Teheran: arrestato il leader di un gruppo terroristico con base negli USA

Pubblicato il 1 agosto 2020 alle 18:30 in Iran USA e Canada

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Le autorità iraniane hanno riferito di aver arrestato il leader del gruppo pro-monarchia Assemblea del Regno dell’Iran, Jamshid Sharmahd, il primo agosto. La notizia è stata comunicata dalla tv di Stato iraniana, citando una fonte del Ministero delle Informazioni e della Sicurezza nazionale di Teheran, la quale ha dichiarato che l’arresto è avvenuto a seguito di “complicate operazioni”.

A detta delle fonti iraniane, Sharmahd sarebbe stato il leader del gruppo pro-monarchia, anche detto Tondar in Farsi, ritenuto da Teheran un’organizzazione terroristica, e si sarebbe occupato della pianificazione delle operazioni armate e di sabotaggio interne all’Iran. Tuttavia, dalle autorità non è stato reso noto né quando né dove l’uomo sia stato arrestato. Dal sito web di Tondar si evince che Sharmahd, un ingegnere elettronico di 65 anni, risiedesse negli Stati Uniti dal 2003 e che da qui dirigesse le operazioni del gruppo. Essendo di origine sia iraniana sia tedesca, prima di trasferirsi negli USA avrebbe vissuto in Germania.

Negli Stati Uniti, ha la propria base anche la stessa organizzazione a cui l’uomo faceva capo e, ad essa e al suo leader, è stata imputata la responsabilità del bombardamento del 12 aprile 2008 della moschea Hosseynieh Seyed al-Shohada, situata nella città meridionale di Shiraz, durante il quale persero la vita 14 persone e altre 200 circa furono ferite.  In connessione con tale evento, nel 2009, l’Iran condannò all’impiccagione 3 uomini, i quali si riteneva avessero avuto legami con Assemblea del Regno dell’Iran. Successivamente, nel 2010, altri 2 membri del gruppo subirono lo stesso trattamento per aver confessato di essersi procurati degli esplosivi e di aver pianificato l’assassinio di alcuni funzionari.

Assemblea del Regno dell’Iran sebbene non abbia confermato la detenzione di Sharmahd, ha comunicato dai propri canali social che continuerà a combattere anche in assenza di un comandante e ha specificato di non confermare le “storie raccontate dalle varie reti”.

Oltre all’attentato contro la Moschea di Shiraz, le autorità di Teheran hanno dichiarato che nel 2010 l’organizzazione avrebbe pianificato più operazioni, poi fallite grazie all’intervento dell’intelligence iraniana. Tra queste ci sarebbero state i tentativi di impiego di bombe al cianuro durante il festival del libro nella capitale, l’esplosione di una diga sempre nella città di Shiraz e l’esplosione del mausoleo del fondatore dell’Iran, Ayatollah Ruhollah Khomeini. Sempre nel 2010, al gruppo Tondar era stata imputata la responsabilità dell’assassinio di uno scienziato iraniano esperto in ambito nucleare, attraverso l’esplosione di una bomba controllata a distanza. Tuttavia, in quel caso, l’organizzazione aveva reso nota la sua estraneità ai fatti e, a quel punto, i sospetti ricaddero su Israele, ritenuto responsabile di una serie di assassinii contro più scienziati, in un contesto di crescenti preoccupazioni per il programma nucleare iraniano.

Tondar è un’organizzazione che vuole ripristinare la monarchia in Iran, che fu rovesciata dalla rivoluzione islamica nel 1979. La base statunitense del gruppo è situata nella città di Los Angeles, dalla quale gestisce canali radio e televisioni a sostegno dell’opposizione iraniana. Data la sua collocazione e le cattive relazioni tra Washington e Teheran, non è chiaro come sia stato possibile alle autorità iraniane catturare il leader di Tondar

Le tensioni tra Iran e Stati Uniti si trovano in uno stato di progressivo peggioramento dal ritiro unilaterale degli Stati Uniti dal Piano d’azione congiunto globale (JCPOA), anche noto come Accordo sul nucleare iraniano, avvenuto l’8 maggio 2018, su decisione del presidente americano, Donald Trump. Da allora, gli USA hanno imposto sanzioni su vari settori economici del Paese Medio orientale per costringerlo a negoziare il proprio programma missilistico-nucleare. Dal punto di vista militare, invece, l’escalation di tensioni è culminata con l’uccisione del generale a capo della Quds Force iraniana, Qassem Soleimani, durante un raid aereo americano il 3 gennaio scorso all’aeroporto di Baghdad. A tale gesto, l’Iran aveva risposto con attacchi ai presidi statunitensi in Iraq l’8 gennaio. Tutt’ora, l’Iran è accusato dagli USA di essere coinvolto nei ripetuti attacchi alle truppe internazionali anti-ISIS di stanza in Iraq e ai presidi americani nel Paese. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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