Cina contro Nuova Zelanda: no all’estradizione

Pubblicato il 3 agosto 2020 alle 19:11 in Cina Nuova Zelanda

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Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin, ha aperto la conferenza stampa giornaliera del 3 agosto annunciando che la Cina sospenderà gli accordi di estradizione della regione amministrativa speciale di Hong Kong con la Nuova Zelanda insieme all’intesa di reciproca assistenza in materia di giustizia criminale.

Wang ha precisato che, utilizzando il pretesto dell’adozione della legge sulla sicurezza nazionale a Hong Kong da parte della Cina, il 28 luglio scorso la Nuova Zelanda si era unilateralmente ritirata dall’accordo di estradizione siglato in precedenza con Hong Kong. Con tali azioni, Wellington avrebbe politicizzato la cooperazione giudiziaria con l’isola, perpetrando una grave interferenza negli affari interni della Cina e violando gravemente la legge internazionale e i principi basilari delle relazioni tra Paesi. La Nuova Zelanda è anche accusata di aver danneggiato notevolmente le basi della cooperazione giudiziaria che prevedono la protezione dei principi di giustizia e di stato di diritto.

Lo scorso 28 luglio, il vice primo ministro e ministro degli Esteri neozelandese, Winston Peters, aveva comunicato la sospensione del trattato di estradizione con Hong Kong in quanto la Nuova Zelanda non era più in grado di garantire che il sistema giudiziario penale di Hong Kong fosse sufficientemente indipendente dalla Cina continentale, dopo l’applicazione della legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong del 30 giugno scorso. Tuttavia, Peters aveva anche specificato che, se in futuro la Cina avesse dimostrato di attenersi al principio “un Paese, due Sistemi”, Wellington avrebbe potuto riconsiderare la propria posizione.

Il principio menzionato era stato concordato da Londra e Pechino il 19 dicembre 1984, alla firma della Dichiarazione congiunta sino-inglese, con la quale si stabilivano i termini di restituzione dell’isola alla Cina, avvenuta poi il primo luglio 1997. Tale modello era volto a garantire un certo grado di indipendenza all’isola dal governo centrale di Pechino, anche in materia giuridica, in quanto Hong Kong negli anni si era sviluppata su un modello economico, politico e sociale inglese e capitalista, molto distante dal modello del socialismo con caratteristiche cinesi.

Mossi dalle stesse motivazioni, anche l’Australia, il Canada e il Regno Unito avevano già sospeso i rispettivi trattati di estradizione con Hong Kong, il 3, 9  e 20 luglio scorsi, subendo la stessa reazione da parte di Pechino di quella annunciata per la Nuova Zelanda. Gli USA, già dal 14 luglio scorso, con l’Hong Kong Autonomy Act avevano deciso di rivedere in toto lo status speciale accordato fino a quel momento all’isola e di trattarla come la Cina continentale, sostenendo che la sua autonomia e le sue libertà siano state distrutte.

Nell’ambito dell’Unione Europea (EU), invece, la Germania è stata la prima a sospendere il trattato di estradizione con Hong Kong per i timori suscitati dalla nuova legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino sull’isola, il primo agosto scorso. Il giorno precedente, non a caso, il governo di Hong Kong, guidato dalla leader filo-Pechino Carrie Lam, oltre a decidere di posticipare le prossime elezioni del Consiglio Legislativo, aveva emesso un ordine d’arresto per 6 persone che vivono all’estero, di cui uno in Germania, per aver infranto la nuova legge sulla sicurezza nazionale.

La “Legge della regione amministrativa speciale di Hong Kong della Repubblica Popolare Cinese per la salvaguardia della sicurezza nazionale” è stata fatta rientrare nell’Allegato III della Basic Law ed è entrata in vigore dalla mezzanotte del primo luglio scorso. Con essa sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e azioni di terrorismo sull’isola, rendendoli atti criminali. Oltre a questo, è stata istituita la Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale, che prevede l’impiego sull’isola di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino. Per molti, la legge lederebbe l’autonomia e le libertà di Hong Kong, restando volutamente vaga e lasciando ampi margini per la casistica di applicazione.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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