La Germania sospende l’estradizione con Hong Kong

Pubblicato il 1 agosto 2020 alle 9:11 in Germania Hong Kong

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Germania ha sospeso il trattato di estradizione con Hong Kong per i timori suscitati dalla nuova legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino sull’isola, nella stessa giornata in cui il governo di Hong Kong ha comunicato il rinvio di un anno delle elezioni del Consiglio Legislativo, previste per il prossimo 6 settembre, a causa dell’aumento dei nuovi casi di coronavirus, il 31 luglio.  Oltre a questo, nella stessa data, l’esecutivo dell’isola ha anche emesso un mandato di arresto per aver infranto la legge sulla sicurezza nazionale nei confronti di sei persone, tra le quali figura l’attivista pro-indipendenza, Ray Wong Toi-yeung, al quale è stato concesso asilo proprio dalle autorità tedesche.

A dare l’annuncio della decisione del governo tedesco è stato il Ministro degli Esteri, Heiko Maas, il quale ha affermato che le ultime decisioni del governo di Hong Kong di invalidare la candidatura di 12 rappresentanti dell’opposizione alle prossime votazioni e di posticipare le elezioni sono state un’ulteriore violazione dei diritti della popolazione dell’isola. Maas ha specificato che la Germania ha più volte richiesto alla Cina di attenersi alle responsabilità che le derivano dalla legge internazionale, quali il rispetto dei diritti previsti dalla Basic Law, la costituzione de facto di Hong Kong, e il diritto a elezioni libere ed eque. In seguito all’annuncio, l’attivista Wong ha dichiarato di aver ricevuto notizia della decisione tedesca dallo stesso Ministero degli Esteri il quale lo ha rassicurato che non sarà deportato ad Hong Kong.

Oltre a Wong, il governo dell’isola ha emesso un mandato di arresto anche per altri 5 attivisti che si trovano all’estero, ovvero Nathan Law Kwun-chung, Simon Cheng Man-kit, Wayne Chan Ka-kui, Samuel Chu e Lau Hong, ritenendo che abbiano istigato alla secessione la popolazione e abbiano cospirato con forze straniere per minare alla sicurezza nazionale. Il loro mandato di arresto è il primo dall’applicazione della nuova legge sulla sicurezza ad essere extraterritoriale e a richiedere quindi l’estradizione. Samuel Chu, in particolare, è l’unico ad avere anche la cittadinanza americana da almeno 25 anni e i sospetti a suo carico sono legati all’attività svolta negli USA con il gruppo Hong Kong Democracy Council (HKDC) con il quale ha lavorato per far approvare leggi relative all’isola al governo di Washington.

L’ambasciata cinese in Germania è stata la prima a rispondere alla mossa di Berlino esprimendo profonda insoddisfazione e ferma opposizione. L’istituzione ha affermato che la decisione di posticipare le elezioni è stata una mossa di responsabilità nei confronti della sicurezza e della salute dei cittadini, vista la diffusione del coronavirus sull’isola. La posticipazione delle elezioni, inoltre, è prevista dalle leggi di Hong Kong e della Cina, così come la decisione di escludere le 12 persone dalla candidatura. Infine, l’ambasciata ha ribadito che le questioni riguardanti Hong Kong sono affari interni della Cina e che la sospensione del trattato di estradizione da parte tedesca abbia violato la legge internazionale e costituito un caso di interferenza.

La decisione tedesca è giunta in seguito ad un appello dell’Unione Europea (EU) con il quale gli Stati Membri sono stati invitati a rivedere i propri accordi relativi all’estradizione con Hong Kong. Nelle scorse settimane, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, era stata ripetutamente criticata per non essersi espressa in merito ai più recenti eventi accaduti ad Hong Kong. Di recente, gli scambi tra Berlino e Pechino si sono intensificati e i due Paesi sono impegnati in negoziati per raggiungere un accordo sugli investimenti tra la Cina e l’UE entro la fine dell’anno.

Prima della Germania, Australia, Canada, Regno Unito e Nuova Zelanda, avevano già sospeso i rispettivi trattati di estradizione con Hong Kong a causa dei cambiamenti apportati dalla legge sulla sicurezza internazionale al sistema legale e giudiziario dell’isola. Gli USA, invece, con l’Hong Kong Autonomy Act del 14 luglio scorso, hanno deciso di rivedere in toto lo status speciale accordato fino a quel momento all’isola e di trattarla come la Cina continentale, sostenendo che la sua autonomia e le sue libertà siano state distrutte dalla legge imposta dal governo di Pechino.

Lo scorso 30 giugno, la Cina aveva approvato la “Legge della regione amministrativa speciale di Hong Kong della Repubblica Popolare Cinese per la salvaguardia della sicurezza nazionale”, entrata in vigore dalla mezzanotte del successivo primo luglio. Con tale legge sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e atti di terrorismo, ed è stata istituita la Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale, che prevede l’impiego di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino. Per molti, la legge lederebbe l’autonomia e le libertà di Hong Kong.

L’isola è una regione amministrativa speciale della Cina dal primo luglio 1997, quando fu ultimato il passaggio della sua sovranità dal Regno Unito al governo di Pechino, secondo una serie di condizioni stabilite nella dichiarazione congiunta sino-inglese, del 19 dicembre 1984. In base a tale documento, le relazioni di Hong Kong con il governo centrale sono state regolate dal modello “un Paese, due sistemi”, volto a garantire un certo grado di indipendenza all’isola, che negli anni si era sviluppata su un modello economico, politico e sociale inglese e capitalista, molto distante dal modello del socialismo con caratteristiche cinesi. Tale principio sarebbe dovuto restare in vigore fino al 2047.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.