Libia: la Turchia “tra guerra e pace”, gli USA incontrano nuovamente delegati di Haftar

Pubblicato il 31 luglio 2020 alle 11:25 in Libia Turchia USA e Canada

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Mentre la Turchia continua ad inviare messaggi definiti “contrastanti” circa la risoluzione del conflitto libico, una delegazione degli USA, con a capo lo chargé d’affaires dell’ambasciata statunitense in Libia, Joshua Harris, si è recata a Bengasi, dove ha incontrato rappresentanti dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar.

A riportarlo, il quotidiano Asharq al-Awsat, il quale ha sottolineato che, mentre da un lato il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, si è detto determinato a condurre la propria campagna militare in Libia fino alla fine, a fianco del governo di Tripoli guidato dal premier Fayez al-Sarraj, per salvaguardare i propri interessi nel Mediterraneo orientale e nell’Egeo, dall’altro lato, il ministro della Difesa, Hulusi Akar, ha affermato che la Turchia sta facendo il possibile per riportare pace e stabilità in Libia.

Le dichiarazioni di Akar sono giunte il 29 luglio, nel corso di una cerimonia organizzata in occasione della festività musulmana dell’Eid al-Adha, durante la quale il ministro ha riferito che Ankara continuerà ad appoggiare il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), e a sostenere una risoluzione politica al conflitto, con il fine ultimo di promuovere un cessate il fuoco e garantire l’integrità territoriale e la stabilità politica del Paese. A detta di Akar, Libia e Turchia sono unite da legami storici, frutto di una cooperazione che dura da circa 500 anni, oltre ad essere “vicini marittimi” e, per tale motivo, Ankara desidera preservare la tregua. Inoltre, è stato specificato, le forze turche sono tuttora impegnate per fornire consulenza e assistenza all’esercito tripolino ed è tale sostegno che ha ribaltato il gioco di potenze a danno di Haftar.

Dal canto suo, Erdogan, in un discorso pronunciato in occasione dell’Eid al-Adha, aveva precedentemente riferito che la Turchia desidera “coronare la propria lotta” con una vittoria, in Libia così come in Siria e in Iraq. Tuttavia, ha specificato il presidente, si tratterebbe di una vittoria non semplicemente turca ma di tutti i Paesi alleati della regione.   

Nel frattempo, il 29 luglio, una delegazione USA, guidata da Joshua Harris, si è recata a Bengasi, nell’Est della Libia, dove ha incontrato ufficiali e funzionari dell’Esercito Nazionale Libico e della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, con il fine ultimo di favorire una soluzione “smilitarizzata” presso Sirte e al-Jufra, gli obiettivi che sia l’LNA sia il GNA sembrano determinati a conquistare, insieme ai rispettivi alleati. Un altro punto al centro delle discussioni è stato il blocco delle attività di esportazione e produzione presso i giacimenti libici.

A tal proposito, Harris ha dichiarato che se le parti libiche, affiliate ad Haftar, si impegneranno a sbloccare le attività, gli USA sono disposti a farsi garanti di una equa distribuzione dei proventi di gas e petrolio, così da consentire all’intera popolazione libica di trarne beneficio. Inoltre, la delegazione statunitense ha espresso il proprio sostegno al dialogo promosso dalle Nazioni Unite, volto a raggiungere un cessate il fuoco permanente e ad allontanare mercenari e forze straniere dal Paese Nord-africano.

A detta di Asharq al-Awsat, la visita del 29 luglio mostra come gli Stati Uniti abbiano nuovamente messo in guardia l’esercito di Haftar. Allo stesso tempo, secondo alcuni analisti, Washington, parlando di una soluzione “smilitarizzata”, non ha dato il via libera neanche all’esercito di Tripoli, né tantomeno al suo alleato turco, di attaccare l’LNA ed i suoi sostenitori presso quelle che sono considerate delle “linee rosse”. Tuttavia, sono i medesimi analisti a sottolineare come Ankara, in realtà, non avrebbe agito in Libia così come ha fatto senza l’approvazione di Washington, la quale risulterebbe necessaria per la fase successiva.

Il 27 luglio, Harris si è recato altresì a Misurata, dove ha incontrato rappresentanti del GNA, tra cui il vice primo ministro, Ahmed Maiteeg, e il ministro degli Interni, Fathi Bashagha, chiedendo loro di intensificare gli sforzi per smobilitare, disarmare e reintegrare in un corpo ufficiale le milizie a supporto del Governo di Accordo Nazionale. Anche in tale occasione, Harris ha ribadito il sostegno statunitense alla sovranità e all’integrità territoriale della Libia e ha sottolineato che le forze armate straniere e i mercenari dovrebbero lasciare il Paese.

Tripoli e Ankara sembrano determinate a riprendere il controllo di Sirte e della base di al-Jufra. La prima è una città costiera vicina ai terminal di gas e petrolio libici, situata a metà tra Tripoli e Bengasi, motivo che la rende fonte di interesse sia per il governo di Tobruk sia per il GNA, ed i rispettivi alleati. Al-Jufra rappresenta un hub rilevante per le forze di Haftar, situato nel centro del Paese, a circa 650 km a Sud-Est di Tripoli. Prenderne il controllo significherebbe poter monitorare buona parte della Libia, a Est, Sud ed Ovest. In tale quadro, per il GNA e l’alleato turco, condizione fondamentale per un accordo è il ritiro delle forze di Haftar da entrambi i luoghi strategici.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato vi è il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per l’LNA.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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