I nuovi focolai minacciano l’economia spagnola: riduzione del PIL del 14%

Pubblicato il 3 agosto 2020 alle 6:06 in Europa Spagna

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Le diverse organizzazioni nazionali e internazionali hanno avvertito in numerose occasioni che in un contesto in cui il coronavirus stava colpendo di nuovo la popolazione con forza, l’economia spagnola ne avrebbe pesantemente risentito. Il ritorno con forza del virus nel Paese iberico (oltre 1000 casi al giorno nell’ultima settimana), fa temere che il crollo del prodotto interno lordo (PIL) possa addirittura superare il 14% e il tasso di disoccupazione potrebbe superare il 20% nell’anno in corso. Questo è precisamente lo scenario negativo che minacciano di scatenare i numerosi focolai che si stanno verificando in varie parti della Spagna, in particolare in Catalogna e Aragona, ma con oltre 200 focolai attivi in tutta la penisola. 

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) è stata molto chiara quando ha affermato che in questo contesto di epidemie, la Spagna sarebbe il paese che soffrirebbe di più fra i membri dell’organizzazione, dato l’importante peso economico di attività come il turismo e la ristorazione. Secondo le loro stime, il crollo in quel caso sarebbe del 14,4% e la disoccupazione raggiungerebbe il 20,1%.

Anche la Banca di Spagna ha lanciato un allarme simile. Le previsioni della banca centrale analizzavano uno scenario di ripresa precoce e graduale e in cui, secondo il responsabile della direzione generale dell’economia e delle statistiche, Óscar Arce, sono stati presi in considerazione possibili focolai locali. In tal caso, il calo del PIL potrebbe aggirarsi attorno al 12% e la disoccupazione potrebbe avvicinarsi al 20%.

Tuttavia, il team di Arce ha realizzato una nuova proiezione, che ha definito lo scenario di rischio e in cui è partito da “una significativa ripresa dei contagi, che richiederebbe la reintroduzione di misure di distanziamento sociale, con un impatto significativo sull’attività economica”. Ebbene, in questo contesto, il crollo del PIL sarebbe del 15% e la disoccupazione sarebbe del 23%.

Inoltre, sia l’OCSE che la banca centrale avvertono che in un contesto di crescita dell’epidemia la ripresa nel 2021 sarebbe più debole e le cifre della disoccupazione più alte di quanti inizialmente previsto. La Banca di Spagna, ad esempio, prevede un tasso di disoccupazione di quasi il 25% nel peggiore dei casi, mentre l’OCSE prevede un rimbalzo del PIL di appena il 5%, tra due e tre punti in meno rispetto a quanto previsto inizialmente.

Tutte queste cifre – e anche quelle di scenari intermedi – sono molto lontane dalle previsioni ufficiali che il governo del socialista Pedro Sánchez ha comunicato a Bruxelles. Nel programma di stabilità, l’esecutivo spagnolo ha previsto un calo del PIL inferiore al 10% per quest’anno e un tasso di disoccupazione che non raggiungerebbe il 20%, dati che sembrano troppo ottimisti alla luce di quanto accaduto e che, secondo i critici, erano completamente superati anche prima per tener conto del possibile effetto di nuovi focolai di coronavirus.

Mercoledì 29 luglio, l’Autorità indipendente per la responsabilità fiscale (AIReF) ha stimato che il PIL è sceso del 20% durante il secondo trimestre dell’anno, contrariamente al -13% previsto dal governo dopo un calo del 5,2% nel primo bimestre. Al calo del PIL si aggiungono i dati sull’occupazione resi noti martedì 28 luglio, con un tasso di disoccupazione che ha superato il 15,5%, cifra che raggiunge il 40,8% se si analizza la disoccupazione giovanile.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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