglio è stato annullato dopo che una pattuglia è stata colpita da un ordigno esplosivo, dopo che questa aveva già percorso circa 60 km del percorso stabilito.

Fonti locali vicine all’opposizione armata siriana accusano le milizie iraniane e le milizie appoggiate dal regime siriano di aver tentato di sabotare l’accordo di cessate il fuoco del 5 marzo, specificando come siano le milizie che violano il patto a progredire sempre di più sugli assi di Jabal al-Zawiya. Parallelamente, anche i residenti hanno accolto con scetticismo la tregua, viste le innumerevoli iniziative naufragate negli ultimi anni, e temono che presto assisteranno a nuove offensive, considerati altresì i continui rinforzi giunti nella regione sia per le forze turche sia per quelle russe.

La Rete siriana per i diritti umani ha riferito, il 2 agosto, di aver documentato la morte di circa 120 civili in totale nel mese di luglio, a causa di attacchi e offensive condotti da tutte le parti impegnate nel conflitto. Tra le vittime, riferisce la Rete, vi sono stati altresì 26 bambini e 11 donne. Al bilancio sono da aggiungersi anche 13 civili deceduti a seguito di torture, perpetrate dalle forze di Assad così come dalle forze di opposizione e dalle Syrian Democratic Forces (SDF).

Il perdurante conflitto siriano, scoppiato il 15 marzo 2011 è entrato oramai nel suo decimo anno. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, mentre sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. Prima della tregua del 5 marzo, Ankara aveva dato avvio all’operazione “Spring Shield”, esortando le forze di Assad a ritirarsi dalla zona di de-escalation, nel Nord-Ovest della Siria. La nuova offensiva faceva seguito alla morte di circa 34 soldati turchi, deceduti a causa di un raid siriano a Idlib, il 27 febbraio. Un episodio che aveva fatto temere un ulteriore esacerbarsi delle tensioni, sebbene sia Ankara sia Mosca si fossero dette contrarie ad un conflitto diretto sul suolo siriano.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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