Libia: la NOC denuncia la presenza di mercenari nei suoi siti petroliferi

Pubblicato il 3 agosto 2020 alle 21:00 in Africa Libia

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La compagnia petrolifera nazionale della Libia (NOC) ha dichiarato di essere seriamente preoccupata per la forte presenza di mercenari stranieri e la continua militarizzazione dei suoi siti, soprattutto nella parte orientale del Paese. Nel complesso petrolchimico di Ras Lanuf, nel porto petrolifero di Zueitina e nel giacimento di Zallah, le attività dei mercenari minacciano fortemente la stabilità dellarea e rischiano di distruggere l’unica fonte di entrate per il popolo libico”, come si legge in una nota ufficiale della compagnia.

Il numero di combattenti irregolari a Ras Lanuf è aumentato notevolmente nellultimo periodo. Cè un gran numero di membri del personale militare che alloggia nelle strutture per i lavoratori all’interno dell’area residenziale della città di Ras Lanuf, una mossa che rappresenta una flagrante violazione della legge, della privacy e della sicurezza dei lavoratori, ha detto la NOC nella sua dichiarazione. La compagnia ha anche ricordato che, sabato 25 luglio, un aereo militare, con a bordo personale in uniforme, era atterrato nel porto di Zueitina per ispezionare larea in preparazione di un futuro utilizzo militare. Poco dopo, alcuni mercenari stranieri sono entrati nel sito e hanno occupato gli alloggi dei lavoratori, ha affermato la NOC, condannando lattacco alla struttura. Situazione simile anche nel giacimento petrolifero di Zallah, dove la compagnia ha riferito di aver ricevuto diversi rapporti su un gran numero di mercenari che hanno occupato, a bordo di veicoli militari, la zona residenziale intorno al sito.

Pertanto, la NOC ha continuato a fare appello affinché i combattenti si ritirino e gli impianti petroliferi vengano smilitarizzati, una mossa che consentirebbe ai lavoratori di tornare a svolgere le proprie mansioni senza dover temere per la propria vita. “Per proteggere le strutture petrolifere libiche, la compagnia continua a monitorare attentamente la situazione. Le attività illegali che si svolgono dentro e intorno alle strutture della NOC sono state documentate. Non esiteremo a perseguire tutti coloro che stanno danneggiando l’unica fonte di entrate della Libia, conclude la dichiarazione.

Al momento, il nucleo delle tensioni in Libia si concentra sulla città di Sirte e sulla base di al-Jufra. La prima è una località costiera vicina ai terminal di gas e petrolio, situata a metà tra Tripoli e Bengasi, motivo che la rende fonte di interesse sia per il governo di Tobruk, il cui uomo forte è il generale Khalifa Haftar, sia per il Governo di Accordo Nazionale (GNA), presieduto dal primo ministro Fayez al-Sarraj. Al-Jufra, invece, rappresenta un hub rilevante per le forze di Haftar, situato nel centro del Paese, a circa 650 km a Sud-Est di Tripoli. Prenderne il controllo significherebbe poter monitorare buona parte della Libia, a Est, Sud ed Ovest. In tale quadro, per il GNA e l’alleato turco, condizione fondamentale per un accordo è il ritiro delle forze di Haftar da entrambi i luoghi strategici.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato vi è il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per l’LNA.

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Chiara Gentili

di Redazione

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