Egitto: raid delle forze egiziane contro il Sinai del Nord

Pubblicato il 3 agosto 2020 alle 15:45 in Africa Egitto

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Aerei da guerra egiziani hanno lanciato, nel pomeriggio del 2 agosto, una serie di raid aerei contro la regione del Sinai del Nord, nel Nord-Est del Paese. L’episodio si inserisce nel quadro della lotta contro il terrorismo, intensificatasi nella ultime settimane.

In particolare, fonti locali hanno riferito al quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed che le forze del Cairo hanno lanciato decine di raid aerei contro le città di Rafah e Bir al-Abd, con l’obiettivo di colpire le postazioni di una delle organizzazioni terroristiche più attive nella regione, ovvero Wilayat Sinai. Gli attacchi hanno provocato ingenti danni materiali, ma, stando a quanto riferito dalle fonti, non sono state registrate vittime.

È da settimane che l’esercito egiziano si ritrova a contrastare i militanti dello Stato Islamico nella penisola del Sinai e, nello specifico, presso Bir al-Abd, dove Wilayat Sinai è riuscita ad assumere il controllo di diversi villaggi nell’area occidentale di tale città. Gli scontri sono iniziati quando gli insorti hanno occupato quattro villaggi nei pressi di Bir al-Abd, una città già testimone, il 24 novembre 2017, di uno degli attacchi terroristici più letali nella storia dell’Egitto, che ha causato la morte di 311 fedeli presso una moschea sufi.

In tale quadro, il 27 luglio scorso, più di 25 raid aerei sono stati perpetrati contro le postazioni dei terroristi vicino ai villaggi di Bir Al-Abd. Secondo fonti locali, gli attacchi avrebbero distrutto una clinica medica e un certo numero di case, senza provocare alcuna vittima. Le tensioni hanno avuto inizio in precedenza, il 22 luglio, dopo che Il Cairo ha dichiarato di aver sventato un attacco terroristico nella regione del Sinai del Nord, uccidendo 18 militanti. Da allora, sono state piantate mine ed esplosivi in punti strategici dei villaggi di Bir al-Abd, impedendo alle forze egiziane di dare la caccia agli insorti. Per tale ragione, l’esercito del Cairo ha fatto ricorso ai bombardamenti aerei, ma il rischio è di provocare un alto numero di vittime civili.

In realtà, l’intera regione del Sinai, zona di congiunzione tra i continenti africano ed asiatico, vive da mesi in uno stato d’allerta, mentre è dal 2013 che la regione viene considerata il fulcro della violenza islamista in Egitto. In seguito ad alcuni episodi che hanno destato preoccupazione nel Paese, il 22 luglio 2019 è stato proclamato lo stato di emergenza ed un coprifuoco in tutta la regione, ulteriormente esteso per altri tre mesi il 28 aprile scorso. L’Egitto, in realtà, è in uno stato di emergenza continuo dal 10 aprile 2017, quando una serie di bombardamenti contro alcune chiese situate nei governatorati del Cairo e di Alessandria hanno provocato la morte di circa 47 persone. Sebbene la costituzione egiziana preveda che lo stato di emergenza venga promulgato per soli sei mesi consecutivi, negli ultimi anni il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, si è spesso affrettato a rinnovarlo ancor prima della scadenza stabilita.

Il Global Terrorism Index colloca l’Egitto all’undicesima posizione tra i Paesi maggiormente colpiti dalla minaccia terroristica. Da quando, il 3 luglio 2013, un golpe ha rovesciato l’ex presidente islamista Mohamed Morsi, esponente dei Fratelli Musulmani, centinaia di soldati e poliziotti sono morti in attacchi da parte di gruppi estremisti. Tra le organizzazioni maggiormente attive vi è Wilayat Sinai, la quale trova la sua origine in un ulteriore gruppo, Ansar Bayat al-Maqdis, fautore del raggruppamento di diversi militanti attivi nella regione del Sinai. Nel 2014, Wilayat Sinai ha giurato fedeltà all’ISIS, assumendo il nome attuale. Si stima che il numero dei combattenti oscilli tra i 1.000 ed il 1.500, operanti per lo più in tale regione, ma responsabili di alcuni attacchi anche in altre aree egiziane.

Al di là della minaccia terroristica, il 30 luglio, al-Araby al-Jadeed ha riferito che il presidente al-Sisi ha di recente approvato una legge, avallata successivamente anche dalla Camera dei Rappresentanti, con cui ha “praticamente trasformato il Sinai in una zona militare”. Nello specifico, alle forze egiziane è stata concessa la possibilità di controllare le attività economiche della regione, e sono stati loro conferiti diritti e poteri di tipo legislativo, i quali non potranno essere revocati in futuro, anche nel caso in cui la situazione politica al Cairo cambi. Inoltre, sarà il Ministero della Difesa a gestire le attività di sviluppo precedentemente controllate da un’entità apposita, l’Autorità nazionale per lo sviluppo della penisola del Sinai. Come specificato dal quotidiano, sarà l’apparato militare ad avere il “monopolio” delle future aree di investimento in Sinai.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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