Hong Kong posticipa di un anno le elezioni

Pubblicato il 31 luglio 2020 alle 16:01 in Cina Hong Kong

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La governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, ha annunciato che le elezioni, previste per il 6 settembre, saranno rinviate di un anno, a causa dell’aumento dei nuovi casi di coronavirus. L’opposizione e i movimenti contro l’ingerenza cinese hanno reagito con indignazione alla decisione. 

La decisione è stata annunciata il 31 luglio, in un momento di forti tensioni politiche nella città. Alle elezioni del 6 settembre, l’opposizione avrebbe potuto cavalcare l’ondata di risentimento per la nuova legge sulla sicurezza nazionale, imposta alla città da Pechino il 30 giugno. I movimenti contro l’ingerenza cinese miravano ad ottenere la maggioranza presso il Consiglio Legislativo di Hong Kong, dove metà dei seggi viene eletta direttamente e l’altra metà è nominata dalla Cina. La decisione ha quindi causato sgomento tra i cittadini che hanno manifestato contro l’ingerenza cinese. 

Il rinvio arriva dopo che 12 candidati anti-Pechino sono stati esclusi dalle elezioni, per ragioni tra cui “intenzioni sovversive percepite, opposizione alla nuova legge sulla sicurezza e campagne per ottenere una maggioranza per bloccare le istituzioni”. Carrie Lam ha affermato che le elezioni si terranno il 5 settembre del 2021, sottolineando che la decisione è stata la più difficile che abbia preso negli ultimi 7 mesi, ma era mirata a salvaguardare la salute dei suoi cittadini. “Abbiamo 3 milioni di elettori che escono in un giorno a Hong Kong, un tale flusso di persone causerebbe un alto rischio di infezione”, ha affermato Carrie Lam.

La governatrice, sostenuta da Pechino, ha dichiarato di dover invocare una legge di emergenza per posticipare le elezioni e ha aggiunto che non ci sono considerazioni politiche dietro questo rinvio. Prima del 5 settembre 2021, il parlamento cinese deciderà come colmare il vuoto legislativo temporaneo. Il voto doveva essere la prima espressione del volere popolare dall’imposizione della legge sulla sicurezza nazionale. Con tale normativa sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e atti di terrorismo, ed è stata istituita la Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale che prevede l’impiego di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino. Per molti, tale legge infrangerebbe il principio “un Paese, due sistemi”, erodendo l’autonomia e le libertà di Hong Kong.

In seguito all’approvazione della legge, una prima minaccia della sua applicazione contro gli esponenti del movimento pro-democrazia era giunta il 13 luglio, quando la governatrice di Hong Kong aveva affermato che le primarie democratiche avevano violato la legge sulla sicurezza nazionale, classificandosi come azione sovversiva. A sua detta, lo scopo delle consultazioni era quello di resistere ad ogni politica e iniziativa del governo di Hong Kong. Inoltre, il meccanismo delle primarie inoltre non è previsto dalla legge elettorale della città e, a detta della sua governatrice, la loro organizzazione avrebbe promosso ingiustizia. 

Negli ultimi quattro anni, le autorità dell’isola hanno impedito a 18 rappresentanti democratici di candidarsi alle elezioni locali e, nel 2016, altri sei esponenti del movimento non hanno potuto presentarsi a quelle per il Consiglio legislativo. Al momento, a livello globale, sono stati 68 i Paesi e i territori che hanno rimandato le elezioni a causa del coronavirus, mentre altri 49 avrebbero comunque deciso di procedere con le votazioni. Tra questi c’è stato l’altro polo finanziario asiatico, Singapore. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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