Cosa significa una no-deal Brexit per la sicurezza del Regno Unito

Pubblicato il 2 agosto 2020 alle 7:25 in Europa UK

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Terroristi, criminali e trafficanti di esseri umani potrebbero essere i veri vincitori della Brexit se non si riuscisse a raggiungere un accordo tra Regno Unito e Unione Europea entro la fine dellanno. In un suo recente articolo, il quotidiano POLITICO ha ricordato che, a mezzanotte del 31 dicembre 2020, quando scadrà il periodo di transizione, gli schermi che collegano la polizia, i servizi di sicurezza informatica e i funzionari della giustizia britannici ai database sulla criminalità europea, ai registri dei viaggiatori e agli archivi forensi diventeranno neri.

La polizia e i pubblici ministeri britannici rischiano di essere improvvisamente colpiti dalla perdita di informazioni essenziali in tempo reale. L’accesso immediato ai dati dei passeggeri, al DNA, alle impronte digitali e ai precedenti penali in Europa sarà un ricordo del passato. L’estradizione potrà richiedere un anno o anche più, anziché una media di 48 giorni, come previsto dal mandato darresto europeo. Le richieste di cooperazione giudiziaria potranno tornare a essere gestite, al rallentatore, attraverso canali diplomatici piuttosto che, direttamente, tra funzionari della giustizia.

Anche se i negoziatori dovessero stringere un accordo, entro ottobre, sulla cooperazione transfrontaliera di polizia e giudiziaria, insieme a un accordo commerciale che è attualmente in fase di stallo, le forze dell’ordine britanniche subirebbero un duro colpo per la perdita di connessione, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, con alcuni dei più avanzati database integrati di intelligence criminale. “Una polizia efficace è guidata dall’intelligence e deve avere i piedi per terra ed essere in grado di fare le cose e scambiare informazioni rapidamente, quasi in tempo reale”, ha dichiarato il vice commissario aggiunto Richard Martin, specialista della Brexit presso il Consiglio dei capi di polizia nazionali britannici davanti alla Camera dei Lord, all’inizio di quest’anno. “Tutto quello che ci impedisce di fare ciò, ci causa problemi”, ha aggiunto.

Questo aspetto risulta ancora più importante dal momento che il Regno Unito è uno dei più comuni obiettivi dei militanti islamici, dei trafficanti di droga e di persone e dei riciclatori di denaro transfrontalieri. Ciononostante, l’incombente colpo alla sicurezza pubblica e alla lotta alla criminalità è raramente menzionato nella copertura dei negoziati sulla Brexit, che riguardano più che altro il commercio e la pesca. In più, i ministri vengono raramente interrogati sulla questione in Parlamento o nei media. Alla domanda su come la sicurezza potrebbe essere influenzata qualora non ci dovesse essere un accordo sulle future relazioni tra Regno Unito e UE, James Brokenshire, ministro della Sicurezza, ha dichiarato in una lettera: “Ciò si tradurrebbe in una perdita reciproca di capacità per il Regno Unito e per gli Stati membri dell’UE. Tuttavia, il Regno Unito ha in atto piani ben sviluppati e ben collaudati per la transizione dalla cooperazione con gli Stati membri dell’UE ad accordi alternativi non UE entro la fine del periodo di transizione, ove disponibile”. Le alternative citate includono, secondo quanto riferito da POLITICO, il ricadere sull’Interpol, una rete di polizia globale più limitata e più lenta rispetto a quella europea, e sulla cooperazione bilaterale con i singoli Stati del blocco.

Il quotidiano specifica poi che, nel 2019, la polizia britannica ha controllato il Sistema d’Informazione Schengen (SIS), che contiene dati dettagliati su 79 milioni di persone, tra cui criminali, terroristi e persone scomparse, circa 603 milioni di volte. Ciò ha permesso di intercettare centinaia di persone ricercate e ha portato alla cattura di decine di sospetti, consegnati entro 60 giorni nell’ambito del mandato d’arresto europeo accelerato, che ha sostituito le precedenti procedure di estradizione a seguito degli attacchi dell’11 settembre. Come membro dell’UE, il Regno Unito ha avuto pieno accesso alle banche dati e al sistema di allarme, anche se non ha mai aderito allo spazio Schengen europeo. Ora, nel futuro, questa possibilità verrà meno se non si stringono adeguati accordi. Basti pensare che nessun Paese terzo, nemmeno la Norvegia, che è membro di Schengen e dello Spazio economico europeo e che adotta automaticamente tutte le norme del mercato unico dell’UE e gli standard di protezione dei dati, ha accesso diretto alla banca dati Europol, l’agenzia di polizia europea.

La Norvegia, la Svizzera e l’Islanda, così come gli Stati Uniti, hanno funzionari di collegamento con i pertinenti organi dell’UE, tra cui lEuropol e lEurojust, e devono presentare richieste individuali di dati su sospetti, veicoli o casellari giudiziari. I norvegesi affermano che tali ricerche indirette richiedono così tanto tempo e presentano una serie di restrizioni sull’uso, la conservazione e la successiva trasmissione dei dati che spesso perdono la loro rilevanza operativa.

È difficile quantificare le perdite in termini di sicurezza di uneventuale uscita senza accordo ma POLITICO afferma che per Londra sarà come sostituire uno smartphone con una vecchia macchina da scrivere. Ci saranno indubbiamente perdite anche per i membri dell’UE, dal momento che il Regno Unito ha contribuito in modo determinante alla polizia e ai servizi di intelligence. Alcuni funzionari del Regno Unito sperano che Londra possa raggiungere un livello di accesso vicino a quello della Danimarca. Copenaghen ha lasciato lEuropol nel 2017, ma ha raggiunto un accordo di cooperazione con l’agenzia che consente ai funzionari di lingua danese della polizia europea di continuare a frugare tra i database e trasmettere informazioni alla polizia della Danimarca. Il Paese, tuttavia, rimane un membro dell’UE, rispetta tutte le leggi dell’Unione sulla protezione dei dati e accetta la giurisdizione della Corte di Giustizia dell’Unione europea, un qualcosa che il primo ministro inglese, Boris Johnson, ha detto che il Regno Unito non farà mai. Non ci deve essere “nessun ruolo” per la corte europea nelle future relazioni della Gran Bretagna con l’UE, ha specificato il premier. Il problema è che laccesso britannico alle banche dati europee di polizia e giustizia sarebbe soggetto almeno alla supervisione indiretta della Corte di Giustizia dellUE, che si occupa di offrire garanzie per il trattamento dei dati personali e dei diritti umani. Dunque, si aprirebbe una questione che sembra difficile da risolvere soprattutto nel breve tempo che rimane prima delluscita definitiva di Londra dal blocco europeo.

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Chiara Gentili

di Redazione

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