Esercitazioni militari congiunte USA-Thailandia

Pubblicato il 3 agosto 2020 alle 16:58 in Thailandia USA e Canada

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Circa 106 soldati statunitensi sono attesi in Thailandia, per partecipare a 3 esercitazioni militari che verranno effettuate dal 18 al 30 agosto. Il capo dell’unità anti-COVID-19 dell’esercito thailandese, Nattapon Srisawat, ha però chiesto 14 giorni di isolamento. 

La Thailandia ha trascorso oltre 2 mesi senza una trasmissione locale e ha mantenuto le infezioni a poco più di 3.300 in tutto il Paese. Ha chiuso i confini e lo spazio aereo ai turisti per tenere fuori il virus e consente l’ingresso solo ai rimpatriati tailandesi o agli stranieri con un permesso speciale. Tutti devono essere sottoposti a quarantena quando rientrano nel Paese. In tale contesto, una popolare pagina Facebook thailandese ha ricevuto 25.000 likes quando ha messo in dubbio la necessità di tenere esercitazioni congiunte tra i due storici alleati, nel mezzo di una crisi sanitaria globale.

“È davvero necessario accogliere soldati stranieri adesso? Se non influisce sulla relazione, basta rinviare il tutto “, si legge nel post. “Anche i cittadini che hanno bisogno di viaggiare hanno cambiato i loro piani, perché l’addestramento militare non può essere rinviato?”, ha aggiunto. Più di 70 soldati statunitensi sono già arrivati, il 3 agosto, e sarebbero rimasti in quarantena, secondo quanto ha affermato Taweesin Wisanuyothin, portavoce della task force per il coronavirus del Paese. Altre truppe arriveranno il 4 agosto dal Giappone. Nattapon ha dichiarato che i partecipanti saranno stati sottoposti a due tamponi e non saranno esposti al pubblico durante le esercitazioni. “Questi soldati non potranno lasciare la caserma”, ha aggiunto.

Intanto, i militari thailandesi hanno sospeso l’invio di forze all’estero, dopo che 9 membri del personale sono risultati positivi al coronavirus, al ritorno dall’addestramento alle Hawaii. Inoltre, le esercitazioni arrivano poco dopo che gli Stati Uniti hanno effettuato una serie di colloqui con il Giappone, a partire dal 23 luglio, riguardo allo schieramento di unità mobili della Marina a Okinawa, in funzione anti-cinese. I mezzi in questione sono armati di missili anti-nave e potrebbero lavorare a stretto contatto con le forze giapponesi nei pressi delle isole  di Okinawa, nei prossimi anni. “Vogliamo scoraggiare e impedire a qualsiasi potenziale avversario di fare alcuna mossa”, ha dichiarato il generale statunitense, David Berger, in un’intervista, il 23 luglio. Berger ha pubblicato il “Force Design 2030”, un piano per tagliare i numeri di velivoli e artiglieria pesante, al fine di creare i “Marine Litororal Regiments” equipaggiati con missili e droni di ultima generazione, da utilizzare nel Pacifico. 

Tale revisione arriva in un momento in cui le tensioni tra gli Stati Uniti e la Cina aumentano, mentre Washington accusa Pechino di usare la pandemia di coronavirus per mettere in atto politiche aggressive basate su rivendicazioni territoriali nel Mar Cinese Meridionale. La Cina insiste sul fatto che le sue intenzioni nella regione sono pacifiche e ha accusato Washington di aumentare le tensioni. Le isole giapponesi di Okinawa fanno parte della cosiddetta “prima catena di isole” che si estende dal Giappone attraverso le Filippine, fino all’Indonesia. Secondo Berger, il Corpo dei Marines avrà un reggimento operativo ad Okinawa entro il 2027, con un altro nella vicina Guam e un terzo alle Hawaii.

L’ultimo momento di tensioni diplomatiche legate a dispute marittime tra Cina e Giappone risale allo scorso 22 giugno, quando il Giappone aveva cambiato lo status amministrativo delle isole chiamate dai giapponesi Senkaku e dai cinesi Diaoyu, la cui sovranità è contesa tra Giappone, Repubblica Popolare Cinese (RPC) e Taiwan, ma sono di fatto amministrate da Tokyo. Pechino aveva criticato la mossa giapponese e la sua Guardia costiera era rimasta nei pressi delle isole, dove era già presente da 70 giorni. Non a caso, al momento, i giapponesi stanno eseguendo pattugliamenti aerei sopra le Senkaku-Diaoyu ogni giorno.

Le isole Senkaku/Diaoyu sono formate da un gruppo di 5 isolotti disabitati e 3 scogli rocciosi e coprono un’area di 7 km2, nel Mar Cinese Orientale tra le isole di Okinawa e Taiwan. Nel 1969, la Commissione economica e sociale per l’Asia e il Pacifico dell’Onu aveva rivelato che l’area tra Taiwan e Okinawa sarebbe potuta diventare una delle future regioni petrolifere del mondo. Tali giacenze, hanno grande rilevanza sia per la RPC sia per il Giappone che sono tra i maggiori importatori al mondo di carburanti fossili. Oltre a questo le Senkaku/Diaoyu sono circondate da acque interessanti per il settore ittico e per posizione intercettano importanti rotte commerciali sfruttate da RPC, Giappone e Corea del Sud per le importazioni energetiche.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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