Libia: minacce tra Turchia e UAE, l’Onu mette in guardia da tensioni regionali

Pubblicato il 1 agosto 2020 alle 19:29 in Emirati Arabi Uniti Libia

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Il ministro degli Affari Esteri degli Emirati Arabi Uniti (UAE), Anwar Gargash, ha risposto dal proprio profilo Twitter alle accuse mosse dal ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, contro Abu Dhabi, affermando che la Turchia dovrebbe smettere di interferire negli affari arabi, il primo agosto. In particolare Gargash ha affermato che le relazioni non possono essere gestite tramite le minacce e che non c’è spazio in questa epoca per “deliri coloniali”. Nella stessa giornata, durante una visita a Londra, l’inviato ad interim dell’Onu in Libia, Stephanie Williams, ha dichiarato che il popolo libico è stato portato allo stremo dal conflitto in corso e teme che il proprio futuro gli venga portato via da attori esterni al conflitto e al Paese.

Due giorni prima, durante un’intervista con Al-Jazeera, il ministro della Difesa di Ankara aveva accusato gli UAE di aver perpetrato “azioni pericolose” in Libia e in Siria e aveva promesso che, quando opportuno , la Turchia avrebbe messo gli UAE difronte alle proprie responsabilità. Sempre durante la stessa intervista, parlando del conflitto libico, Akar aveva invitato tutti i sostenitori dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, a ritirare il proprio sostegno nei suoi confronti. In particolare, si era rivolto a UAE, Arabia Saudita, Egitto, Russia e Francia che, insieme anche alla Giordania, sostengono le forze di Haftar e il governo di Tobruk nella lotta al Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, guidato da Fayez Al-Sarraj. Quest’ultimo, a sua volta, è sostenuto dalla Turchia che lo riconosce come governo legittimo della Libia insieme all’Onu, al Qatar e all’Italia.

Nel messaggio del primo agosto, l’inviato ad interim dell’Onu in Libia ha affermato che  nel Paese Nord-africano la presenza di così tanti attori esterni e il fatto che ognuno segua una propria agenda, hanno portato il rischio di errori di valutazione e di un conflitto regionale ad un livello molto alto. Per Williams, in Libia il conflitto riguarda tanto quello civile, quanto le rivalità regionali e, al momento, il suo lavoro è incentrato nella creazione di una zona demilitarizzata nell’area centrale del Paese, nel far raggiungere alle parti un cessate il fuoco e nel far uscire dalla Libia tutti i mercenari stranieri presenti. Tuttavia, il suo incarico terminerà ad ottobre e ancora non è stato nominato un sostituto.

Ad oggi, il conflitto tra LNA e GNA in Libia è focalizzato sulla città di Sirte, controllata da Haftar. Il governo di Al-Sarraj, appoggiato militarmente da Ankara, vuole riconquistarla insieme alla base area di Al-Jufra e, a tal proposito, il 30 luglio, Akar ha invitato i sostenitori di Haftar a risolvere i problemi legati alle due posizioni e impedire al generale di conseguire i propri obiettivi. Tuttavia, gli alleati del GNA hanno finora agito in tutt’altra direzione. L’Egitto e la Russia, in particolare, hanno affermato che Sirte e Al-Jufra rappresentano una “linea rossa” da non superare e, a tal proposito, lo scorso 20 luglio, il Parlamento egiziano ha approvato all’unanimità una disposizione che autorizza lo schieramento delle proprie truppe fuori dai confini nazionali. Esattamente un mese prima, il presidente egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi, aveva ordinato alle proprie forze aeree di prepararsi ad un’eventuale operazione interna o esterna all’Egitto. Il 24 giugno successivo, il presidente della Camera dei Rappresentanti del governo di Tobruk, Aguila Saleh, aveva quindi invocato l’intervento egiziano se il GNA avesse dovuto attaccare Sirte.

Dal gennaio 2020, da parte sua, invece, la Turchia ha dispiegato in Libia ingenti e decisivi mezzi militari per sostenere, inizialmente, la resistenza di Tripoli contro l’assedio delle forze di Haftar iniziato il 4 aprile 2019 e respinto definitivamente il 4 giugno dell’anno successivo. Secondo quanto pattuito con il GNA, in cambio del suo aiuto, alla Turchia saranno concessi da Tripoli ampi diritti nel Mediterraneo orientale, vantaggi economici in Libia e l’istituzione di due basi militari. L’intervento di Ankara ha anche determinato un cambiamento negli equilibri del conflitto nordafricano che vede ora il GNA in una posizione di forza, soprattutto grazie all’aiuto turco, inviso a molti Paesi della regioni, primo fra tutti l’Egitto.

In Libia è in atto una lunga guerra civile iniziata il 15 febbraio 2011 a cui ha fatto seguito, nell’ottobre dello stesso anno, la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi. Da tale evento in poi, il Paese non è mai riuscito a realizzare una transizione democratica. Al momento, le forze di Haftar combattono quelle del GNA, il quale era stato formato con gli  accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015 sotto l’egida dell’Onu, ma che sono poi scaduti il 17 dicembre 2017.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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