Attacco dello Stato Islamico contro una prigione a Jalalabad

Pubblicato il 3 agosto 2020 alle 17:35 in Afghanistan Asia

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I funzionari locali della provincia di Nangarhar hanno dichiarato che almeno 28 persone sono morte e 43 sono rimaste ferite nell’attacco contro una prigione nella città di Jalalabad, iniziato la sera del 2 agosto. 

Il portavoce del governatore, Attaullah Khogyani, ha riferito al quotidiano locale, Tolo News, che lo scontro è durato oltre 18 ore ed è avvenuto nei pressi della prigione della città di Jalalabad. Dopo le prime esplosioni, le forze armate afghane hanno circondato la struttura. Secondo i testimoni, gli aggressori si sono nascosti anche in un centro commerciale nei pressi della struttura. Nel primo pomeriggio del 3 agosto, 28 corpi di civili e 43 feriti sono stati trasferiti all’ospedale provinciale.

Anche 10 degli individui che hanno effettuato l’attacco sono stati uccisi, ma il numero di altri militanti che stavano combattendo nella prigione e nel vicino centro commerciale è stato difficile da scoprire fino alla fine degli scontri. Dei 1.793 prigionieri, oltre 1.025 avevano tentato di fuggire ed erano stati catturati nuovamente e 430 erano rimasti all’interno. Gli altri risultano evasi. Lo Stato Islamico nella provincia del Khorasan ha rivendicato la responsabilità dell’attacco, che si è verificato il giorno dopo che l’agenzia di intelligence afghana ha dichiarato che forze speciali avevano ucciso un comandante nel gruppo nei pressi di Jalalabad, la capitale della provincia di Nangarhar.

L’assalto è iniziato alle 18.44 del 2 agosto, ora locale, quando un attentatore suicida ha fatto esplodere un veicolo pieno di esplosivi all’ingresso della prigione. Le operazioni delle forze di sicurezza afghane sono finalizzate a proteggere la vita dei poliziotti e dei detenuti nella prigione, nonchè dei civili nel centro commerciale, ha dichiarato Khogyani. Un commando afgano a Jalalabad aveva aggiunto che il numero di aggressori potevano essere “oltre venti”. Un’altra fonte credibile aveva riferito, nel primo pomeriggio, ora locale, che lo scontro all’interno della prigione era ancora in corso. 

L’attacco arriva dopo una tregua di 3 giorni annunciata dai talebani, iniziata il 31 luglio in occasione della festività islamica dell’Eid. Inoltre, l’assalto alla prigione si verifica dopo che il presidente dell’Afghansitan, Ashraf Ghani, aveva ordinato il rilascio di 500 prigionieri talebani in risposta all’annuncio del cessate il fuoco da parte dei militanti islamisti. Ghani aveva riferito che i 500 prigionieri non fanno parte dell’elenco dato al governo afgano dai talebani. Secondo il presidente, il governo afghano ha rilasciato finora 4.600 prigionieri. “Lo stiamo facendo perché il governo della Repubblica Islamica dell’Afghanistan ha rimosso tutte le barriere sulla via della pace e 500 talebani saranno liberati entro il quarto giorno di Eid in cambio del rilascio di individui detenuti dai talebani”, aveva chiarito Ghani. 

Nonostante gli sforzi diplomatici interni e regionali, l’Afghanistan continua ad essere sconvolto da violenze quotidiane. I talebani sono un’organizzazione che si era affermata come gruppo dominante in seguito al crollo del regime sovietico, per poi porsi alla guida di gran parte del Paese dal 1996, dopo la fine di una sanguinosa guerra civile tra gruppi militanti locali. Nel 2001, le truppe statunitensi si sono installate nel Paese, con l’obiettivo di ribaltare le autorità di Kabul, allora sostenute dai talebani, che avevano fornito asilo ad al-Qaeda, durante la pianificazione degli attentati dell’11 settembre 2001. Con l’invasione di Washington e l’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. 

Infine, il 29 febbraio 2020, gli Stati Uniti e i talebani hanno firmato uno “storico” accordo di pace a Doha, in Qatar. Tuttavia, tale intesa non ha portato ancora la stabilità nel Paese, sconvolto dalle violenze e fortemente diviso. In tale contesto il 14 luglio, il Pentagono ha comunque annunciato che i soldati statunitensi si sono ritirati da 5 basi militari in Afghanistan e continuano a ridurre la propria presenza nel Paese, come previsto dall’accordo con i talebani. In tale contesto, secondo quanto ricostruito da Al Jazeera, l’ISIS ha fatto la propria comparsa poco dopo la sconfitta dei militanti in Siria e in Iraq nell’estate del 2014. Gli affiliati afghani dello Stato Islamico si definiscono la “Provincia di Khorasan”, in riferimento ai territori dell’Afghanistan, dell’Iran e dell’Asia centrale che formavano l’omonima regione ai tempi del Medioevo. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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