Siria, Idlib: gli attacchi continuano, ma arrivano soldati dal Cairo

Pubblicato il 30 luglio 2020 alle 16:47 in Egitto Siria

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Mentre l’esercito del regime siriano, affiliato al presidente Bashar al-Assad, continua a condurre attacchi contro il governatorato Nord-occidentale di Idlib, alcune fonti hanno rivelato l’arrivo di soldati egiziani in Siria, volti ad affiancare le forze di Assad.

Nella mattina di giovedì 30 luglio, le forze aeree siriane hanno colpito diversi villaggi situati nella periferia Sud di Idlib, tra cui Jabal al-Zawiya, Kansafra e al-Fateera, in concomitanza con il volo di aerei di ricognizione nei cieli della medesima area. Non è la prima volta che l’esercito di Assad viola la tregua stabilita il 5 marzo scorso. In tale data, il presidente russo, Vladimir Putin, ed il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, avevano raggiunto un accordo di cessate il fuoco nella regione, volto a favorire il ritorno di sfollati e rifugiati. Da allora, però, vi sono state sporadiche violazioni, le quali sembrano essersi intensificate nelle ultime settimane.

Tuttavia, secondo il coordinatore per gli Affari umanitari delle Nazioni Unite, Mark Lowcock, l’accordo raggiunto da Mosca e Ankara può essere ancora considerato, in buona parte, “solido”. L’affermazione è giunta il 29 luglio, nel corso di una sessione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite volta a discutere della situazione in Siria. In tale occasione, Lowcock ha riferito delle sporadiche violazioni e degli attacchi aerei delle ultime settimane che hanno causato la morte di almeno 5 civili, tra cui 2 bambini. Un’altra minaccia è poi costituita dalle esplosioni di ordigni in aree residenziali e mercati del Paese, che, nelle ultime settimane, hanno provocato 34 morti civili, tra cui 15 bambini, e almeno 98 feriti.

Lowcock ha poi volto lo sguardo verso l’emergenza coronavirus. A tal proposito, è stato riferito che, sebbene le vittime ufficiali rimangano entro le centinaia, in realtà non è possibile ottenere dati certi, considerate le difficoltà nell’effettuare test e tamponi. Parallelamente, ha evidenziato il coordinatore, anche il quadro economico è in costante peggioramento, vista la crescente svalutazione della moneta locale, la diminuzione delle rimesse e gli alti tassi di inflazione.

In tale quadro, il quotidiano al-Araby al-Jadeed, basandosi su fonti sia mediatiche sia militari, ha riportato la notizia dell’arrivo di circa 150 soldati egiziani in Siria, schieratisi, nello specifico, a Khan al-Asal, presso la periferia occidentale di Aleppo, e a Saraqib, nel Sud di Idlib, dopo essere atterrati all’aeroporto militare di Hama. I nuovi rinforzi, dotati perlopiù di armi leggere, mirano a sostenere l’esercito di Assad contro i gruppi di opposizione “moderata”, in coordinamento con le milizie filo-iraniane già stanziate nella regione. A detta di fonti siriane, il trasferimento dei soldati del Cairo è in corso da circa un mese e mezzo, ma si prevede che si intensificherà nelle prossime settimane, alla luce delle crescenti tensioni nel Nord della Siria. Tuttavia, è stato specificato, tali rinforzi non sono ancora scesi in campo, né hanno partecipato ad alcun bombardamento, e, per ora, restano trincerati all’interno delle diverse postazioni.

Già il 13 marzo, il medesimo quotidiano aveva parlato di un crescente ruolo dell’Egitto nel Nord della Siria, il cui obiettivo è frenare la Turchia, sostenitrice delle forze di opposizione. Il Cairo avrebbe contribuito alla creazione di un canale di comunicazione tra il governo siriano e il Consiglio Democratico Siriano, l’ala politica delle Syrian Democratic Forces (SDF), il principale obiettivo delle campagne in Siria avviate dal presidente di Ankara, Erdogan. A tal proposito, alla fine del mese di febbraio, Il Cairo è stata testimone di un incontro tra il capo dell’Ufficio dei servizi di sicurezza nazionali del regime siriano, Ali Mamluk, e il capo del Consiglio Democratico Siriano, Riad Darar, che ha visto altresì la presenza del capo dei servizi di sicurezza egiziani, il generale Abbas Kamel. Secondo quanto riferito dalle fonti, il meeting è giunto a seguito di contatti mediati dal Cairo e sforzi profusi da questo sin dalla fine del 2019.

Il sostegno egiziano, è stato affermato, è stato  accompagnato da quello prestato da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti (UAE). Tutti e tre i Paesi hanno fornito anche supporto militare, sia in termini di armi “sofisticate” e munizioni, sia in termini di coordinamento e consigli tra le forze dell’intelligence, riguardanti soprattutto la natura delle forze turche affrontate dalle SDF nella Siria Nord-orientale. Inoltre, a detta delle fonti, Riad e Abu Dhabi forniscono alle Syrian Democratic Forces ingenti somme di denaro, attraverso movimenti coordinati proprio dal Cairo. Non da ultimo, l’Egitto ha offerto loro di aprire un ufficio di rappresentanza politica e diplomatica nella capitale egiziana, che va ad aggiungersi alla copertura mediatica fornita da alcuni media egiziani.

Il conflitto siriano è scoppiato il 15 marzo 2011 ed è entrato oramai nel suo decimo anno. Idlib rappresenta l’ultima roccaforte posta ancora sotto il controllo delle forze di opposizione ed è al centro di una violenta offensiva sin dal mese di aprile 2019. In tale quadro, l’Egitto non si è mai esplicitamente schierato a favore del regime o dei ribelli. Tuttavia, già nel 2016, il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, aveva affermato che la priorità del suo Paese era sostenere gli “eserciti nazionali”, forze armate siriane incluse, e, al contempo, si era detto a fianco della volontà del popolo siriano e a favore di una soluzione politica. Non da ultimo, Il Cairo ha altresì espresso interesse per le operazioni di ricostruzione, una volta terminata la guerra, con aziende e imprenditori egiziani che si sono già detti disposti ad investire e a partecipare alla ricostruzione della Siria.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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