Diga africana: ricominciano ufficialmente i negoziati

Pubblicato il 3 agosto 2020 alle 16:24 in Egitto Etiopia Sudan

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Un nuovo round di negoziati tra Egitto, Etiopia e Sudan ha inizio oggi, lunedì 3 agosto, per discutere degli sviluppi futuri della grande diga africana (GERD), il maggior progetto idroelettrico del continente.

Lopera, che Addis Abeba sta costruendo sul fiume Nilo Azzurro, preoccupa seriamente Egitto e Sudan, le cui riserve idriche dipendono in gran parte dalle acque di quel bacino. Negli ultimi mesi, la situazione è diventata più complessa a causa del fallimento dei negoziati, svolti con la mediazione degli Stati Uniti, e della volontà del governo etiope di iniziare a riempire i serbatoi della diga senza un accordo preliminare tra le parti. A luglio, in particolare, le relazioni tra i tre Paesi hanno cominciato seriamente a vacillare.

Tuttavia, grazie agli sforzi di mediazione dellUnione Africana (UA), Egitto, Etiopia e Sudan hanno concordato di riprendere ufficialmente i negoziati trilaterali, il 3 agosto, sotto la presidenza del Sudafrica e la presenza di osservatori dell’Unione europea, degli Stati Uniti e di altri Paesi africani. I colloqui mirano a raggiungere un accordo finale che possa mettere definitivamente fine al conflitto idrico. Nella serata di domenica 2 luglio, l’Egitto ha ribadito che, a suo dire, la priorità è quella di raggiungere un “accordo giuridico vincolante” che regoli le controversie future sulla diga e metta al riparo i tre Stati da possibili azioni unilaterali delle controparti. Il Ministero delle Risorse idriche egiziano ha precisato che il governo del Cairo aderisce ad ogni opportunità di negoziazione e discussione anche dopo la decisione dell’Etiopia di iniziare a riempire autonomamente il bacino idrico della diga”.

A fine luglio, Addis Abeba ha annunciato di aver completato la prima fase di riempimento del serbatoio della GERD aumentando i livelli dacqua fino a 4,9 miliardi di metri cubi. Tale quantitativo consente già allEtiopia di testare le prime due turbine della diga, un passo importante verso la produzione effettiva di energia. Il riempimento è stato effettuato dal governo etiope nonostante i vari avvertimenti, sia da parte dellEgitto che da parte del Sudan, e gli inviti a rimandare i piani unilaterali fino al raggiungimento di un accordo comune.

Prima dell’intermediazione del Sudafrica, attuale presidente dell’organizzazione regionale africana, i rapporti tra Il Cairo, Addis Abeba e Khartoum sembravano ai ferri corti. Il 15 luglio, alcune immagini satellitari avevano mostrato modifiche del quantitativo idrico contenuto nel serbatoio della diga e il Ministero dell’Irrigazione etiope, pur riconoscendo la situazione, aveva affermato che l’aumento d’acqua faceva parte del “naturale” processo di costruzione della struttura e dipendeva dalle forti piogge. L’Egitto dal canto suo, preoccupato che l’immediato riempimento della diga potesse intaccare le sue riserve idriche, aveva chiesto al governo etiope un “chiarimento urgente”

La cosiddetta Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), altresì detta grande diga africana, è da anni motivo di tensione tra Sudan, Egitto ed Etiopia dal momento che i tre Stati non riescono a trovare un accordo sul riempimento e sul funzionamento del progetto idroelettrico. La controversia riguarda soprattutto il Cairo e Addis Abeba. Quest’ultima ha avviato la realizzazione della diga, destinata a diventare la più grande del continente, nel 2011, ma da quel momento varie battute di arresto ne hanno rallentato la costruzione. L’Egitto ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito. La posizione del Cairo è quella di assicurarsi che la costruzione della GERD non causi danni significativi ai Paesi situati a valle e che il suo riempimento avvenga in maniera graduale, così da non far scendere drasticamente il livello del fiume. Per l’Etiopia, invece, i serbatoi vanno riempiti adesso, durante la stagione delle piogge, e, secondo Addis Abeba, il progetto idroelettrico sarà essenziale non solo per sostenere la sua economia, in rapida crescita, ma anche per favorire lo sviluppo di tutta la regione.

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano, dal costo di circa 4,6 miliardi di dollari, dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Si pensa che la diga, una volta terminata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.