Videoconferenza Italia-Turchia sulla cooperazione economica

Pubblicato il 1 agosto 2020 alle 7:01 in Italia Turchia

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Turchia e Italia vogliono continuare a cooperare in ambito economico, secondo quanto concordato in una videoconferenza dal ministro del Commercio turco, Ruhsar Pekcan, e dal ministro degli Affari Esteri italiano, Luigi Di Maio.

I rappresentanti hanno discusso di commercio, delle importazioni di acciaio dell’UE e dell’unione doganale tra UE e Turchia. A tale proposito, il Ministero degli Affari Esteri italiano ha affermato che la conferenza ha approfondito il tema del commercio aereo, marittimo e terrestre. La Turchia e l’Italia sono membri del G20 e sono due importanti economie nella regione del Mediterraneo. Inoltre, l’Italia rappresenta il quarto più grande mercato per le esportazioni della Turchia. La videoconferenza si è tenuta il 30 luglio ed è l’ultimo segnale di un rapporto di cordialità tra Ankara e Roma, in momento difficile per le relazioni Turchia-Europa.

L’UE, nello specifico, si oppone ai piani della Turchia di continuare con le trivellazioni per la ricerca di gas nel Mediterraneo Orientale, poichè considera l’area in questione come territorio marittimo greco e cipriota. La Germania ha condannato l’esplorazione della Turchia e Ankara ha chiesto colloqui con Atene al riguardo, ma ha anche dichiarato che avrebbe continuato le ricerche all’interno della zona economica di Cipro. Sempre il 30 luglio, la nave da ricerca sismica turca Barbaros è stata avvistata al largo delle coste di Cipro. L’avvistamento si è verificato dopo l’emissione dell’ultimo Navtext, con il quale Ankara si è riservata il diritto di esplorazione petrolifera nelle aree a Sud e Sud-Est della città cipriota di Famagosta. Si tratta di un nuovo elemento di tensione nella già critica situazione del Mediterraneo orientale, dove la Turchia, con le sue rivendicazioni su Cipro, sta aumentando le frizioni con la Grecia.

La disputa energetica tra il governo greco-cipriota e la Turchia si inserisce nell’ambito della più ampia questione cipriota, ossia la disputa tra Nicosia e Ankara in merito alla sovranità sull’isola, il cui territorio risulta diviso dalla cosiddetta “linea verde” che separa l’area amministrata dalla Repubblica di Cipro e abitata prevalentemente dalla comunità greco-cipriota dall’area amministrata dalla Repubblica Turca di Cipro del Nord e abitata prevalentemente dalla comunità turco-cipriota. Tale divisione risale al 1974, quando, in seguito al tentativo di colpo di Stato da parte di nazionalisti greco-ciprioti che favorivano l’annessione dell’isola alla Grecia, il 20 luglio, Ankara inviò le sue truppe “a protezione della minoranza turco-cipriota” nella parte settentrionale dell’isola, sulla quale la Turchia ha poi stabilito il controllo.

Inoltre, le tensioni sono particolarmente elevate tra la Turchia e la Francia per quanto riguarda il Mediterraneo e la Libia. Sia l’Italia, sia la Turchia, insieme all’Onu e al Qatar, in Libia riconoscono la legittimità del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, guidato dal presidente e premier Fayez Al-Sarraj, nato il 17 dicembre 2015 con gli accordi di Skhirat, firmati in Marocco e poi scaduti il 17 dicembre 2017. Il rivale governo di Tobruk, invece, è appoggiato da Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania Russia e Francia. Infine, le tensioni tra Francia e Turchia sul conflitto in Libia sono aumentate in seguito all’incidente dello scorso 10 giugno, quando una nave da guerra turca aveva impedito a una delle imbarcazioni della missione europea volta a far rispettare l’embargo sulle armi imposto in Libia, l’Operazione Irini, di ispezionare una nave cargo sospetta, intercettata a largo delle coste libiche. Parigi ha considerato la condotta turca un atto ostile, secondo le regole di ingaggio della NATO.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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