Sanzioni dell’UE contro i cyber-attacchi di Cina, Russia e Corea del Nord

Pubblicato il 30 luglio 2020 alle 19:37 in Cina Europa Russia

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L’Unione Europea ha deciso, per la prima volta, di imporre sanzioni contro i presunti responsabili di cyber-attacchi, prendendo di mira soprattutto individui russi e cinesi. Le misure restrittive, stabilite dal Consiglio dell’UE, sono state emesse nei confronti di sei persone e tre entità provenienti da Russia, Cina e Corea del Nord. Nell’elenco figurano un’unità specializzata dell’agenzia militare d’intelligence russa GRU, una società di esportazione con sede in Corea del Nord e una società tecnologica di Tiajin, Cina. L’accusa è quella di aver compiuto o aver preso parte ad attacchi informatici. La pena prevede il divieto di viaggi, il congelamento dei beni e il divieto, per gli altri, di mettere fondi a disposizione delle persone o delle entità inserite nella lista nera.

L’Alto rappresentante per gli Affari esteri europei, Josep Borrell, ha dichiarato che l’azione è stata presa “per prevenire, scoraggiare e rispondere meglio a tutti i comportamenti maliziosi nel cyberspazio”. Gli attacchi informatici, ha affermato, rappresentano “una minaccia esterna all’Unione Europea o ai suoi Stati membri” o hanno “un effetto significativo contro Stati terzi o organizzazioni internazionali”.

La più nota delle entità interessate dalle sanzioni è il Centro per le tecnologie speciali, un’unità del Direttorato principale dell’Informazione dello Stato maggiore delle forze armate russe, meglio conosciuta come GRU. Si ritiene che tale unità, basata su Kirova Street, a Mosca, abbia effettuato attacchi come i cosiddetti “NotPetya”ed “EternalPetya”, nel giugno 2017, colpendo le società private dell’UE con virus informatici e blocco dei dati. L’elenco delle sanzioni accusa anche gli agenti del GRU di aver effettuato un attacco alla rete elettrica ucraina, negli inverni del 2015 e del 2016, provocando la sua chiusura parziale. Sono poi inclusi nella lista anche quattro presunti agenti del GRU russo, due ufficiali di “supporto dell’intelligence umana” e due “operatori informatici”, per i loro ruoli nel tentativo di attaccare, nell’aprile 2018, l’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPCW), situata a L’Aia. L’agenzia stava indagando sui rapporti secondo cui le forze siriane, appoggiate dalla Russia, avrebbero effettuato attacchi chimici nel Paese mediorientale, quando alcuni presunti agenti del GRU sono stati intercettati nel tentativo di penetrare nel wifi dell’organizzazione attraverso un’auto a noleggio parcheggiata vicino al suo quartier generale.

“Con queste sanzioni, l’UE sta facendo un grande passo verso un cyber-spazio più sicuro. Il prezzo per i comportamenti malvagi viene aumentato, perché i cattivi continuano a cavarsela bene troppo spesso”, ha dichiarato il ministro degli Esteri olandese, Stef Blok. “Ora l’UE dimostra che può agire efficacemente contro queste e altre parti responsabili di crimini informatici”, ha aggiunto.

Un’altra entità presa di mira è la Tianjin Huaying Haitai Science and Technology Development Company Ltd, che si dice sia stata la fonte dell’”Operazione Cloud Hopper”, condotta da pirati informatici cinesi considerati legati al governo di Pechino. Il Consiglio europeo ha affermato che l’operazione “aveva preso di mira i sistemi di informazione di società multinazionali in sei continenti e aveva ottenuto un accesso non autorizzato a dati commercialmente sensibili, con conseguenti perdite economiche significative per le imprese”.

Nella lista figura poi la Chosun Expo, una società di esportazione dalla Corea del Nord che, con l’attacco “WannaCry”, avrebbe contribuito a violare l’autorità polacca di vigilanza finanziaria e la Sony Pictures Entertainment. Si presume anche che abbia effettuato un furto informatico dalla Banca del Bangladesh e ne abbia tentato un altro contro la Vietnam Tien Phong Bank.

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Chiara Gentili

di Redazione

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