Tunisia: Ghannouchi continuerà a guidare il Parlamento

Pubblicato il 31 luglio 2020 alle 8:23 in Africa Tunisia

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La mozione di sfiducia, del 30 luglio, contro il presidente del Parlamento tunisino, Rachid Ghannouchi, non ha ottenuto la maggioranza necessaria ad estromettere il leader. Tuttavia, il panorama politico tunisino continua ad essere caratterizzato da fratture interne.

In particolare, sono stati 97 i deputati tunisini che hanno votato a favore della sfiducia di Ghannouchi, altresì leader del partito Ennahda. Tuttavia, erano necessari 109 voti, su un totale di 217 membri parlamentari, per approvare la mozione. Quest’ultima, riguardante sia il presidente sia altri due vicepresidenti, era stata depositata il 16 luglio, data in cui 73 deputati avevano firmato il documento volto a indire il voto di sfiducia.

La questione ha avuto inizio settimane prima, quando la leader del partito conservatore Free Destourian Party (PDL), Abir Moussi, ed un blocco composto da altri quattro partiti, hanno accusato il presidente dell’Assemblea monocamerale di avere legami con il terrorismo e con il movimento della Fratellanza Musulmana. Ghannouchi è stato accusato non solo di servire gli interessi dei Fratelli Musulmani e degli alleati stranieri, ovvero Turchia e Qatar, ma altresì di numerose violazioni, incluse cattiva gestione degli affari pubblici e decisioni unilaterali.

Il leader, da parte sua, ha respinto tutte le critiche, sostenendo che i tunisini vogliono un governo incentrato sulla politica economica e sociale, non sulle schermaglie politiche, e sottolineando come la sua nomina fosse avvenuta in modo democratico. Inoltre, il 30 luglio stesso, a seguito dei risultati della votazione, Ghannouchi ha affermato che la Tunisia necessita di “più democrazia e di una maggiore cultura del dialogo” e che il Paese sarà in grado di sopravvivere solo se vi sarà libertà. Per il presidente parlamentare, inoltre, il Parlamento rappresenta un “microcosmo della società”, definita “pluralista”, motivo per cui è da qui che deve essere preservata la democrazia e la libertà.

Tuttavia, il voto del 30 luglio mostra come Ghannouchi, in realtà, non faccia affidamento su un forte sostegno. Al contrario, sono soltanto 16 i deputati che hanno ufficialmente mostrato il proprio supporto, il che significa che Ennhadha, partito che detiene attualmente la maggioranza dei seggi in Parlamento, presto dovrà fare nuovamente fronte ad una opposizione in ambito parlamentare, la quale, a sua volta, rischia di ostacolare la formazione di un nuovo governo, anch’esso segnato da una forte instabilità, che ha portato, il 15 luglio, alle dimissioni del primo ministro Elyes Fakhfakh, anch’egli al centro di uno scontro con Ennahda.

A tal proposito, un primo cambiamento ha avuto luogo il 24 luglio, quando il presidente tunisino, Kais Saied, ha nominato il ministro degli Interni, Hichem Mechichi, nuovo primo ministro del Paese. Questo ha circa un mese di tempo per formare un governo che possa ottenere il voto di fiducia del Parlamento, altrimenti il presidente Saied dovrà sciogliere l’esecutivo e indire nuove elezioni, da organizzare entro tre mesi. Mechichi è stato definito “indipendente”, e, pertanto, non era stato proposto da nessun partito per ricoprire l’incarico di primo ministro. Tuttavia, il neo-premier è molto vicino al presidente Saied, del quale è stato anche un consigliere per questioni giuridiche.

Parallelamente, all’instabilità politica si è aggiunto un crollo economico, ulteriormente aggravato dalla pandemia di coronavirus. Per il 2020, è prevista una contrazione economica del 6,5% e un deficit pari al 7% del PIL. Le due crisi sono, in realtà, interconnesse fra loro, in quanto senza un governo stabile non è possibile attuare le riforme volte a ridurre il debito pubblico, a creare nuovi posti di lavoro e a favorire la crescita del Paese. Tale quadro ha costretto centinaia di tunisini a lasciare il Paese, dirigendosi, nonostante la perdurante emergenza sanitaria, soprattutto verso le coste italiane, con l’obiettivo di raggiungere il continente europeo in cerca di condizioni migliori.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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