Mediterraneo orientale: Cipro fa appello alla Russia per frenare la Turchia

Pubblicato il 31 luglio 2020 alle 11:52 in Cipro Russia

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Cipro ha chiesto aiuto alla Russia per disinnescare le tensioni con la Turchia in merito alla disputa sulle attività di esplorazione nel Mediterraneo orientale. L’appello è stato lanciato durante una telefonata di 45 minuti tra il presidente russo, Vladimir Putin, e l’omologo cipriota, Nicos Anastasiades, giovedì 30 luglio. Nell’occasione, il leader di Nicosia, secondo quanto confermato da una nota ufficiale del portavoce del governo, Kyriakos Koushios, ha chiesto “l’intervento del presidente russo in Turchia, affinché Ankara fosse esortata a cessare le sue azioni illegali”.

“Putin ha promesso che farà pressione sul presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, per cercare di attenuare la crisi e ha anche assicurato che promuoverà un dialogo costruttivo per risolvere il problema di Cipro”, ha affermato Koushios. A detta del portavoce, il presidente russo è apparso “seriamente preoccupato” per la situazione. Tuttavia, oltre a discutere di questioni regionali, in particolare del contenzioso che coinvolge Cipro, Grecia e Turchia nella regione del Mediterraneo orientale, Putin e Anastasiades hanno anche sottolineato la necessità di migliorare le relazioni tra i due Paesi nel settore finanziario e in quello degli investimenti.

L’appello di Nicosia alla Russia è forse il segnale più tangibile del fatto che le tensioni in quella parte del Mediterraneo potrebbero presto crescere e arrivare a un punto di non ritorno. I rapporti tra la Turchia, da un lato, e Grecia e Cipro, dall’altro, sono peggiorati nuovamente quando, giovedì 30 luglio, la nave da ricerca sismica turca Barbaros è stata avvistata al largo della costa cipriota di Famagosta, nella parte Sud e Sud-Est dell’isola. L’arrivo dell’imbarcazione è stato preceduto da un avviso ai naviganti, Navtext,con il quale Ankara si è riservata il diritto di esplorazione petrolifera nelle acque che rientrerebbero nella Zona economica esclusiva (ZEE) di Cipro. I due Paesi non sono d’accordo sulla demarcazione delle rispettive piattaforme continentali e sul conseguente sfruttamento delle riserve di idrocarburi offshore in quella parte del Mediterraneo orientale.

Ancora prima, il 21 luglio, la Marina di Ankara aveva annunciato di voler avviare indagini esplorative a Sud e ad Est dell’isola greca di Kastellorizo, scatenando le ire di Atene. Tuttavia, in seguito alle pressioni della Grecia, la Turchia aveva deciso di rinunciare al progetto e aveva dichiarato di essere disponibile ad avviare colloqui con la controparte greca. Le speranze di una risoluzione diplomatica della controversia, sono venute però a mancare poco dopo. Già il 29 luglio, Erdogan ha annunciato di non voler rinunciare ai lavori avviati nel Mediterraneo orientale e nell’Egeo e il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, è tornato a ribadire che Ankara ha il diritto di svolgere esplorazioni energetiche nel Mediterraneo orientale. “Effettuare attività esplorative per beneficiare delle risorse situate nelle aree marine sotto la sovranità della Turchia e nelle zone autorizzate, come Cipro settentrionale, è un nostro diritto e lo eserciteremo sicuramente”, ha detto il ministro turco. La Grecia, dal canto suo, continua a temere i piani espansionistici di Ankara e, il 28 luglio, ha invitato le sue forze armate a rimanere in allerta.

Il problema di Cipro rimane da decenni irrisolto, nonostante gli sforzi delle Nazioni Unite. Le recenti tensioni nel Mediterraneo orientale, iniziate quando il governo turco ha avviato, illecitamente secondo la comunità internazionale, le proprie attività di trivellazione nell’area, il 3 maggio 2019,hanno ulteriormente complicato la situazione. La disputa energetica tra il governo greco-cipriota e la Turchia si inserisce nell’ambito della più ampia questione cipriota, ossia la disputa tra Nicosia e Ankara in merito alla sovranità sull’isola, il cui territorio risulta diviso dalla cosiddetta “linea verde” che separa l’area amministrata dalla Repubblica di Cipro, abitata prevalentemente dalla comunità greco-cipriota, dall’area amministrata dalla Repubblica Turca di Cipro del Nord, abitata prevalentemente dalla comunità turco-cipriota. Tale divisione risale al 1974, quando, in seguito al tentato colpo di Stato da parte dei nazionalisti greco-ciprioti che favorivano l’annessione dell’isola alla Grecia, il 20 luglio, Ankara ha inviato le sue truppe “a protezione della minoranza turco-cipriota” nella parte settentrionale dell’isola, sulla quale la Turchia ha poi stabilito il controllo.

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Chiara Gentili

di Redazione

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