Libia: continua la presenza di Ankara e Mosca, l’LNA chiama Washington

Pubblicato il 3 agosto 2020 alle 11:45 in Africa Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Mentre il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), ha monitorato l’arrivo di altri 5 aerei russi, l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani ha riferito che sono 10.000 gli estremisti inviati dalla Turchia in Libia. Nel frattempo, l’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, ha inviato un messaggio a Washington in cui ha richiesto un intervento “internazionale”.

Secondo quanto riferito dal GNA, governo guidato dal premier Fayez al-Sarraj, i 5 aerei russi sono giunti, il primo agosto, presso la città costiera di Sirte e la base di al-Jufra e, a detta del portavoce della sala operativa di tali località, il brigadiere Abdul Hadi Dara, i velivoli trasportavano a bordo mercenari, armi e munizioni destinati alle forze di Haftar. Inoltre, ha aggiunto il brigadiere, due aerei provenienti dalla Siria sono atterrati, nella medesima giornata del primo agosto, presso l’aeroporto di Bengasi, mentre il giorno prima, 31 luglio, due voli russi sono giunti presso l’aeroporto di al-Abraq, nel distretto di Derna.

Già nel mese di aprile scorso, fonti avevano riferito che Mosca aveva inviato nei fronti di combattimento libici circa 300 uomini armati, provenienti da Quneitra, nel Sud della Siria, dopo una fase di addestramento presso l’accampamento di Homs. Un rapporto statunitense del Dipartimento della Difesa del 16 luglio ha, invece, parlato, di un numero che oscilla tra gli 800 e i 2.500 uomini. Secondo quanto riportato, il regime siriano di Damasco e la Russia avrebbero deciso di inviare tra 300 e 400 ex-ribelli provenienti dal governatorato siriano di Quneitra, accordando loro una cifra mensile di 1.000 dollari. Parallelamente, la partecipazione russa nel conflitto libico è altresì testimoniata dalla presenza di mercenari appartenenti ad una compagnia privata, la cosiddetta compagnia Wagner, sebbene il Cremlino abbia evidenziato più volte di non essere stato il diretto responsabile.

Da parte sua, anche Ankara ha addestrato combattenti presso i propri accampamenti in Siria, prima di inviarli nei fronti di combattimento libici, per combattere a fianco delle forze di Tripoli. Si tratta di militanti delle divisioni di Sultan Murad, un gruppo armato di ribelli attivo nella guerra civile siriana, supportato dalla Turchia e allineato con l’opposizione siriana, di Suleyman Shah e di al-Mu’tasim, una fazione affiliata all’Esercito Siriano Libero, una forza armata che mira a rovesciare il presidente siriano, Bashar al-Assad. Ankara, a detta dell’Osservatorio, garantisce a questi mercenari passaporto turco, incentivi e uno stipendio mensile pari a circa 2.000 dollari. Stando alle ultime cifre dell’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), il numero di tali militanti ha raggiunto quota 17.000.

In tale quadro, secondo quanto riportato dal quotidiano al-Arabiya il 2 agosto, sulla base degli ultimi dati forniti dal SOHR, in Libia sono giunti circa 10.000 “estremisti”, tra cui 2.500 di cittadinanza tunisina. La questione degli estremisti, inviati grazie alla mediazione della Turchia, è stata sollevata anche dal rapporto pubblicato dal Dipartimento della Difesa USA. Il timore attuale, spiega al-Arabiya, è che, oltre al perdurante conflitto, la Libia possa trasformarsi in una roccaforte dei gruppi terroristici sconfitti, negli ultimi anni, in Siria e in Iraq. Da qui, i militanti estremisti avrebbero poi la possibilità di attuare i propri piani nella regione del Sahel, nel Sahara, così come nell’Africa occidentale.

Nel frattempo, il GNA e l’LNA, coadiuvati dai propri alleati, continuano ad alimentare un clima di tensione in Libia. Come riferito altresì dalle Nazioni Unite, il pericolo è che la crisi sfoci in un “conflitto regionale”. In tale quadro, secondo alcune fonti di al-Arabiya, l’esercito di Haftar ha inviato un messaggio a Washington, in cui ha chiesto un intervento a livello internazionale e, nello specifico, il controllo degli sbocchi terrestri e marittimi, per far sì che le forze tripoline non ricevano ulteriori armi e combattenti dall’alleato turco. Parallelamente, l’LNA ha evidenziato la propria opposizione ad eventuali negoziazioni con Ankara. Ciò giunge dopo che il generale a capo dell’LNA, Khalifa Haftar, nella sera del primo agosto, ha messo in luce la determinazione delle proprie forze a contrastare “l’invasione turca”.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese Nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato vi è il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per l’LNA.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.