Polonia: Duda confermato presidente nonostante le irregolarità

Pubblicato il 3 agosto 2020 alle 20:02 in Europa Polonia

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La Corte suprema della Polonia ha approvato il risultato delle ultime elezioni presidenziali, tenutesi il 12 luglio, ma ha contestato la presenza di decine di irregolarità. “La Corte conferma la validità dell’elezione di Andrzej Sebastian Duda alla presidenza polacca”, ha dichiarato, lunedì 3 agosto, il giudice Ewa Stefanska. Il presidente Duda, supportato dal partito populista di destra Diritto e Giustizia (PiS), era risultato vincitore con il 51, 21% dei voti. Il suo rivale, il sindaco di Varsavia Rafal Trzaskowski, del Partito della Piattaforma civica, era arrivato secondo con circa il 49% dei voti. L’opposizione aveva chiesto che il risultato fosse dichiarato invalido, lamentando, tra le altre cose, che la rete televisiva statale TVP avesse deviato il voto facendo disinformazione a favore dellattuale presidente.

La Corte Suprema ha ricevuto oltre 5.800 reclami, principalmente relativi a irregolarità nella registrazione degli elettori, alla mancata ricezione puntuale dei voti e a problemi con il voto all’estero. Lorgano ha accolto 93 denunce ma ha affermato che non erano sufficienti a influire sul risultato finale della votazione. Duda giurerà formalmente davanti alla nazione giovedì 6 agosto.

Le elezioni erano originariamente previste per maggio quando il presidente, secondo i sondaggi, stava cavalcando alti livelli di consenso. Tuttavia, la pandemia di coronavirus ha costretto le autorità a rimandare il voto. Il supporto nei confronti di Duda è progressivamente diminuito nel corso dei mesi, soprattutto a causa delle ricadute economiche del virus, che sta spingendo la Polonia nella sua prima recessione dalla fine del comunismo, nel 1989.

Gli osservatori dell’Ufficio europeo per le istituzioni democratiche e i diritti umani dellOSCE hanno affermato che il voto è stato “deviato” da una copertura parziale delle notizie sulla televisione pubblica. “La campagna elettorale dellattuale presidente e la trasmissione delle informazioni da parte dell’emittente pubblica sono state contrassegnate da retorica omofobica, xenofoba e antisemita”, hanno affermato i funzionari dellOSCE in una nota.

Durante la sua campagna, Duda si è scagliato contro “l’ideologia LGBT” e le adozioni da parte di persone dello stesso sesso. Ha basato la sua rielezione sui valori tradizionali della famiglia e sulla spesa sociale delle comunità rurali in un Paese a maggioranza cattolica. Tuttavia, allo stesso tempo, il leader del PiS ha attirato le critiche dell’UE per aver preso provvedimenti volti ad influenzare politicamente il sistema giudiziario e i media nello Stato, nonché per aver approfondito le spaccature sociali tramite attacchi verbali ai cosiddetti liberali urbani e ai membri della comunità LGBTQ.

L’ultima mossa della Polonia sotto Duda è quella di annullare la partecipazione del Paese alla Convenzione di Istanbul sulla violenza contro le donneLa notizia giunge dopo che un membro dell’esecutivo, nello specifico il ministro della Giustizia, Zbigniew Ziobro, ha dichiarato che il Paese dovrebbe abbandonare il trattato, considerato dal governo nazionalista polacco “troppo liberale”. Secondo la stampa, le controversie sulla Convenzione minacciano di aggravare gli attriti tra il partito Diritto e Giustizia (PiS) e le istituzioni dell’Unione Europea, preoccupate per i diritti democratici in Polonia.

La scorsa settimana, Marija Pejcinovic Buric, capo del Consiglio d’Europa, la principale organizzazione europea per la tutela dei diritti umani, ha affermato che il ritiro della Polonia dalla Convenzione contro la violenza sulle donne sarebbe un grande passo indietro nei confronti dei valori democratici. “Se ci sono idee sbagliate o incomprensioni sul trattato, siamo pronti a chiarirle in un dialogo costruttivo”, ha dichiarato. La Polonia aveva ratificato la Convezione di Istanbul sotto un precedente governo centrista, nel 2015. A inizio luglio, il Consiglio europeo ha cominciato a discutere di un meccanismo che legherebbe i fondi dell’UE allo stato di diritto, una mossa che punta a prendere di mira Paesi come la Polonia e l’Ungheria, spesso criticati per le loro derive illiberali. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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