Malta: salvati 71 migranti che si temeva fossero stati riportati in Libia

Pubblicato il 2 agosto 2020 alle 19:30 in Immigrazione Malta

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Le forze armate di Malta hanno tratto in salvo 71 migranti alla deriva nell’area di ricerca e soccorso del Paese con l’aereo da salvataggio Moon Bird, nel pomeriggio del 2 agosto. Nel corso della stessa giornata, l’organizzazione non governativa (ONG) Alarm Phone aveva comunicato di aver perso i contatti con il gruppo di migranti per circa 10 ore, fin quando non sono stati tratti in salvo e portati a Malta.

Nella serata di sabato, il gommone del quale si trovavano a bordo era stato avvicinato dalla nave da pattuglia P61 senza, tuttavia, ricevere soccorso, suscitando i timori dell’ONG che i migranti avrebbero potuto essere stati respinti verso la zona di ricerca e soccorso della Libia e riportati nel Paese.  Rimangono dubbi sul perché sia intercorso un tempo così lungo dal loro avvistamento al salvataggio.

Alarm Phone ha affermato di essere stata contattata una prima volta dai migranti alla deriva in acque maltesi alle 20:00, ora locale, del primo agosto, quando 10 persone a bordo, trovandosi al limite del gommone, erano cadute in mare e avevano rotto l’imbarcazione che aveva conseguentemente iniziato ad imbarcare acqua. Dopo aver lanciato l’allarme, tuttavia, i migranti erano riusciti a riportare in salvo le dieci persone e a limitare i danni subiti dal gommone.

Sempre secondo quanto riferito da Alarm Phone, dopo l’incidente, il gruppo di migranti avrebbe riferito di essere stato avvicinato dalle forze armate maltesi a bordo della P61 che hanno distribuito loro acqua. Dopodiché, la ONG ha dichiarato di non aver avuto più loro notizie. Prima dell’arrivo delle autorità maltesi sulla scena, inoltre, una nave petroliera battente bandiera italiana, la Neverland, sarebbe stata fermata e poi lasciata andare una volta arrivate le dalle forze militari dell’isola.

I volontari di Alarm Phone hanno riferito al Times of Malta che si sarebbero aspettati un salvataggio immediato all’arrivo della nave maltese ma col passare del tempo hanno capito che così non sarebbe stato e, nonostante l’assenza di comunicazione, hanno continuato ad inviare aggiornamenti ai migranti. La ONG ha specificato che solitamente le operazioni di salvataggio eseguite da Malta avvengono nella notte e si concludono nel giro di poche ore.

Il timore che le 71 persone fossero state riportate in Libia è stato motivato da precedenti risalenti al fine settimana degli scorsi 11 e 12 aprile. In tali date, un peschereccio maltese, su ordine del governo de La Valletta, aveva tratto a bordo un gruppo di 51 migranti e li aveva riportati nel Paese Nord-africano, ma al momento del loro rientro, 5 persone avevano perso la vita e altre 7 risultavano disperse. In tal caso, il primo ministro di Malta, Robert Abela, aveva definito l’operazione un salvataggio ma, secondo la legge internazionale, rimpatriare un gruppo di richiedenti asilo laddove potrebbero subire persecuzioni costituisce un reato.

I fatti dell’11 e 12 aprile erano stati criticati dapprima da un ex-giudice della Corte Europea dei Diritti Umani, Giovanni Bonello, il quale aveva sostenuto che l’operazione maltese avesse infranto la Convenzione europea sui Diritti umani. Successivamente, anche le Nazioni Unite avevano definito le azioni pericolose e colpevoli di aver messo a rischio vite umane. Infine, tre richiedenti asilo eritrei che erano stati a bordo del peschereccio maltese avevano denunciato il governo de La Valletta, dopo aver subito un trattamento “inumano e degradante” nel centro di detenzione di Tarik al Sikka, a Tripoli.

Il 23 giugno scorso, il ministro degli Esteri maltese, Evarist Bartolo,  aveva dichiarato che gli attraversamenti dalla Libia verso l’Europa sono quadruplicati nel 2020, il che ha comportato un totale di arrivi sull’isola pari a circa 1.700 persone, da gennaio ad aprile 2020. A tal proposito, il 28 maggio, Tripoli e La Valletta avevano firmato un protocollo di intesa volto a favorire una maggiore collaborazione in materia di immigrazione con il quale le parti si sono impegnate a creare centri di coordinamento in entrambi i Paesi per combattere il traffico di esseri umani e l’immigrazione clandestina.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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