Italia e Marocco parlano di Libia, Haftar si oppone al colonialismo turco

Pubblicato il 2 agosto 2020 alle 18:30 in Italia Libia Marocco

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Il ministro degli Esteri italiano, Luigi di Maio, e il suo omologo marocchino, Nasser Bourita, hanno avuto una conversazione telefonica, il primo agosto, il cui tema principale è stato la risoluzione del conflitto in Libia. Nella stessa giornata, il generale Khalifa Haftar, a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) di Tobruk che combatte il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, guidato da Fayez Al-Sarraj, ha dichiarato che “il colonialismo turco” in Libia non sarà mai accettato ma anzi respinto, lanciando un chiaro messaggio ad Ankara, principale alleato di Tripoli.

Durante la telefonata tra Di Maio e Bourita, dopo aver discusso le positive relazioni bilaterali tra Roma e Rabat, il ministro italiano ha sottolineato l’importanza della cooperazione tra i due Paesi per quanto riguarda il conflitto in Libia. In tale contesto, per Di Maio, il Marocco può rivestire ruolo fondamentale, in quanto le sue azioni potrebbero apportare “un significativo valore aggiunto” ad una soluzione politica delle ostilità. Durante il colloquio, il ministro italiano ha anche ricordato che, ad oggi, l’Italia ha due priorità in Libia, il raggiungimento di un cessate il fuoco duraturo e la pronta ripresa della produzione petrolifera.

La telefonata tra Di Maio e Bourita è giunta a sei giorni di distanza dalla visita in Marocco di due delegazioni delle parti belligeranti in Libia, guidate dal presidente dell’Alto Consiglio di Stato libico, Khaled al-Meshri, per il GNA, e dal presidente della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh. Le due delegazioni si sono confrontate per ricercare una soluzione politica al conflitto in Libia e per discutere le strategie per arginare le crescenti tensioni nella regione Nord-africana.

Il Marocco è considerato uno dei mediatori strategici del conflitto libico, essendo stato promotore degli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, con i quali era stato formato il GNA sotto l’egida dell’Onu, ma che sono poi scaduti il 17 dicembre 2017. Rabat si è sempre impegnata nel far rispettare e nel promuovere tale intesa e, lo scorso 23 giugno, durante un incontro della Lega Araba, lo stesso Bourita aveva ribadito l’importanza di tali accordi, sostenendo che fosse necessario aggiornarli e non abbandonarli, non essendo al momento disponibili altre opzioni. Rabat, inoltre, si è sempre detta contraria all’intervento straniero in Libia, ritenendolo una violazione dello stesso Stato libico e, anche il 26 luglio, ha ribadito il suo appoggio ad una soluzione “inter-libica”, sostenendo tutte quelle iniziative che verranno promosse per avvicinare le parti in guerra al dialogo e per spingere verso una risoluzione alla crisi.

Nel conflitto libico sono coinvolti più Paesi. Da un lato, la Turchia è il maggior alleato militare del GNA che è riconosciuto ufficialmente anche dall’Onu, dall’Italia e dal Qatar. Dall’altro, l’esercito di Haftar e il governo di Tobruk sono sostenuti da Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Russia, Giordania e Francia. Dal gennaio 2020, da parte sua,  la Turchia è intervenuta con ingenti aiuti militari, inizialmente, a sostegno della resistenza di Tripoli contro l’assedio delle forze di Haftar, iniziato il 4 aprile 2019 e respinto definitivamente il 4 giugno dell’anno successivo. Secondo quanto pattuito con il GNA, in cambio del suo aiuto, Ankara otterrà da Tripoli ampi diritti nel Mediterraneo orientale, vantaggi economici in Libia e l’istituzione di due basi militari. 

A proposito dell’intervento turco in Libia, durante una visita alla base del battaglione Tariq bin Ziyad, il primo agosto, Haftar ha affermato che i turchi sono stati n Libia per 300 anni portando “l’inferno” alla popolazione locale. Per questo, il generale ha dichiarato che lui e il suo esercito combatteranno qualsiasi colonizzatore fino alla loro espulsione. Al momento, Haftar e il suo LNA controllano la città di Sirte,  focus del conflitto libico. Il governo di Al-Sarraj e Ankara  vogliono riconquistarla insieme alla base area di Al-Jufra prima di procedere con l’interruzione delle ostilità e hanno chiesto a Tobruk di lasciare tali posizioni. Tuttavia, l’Egitto e la Russia hanno affermato che Sirte e Al-Jufra rappresentano una “linea rossa” da non superare. A tal proposito, lo scorso 20 luglio, il Parlamento egiziano ha approvato all’unanimità una disposizione che autorizza lo schieramento delle proprie truppe fuori dai confini nazionali.

Oltre a Sirte, Haftar controlla anche i siti di produzione petrolifera della Libia e, lo scorso 11 luglio, ha annunciato che le forze di Tobruk manterranno il blocco sulle esportazioni di petrolio dalla Libia fin quando non sarà stabilito un meccanismo che impedisca ai proventi che ne derivano di finire nelle tasche di “milizie e mercenari”, alludendo al GNA e alla Turchia. Se da un lato Tobruk ha il controllo sulla cosiddetta mezzaluna del petrolio nell’Est e nel Sud del Paese, il governo di Tripoli lo ha sulla Banca Centrale che gestisce i proventi del settore e con tale mossa Haftar intende indebolire il nemico, nonostante ciò costi gravi perdite per il settore petrolifero libico.

La Libia è teatro di una lunga guerra civile iniziata il 15 febbraio 2011 a cui ha fatto seguito, nell’ottobre dello stesso anno, la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi. Da tale evento in poi, il Paese non è mai riuscito a realizzare una transizione democratica e al momento vede il fronteggiarsi dei governi di Tripoli e Tobruk.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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