Polonia: al vaglio della Corte costituzionale il trattato contro la violenza sulle donne

Pubblicato il 30 luglio 2020 alle 18:17 in Europa Polonia

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Il primo ministro della Polonia, Mateusz Morawiecki, ha chiesto alla Corte costituzionale di valutare la compatibilità della Convenzione di Istanbul sulla violenza contro le donne con la carta fondamentale di Varsavia. La notizia giunge dopo che un membro dell’esecutivo, nello specifico il ministro della Giustizia, Zbigniew Ziobro, ha dichiarato che il Paese dovrebbe abbandonare il trattato, considerato dal governo nazionalista polacco “troppo liberale”. Secondo la stampa, le controversie sulla Convenzione minacciano di aggravare gli attriti tra il partito Diritto e Giustizia (PiS) e le istituzioni dell’Unione Europea, preoccupate per i diritti democratici in Polonia.

“Ho deciso di chiedere alla Corte costituzionale di valutare se la Convenzione è in linea con la Costituzione polacca”, ha dichiarato il primo ministro Morawiecki durante una conferenza stampa, giovedì 30 luglio. Il PiS e i suoi partner si allineano alla Chiesa cattolica e si oppongono alla Convenzione del Consiglio d’Europa, definendola irrispettosa della religione e potenzialmente pericolosa per i valori familiari per via della descrizione del genere come “ruolo sociale”.

Morawiecki ha affermato che la Polonia ha fatto grandi passi in avanti per proteggere i diritti delle donne attraverso la sua legislazione e ha osservato che il patto di Istanbul è deviato dalla presenza di una base “ideologica”. “Queste sono preoccupazioni serie e non possiamo trascurarle”, ha detto il primo ministro. Morawiecki non ha chiarito se la Polonia continuerà a insistere per essere rimossa dal trattato o aspetterà le conclusioni della Corte costituzionale. “Il governo in parte condivide questi timori e abbiamo il diritto di giudicare se il documento possa essere incompatibile con la costituzione per quanto riguarda l’imparzialità dello Stato su questioni di coscienza e il diritto dei genitori di educare i figli in linea con i propri principi. Pertanto ho deciso di rivolgermi alla Corte costituzionale”, ha dichiarato il premier polacco nello spiegare la sua decisione.

I gruppi per la difesa dei diritti umani e gli organi dell’UE sono preoccupati per ciò che molti vedono come un passo indietro nel riconoscimento delle libertà civili e personali in Polonia. I timori sono cresciuti dopo che il candidato di PiS, Andrzej Duda, ha vinto le elezioni del 12 luglio, riconfermandosi presidente, a seguito di una campagna durante la quale gli oppositori lo hanno accusato di rilasciare dichiarazioni omofobe.

A inizio settimana, Marija Pejcinovic Buric, capo del Consiglio d’Europa, la principale organizzazione europea per la tutela dei diritti umani, ha affermato che il ritiro della Polonia dalla Convenzione contro la violenza sulle donne sarebbe un grande passo indietro nei confronti dei valori democratici. “Se ci sono idee sbagliate o incomprensioni sul trattato, siamo pronti a chiarirle in un dialogo costruttivo”, ha dichiarato. La Polonia aveva ratificato la Convezione di Istanbul sotto un precedente governo centrista, nel 2015. A inizio luglio, il Consiglio europeo ha cominciato a discutere di un meccanismo che legherebbe i fondi dell’UE allo stato di diritto, una mossa che punta a prendere di mira Paesi come la Polonia e l’Ungheria, spesso criticati per le loro derive illiberali. Il partito di governo e il presidente hanno guadagnato crescente popolarità nel Paese tramite l’adozione di un programma di welfare che ha migliorato la condizione economica di molte famiglie povere con bambini e pensionati, soprattutto nelle aree rurali e nelle piccole città. Tuttavia, allo stesso tempo, il PiS ha attirato le critiche di vari leader dell’UE per aver preso provvedimenti volti a influenzare politicamente il sistema giudiziario e i media nello Stato, nonché per aver approfondito le spaccature sociali tramite attacchi verbali ai liberali e ai membri della comunità LGBTQ.

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Chiara Gentili

di Redazione

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