Il Canada pronto per l’estradizione della CFO di Huawei negli USA

Pubblicato il 1 agosto 2020 alle 13:13 in Cina USA e Canada

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In un contesto di crescenti tensioni sino-canadesi, il procuratore generale del Canada, David Lametti, ha rilasciato un documento, il 31 luglio, in cui si dichiara che sono state riscontrate tutte le condizioni per l’estradizione negli Stati Uniti della vice presidente e direttore finanziario (CFO) di Huawei, Meng Wanzhou, che è anche la figlia del fondatore dell’a colosso tecnologico cinese, Ren Zhengfei. L’accusa a suo carico è quella di frode bancaria.

Meng era stata trattenuta il primo dicembre 2018 in Canada su un mandato d’arresto statunitense, nel quale si sostiene che la donna sia stata responsabile di aver ingannato la Hong Kong and Shanghai Banking Corporation (HSBC) riguardo alle attività di Huawei in Iran. Dal 12 dicembre successivo, Meng è stata agli arresti domiciliari a Vancouver e ha sempre combattuto l’estradizione negli Stati Uniti, dichiarandosi innocente. Il documento emesso venerdì 31 luglio ha preceduto l’udienza che stabilirà se Meng debba essere o meno estradata negli USA, che si terrà ad aprile del 2021. Tuttavia, tali udienze non saranno un processo completo sulle accuse avanzate contro Meng da parte statunitense ma stabiliranno se vi è la possibilità che esse possano essere veritiere.

Il documento pubblicato il 31 luglio è stato elaborato da Lametti e da più avvocati del Ministero della Giustizia canadese, i quali hanno scritto che le prove finora raccolte hanno dimostrato che Meng abbia deliberatamente mentito alla HSBC nel tentativo di preservare i legami di Huawei con la banca. Inoltre, visto che Meng ha ammesso di essere la persona ricercata e indicata nella richiesta di estradizione, si sono create tutte le condizioni formali per indire un procedimento preliminare.

Il 27 maggio scorso, un giudice della Corte superiore della British Columbia aveva emesso una sentenza che affermava il riscontro di tutti i requisiti necessari per la doppia criminalità, in base ai quali le azioni di Meng sarebbero state considerate reato sia negli Stati Uniti sia in Canada. La prossima udienza della donna è programmata dal 17 al 21 agosto prossimi, in tale occasione verrà stabilita la validità o meno della mancata consegna da parte del procuratore generale canadese di alcuni documenti riguardanti le fasi iniziali dell’arresto di Meng, richiesti da Huawei, sulla base della riservatezza delle informazioni. Da parte sua, Huawei si è rifiutata di rilasciare commenti a riguardo.

Il caso di Meng ha portato le relazioni sino-canadesi ad un progressivo peggioramento, dovuto anche all’intensificarsi delle tensioni tra Washington e Pechino. Quest’ultima ha più volte accusato Ottawa di essere complice degli Stati Uniti nell’opporsi alla Cina e avrebbe adottato misure di risposta. Tra queste, in molti ritengono vi siano stati gli arresti di due canadesi, Michael Spavor and Michael Kovrig, avvenuti il 10 dicembre 2018, con accuse di spionaggio a loro carico e, anche nel loro caso, come in quello di Meng, il processo è ancora in corso.

Oltre alla vicenda della vice presidente di Huawei, il Canada ha subito più  pressioni statunitensi anche per quanto riguarda la costruzione delle sue reti 5G, in quanto risulta essere l’unico membro dell’alleanza d’intelligence dei cinque occhi, che comprende Australia, Canada, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti, a non aver ancora escluso il gigante tecnologico cinese dalla partecipazione. Londra è stata l’ultima ad aver preso tale decisione lo scorso 14 luglio, suscitando critiche e minacce dalla Cina. Al momento, però, Ottawa e gli altri membri dell’alleanza hanno formato un fronte unito nel sospendere i rispettivi trattati di estradizione con Hong Kong, per opporsi alla legge imposta dal governo di Pechino sull’isola.  In risposta a quest’ultima mossa, il 28 luglio scorso, anche Hong Kong ha sospeso l’estradizione con il Canada, l’Australia e il Regno Unito.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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