Giappone: implementato un accordo commerciale con l’ASEAN

Pubblicato il 1 agosto 2020 alle 11:06 in Asia Giappone

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Giappone ha potenziato un accordo commerciale di libero scambio con i dieci Paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN) che è entrato in vigore il primo agosto, in Laos, Myanmar, Singapore, Thailandia, e Vietnam.  I restanti cinque membri dell’ASEAN, ovvero, Indonesia, Malesia, Filippine, Brunei e Cambogia lo implementeranno in un secondo momento, una volta concluse le rispettive procedure interne.

Gli accordi entrati in vigore il primo agosto, sono stati il frutto di negoziati iniziati nel 2010, che in Giappone avevano raggiunto consensi a livello ministeriale dal 2017 e avevano portato il Paese ad essere pronto per la loro implementazione già dallo scorso giugno. L’intesa Tokyo-ASEAN prevede trasparenza nella regolamentazione dei servizi, vieta la discriminazione nei confronti degli investitori stranieri e regola l’ingresso e la permanenza di visitatori esteri tra i Paesi coinvolti. Inoltre, gli accordi prevedono anche l’istituzione di un meccanismo di risoluzione di eventuali dispute nel caso in cui aziende denuncino un governo tra quelli in accordo per trattamento iniquo.

Nel 2008, Tokyo aveva già firmato un accordo con i Paesi dell’ASEAN e si era trattato della prima intesa di libero scambio multilaterale siglata dal Giappone. In tal caso, l’accordo si era incentrato sull’eliminazione di tariffe sui beni e prevedeva ulteriori negoziati per i settori dei servizi e degli investimenti che hanno poi portato al risultato odierno.

Il Ministero delle Finanze giapponese ha reso noto che nel 2019, dopo Cina e Stati Uniti, i Paesi dell’ASEAN sono stati il terzo partner commerciale di Tokyo, con esportazioni dal valore di 110 miliardi di dollari e importazioni per 111 miliardi. Il blocco delle nazioni del Sud-Est Asia non solo è un importante mercato, ma è anche un collegamento fondamentale nelle catene di distribuzione per molte aziende giapponesi che vi stabiliscono le proprie fabbriche per avere a disposizione mano d’opera a costi più bassi.

Al momento, l’economia giapponese, la terza al mondo dopo USA e Cina, sta affrontando grandi difficoltà, avendo registrato una contrazione dello 0,7% nel primo trimestre dell’anno a causa delle difficoltà determinate dalla pandemia di coronavirus. Il governo di Tokyo aveva calcolato una contrazione annua del 2,2% ma, secondo calcoli eseguiti da economisti sulla base della diminuzione delle spese delle aziende giapponesi e pubblicati da Reuters il 31 luglio, l’economia potrebbe avere un calo del 2,8%. Per tali ragioni, il governo del primo ministro Shinzo Abe annuncerà una revisione dei dati già da lunedì 3 agosto. Il coronavirus ha sferrato un duro colpo all’economia giapponese, anche in considerazione del fatto che il Paese ha dovuto rinviare le olimpiadi, previste per luglio 2020. La loro posticipazione si stima sia costata al Giappone 2,7 miliardi di spese aggiuntive all’organizzazione dell’evento, il cui costo si aggirerebbe intorno ai 28 miliardi.

Dopo l’accordo del 2008 con l’ASEAN, il Giappone aveva firmato altri accordi commerciali multilaterali quali il Partenariato trans-pacifico (TPP) e un’intesa con l’Unione Europea (UE). Al momento, Tokyo è anche impegnata nei negoziati per il Partenariato economico globale regionale (RECEP), il quale consiste in un accordo di libero scambio comprendente l’ASEAN, la Cina, la Corea del Sud l’Australia e la Nuova Zelanda, e che dovrebbe concludersi entro la fine dell’anno in corso, tuttavia, la revoca della partecipazione dell’India potrebbe aver ritardato le procedure. Il RECEP è stato a volte considerato la risposta cinese al TTP, promosso inizialmente dagli Stati Uniti, inizialmente comprendeva 16 Nazioni asiatiche, le cui economie che generano 1/3 del PIL globale e i cui abitanti ammontano a circa la metà della popolazione mondiale, determinando enormi potenzialità a livello commerciale e non solo.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.