Colombia: indagati quattro poliziotti per la morte del volontario italiano Mario Paciolla

Pubblicato il 3 agosto 2020 alle 8:48 in Colombia Italia

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L’Ufficio del Procuratore Generale della Colombia ha ordinato di effettuare indagini sugli agenti della Sezione di indagine penale (SIJIN) della polizia di San Vicente del Caguán che hanno permesso ai membri della Missione di verifica delle Nazioni Unite in Colombia di raccogliere le proprietà del volontario Mario Paciolla e di alterare il luogo in cui il volontario italiano è stato trovato morto il 15 luglio.

Nel verificare che il SIJIN abbia omesso di proteggere l’appartamento in cui viveva il volontario italiano delle nazioni unite, situato nel quartiere Villa Ferro di San Vicente del Caguán, circa 700 Km a sud di Bogotà, e di aver agito negligentemente non evitando l’alterazione della scena degli eventi da parte della Missione di L’ONU, il che in pratica costituisce un ostacolo alla giustizia , l’8° procuratore specializzato della procura di Florencia (dipartimento del Caguán) ha ordinato di procedere contro gli agenti di pattuglia Yomer José Velandia Casallas, Jesús Alberto Rada Gutiérrez, Carlos Alberto Cerón Anacona e Cristian David Giraldo López, che erano responsabili del procedimento iniziale.

La mancata protezione del luogo del ritrovamento del cadavere ha permesso che un giorno dopo la morte di Paciolla, i funzionari dell’Unità investigativa speciale (SIU) del Dipartimento delle salvaguardie e della sicurezza delle Nazioni Unite, assegnati alla Missione di verifica, abbiano ripulito il sito e raccolto gli effetti personali del cooperante italiano, privando così gli inquirenti della possibilità di ricostruire i fatti o raccogliere nuove prove materiali con la catena di custodia appropriata.

Secondo l’inventario inviato alla famiglia Paciolla Motta in Italia, la Missione ha raccolto in contanti oltre 7 milioni di pesos dall’appartamento del volontario trentatreenne deceduto, dalle carte di credito italiane, dai passaporti e da una fotocamera Canon EOS700D con i rispettivi obiettivi, custodia e scheda SD, un mouse, una pen drive, un mp3, vari diari, quaderni, ricevute e fotografie stampate, vestiti e altri effetti personali.

Carmine Mario Paciolla è stato trovato morto il 15 luglio scorso nel suo appartamento a San Vicente del Caguán. La missione di verifica delle Nazioni Unite in Colombia ha lamentato la morte del giovane italiano, napoletano di 33 anni, che si era recato nel Paese sudamericano come volontario per l’ONU. Inizialmente il decesso è stato catalogato come suicidio, ma l’alterazione al luogo in cui è stato trovato il corpo sollevano grandi dubbi su quella prima versione e il governo italiano preme sulle autorità colombiane affinché facciano chiarezza sull’accaduto. A seguire il caso di Mario Paciolla è l’avvocato Alessandra Ballerini, che cura gli interessi della famiglia di Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso al Cairo alla fine di gennaio del 2016.

Il ministro degli Esteri Di Maio ha espresso a nome di tutto il governo la sua vicinanza alla famiglia e ha assicurato tutto il sostegno necessario per fare chiarezza. “Stiamo agendo in tutti gli uffici diplomatici e abbiamo attivato tutti i canali internazionali per ottenere la verità su ciò che è accaduto a Mario” – ha dichiarato.

Di Maio ha affermato inoltre che in questi giorni è stato in contatto con la sua controparte colombiana, Claudia Blum de Barberi, e che gli ha assicurato “la massima trasparenza nelle indagini”. “Abbiamo sensibilizzato le Nazioni Unite attraverso la nostra rappresentanza e speriamo che tutte le risposte che la famiglia e tutti noi stiamo cercando ci vengano fornite” – ha concluso il capo della diplomazia di Roma.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

 

di Redazione

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