L’India schiera 35.000 soldati al confine con la Cina

Pubblicato il 30 luglio 2020 alle 13:21 in Cina India

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L’India starebbe mobilitando circa 35.000 uomini lungo la Linea di Controllo Effettivo (LAC), il confine de facto che la separa dalla Cina, secondo quanto rivelato dal South China Morning Post ,sulla base di informazioni fornite da un funzionario indiano rimasto anonimo, il 30 luglio. Tale mossa giunge a soli due giorni dalla comunicazione di un prossimo round di dialoghi per la distensione tra i capi militari, annunciato da parte cinese, e potrebbe nuovamente cambiare i fragili equilibri raggiunti da Pechino e Nuova Delhi nell’area, facendo scomparire qualsiasi speranza di una rapida risoluzione delle tensioni al confine.

La porzione della LAC corrispondente alla valle di Galwan, che si trova tra l’area di Aksai Chin, amministrata dalla Cina, e il territorio indiano di Ladakh, è stata teatro di un crescendo di tensioni tra le truppe degli eserciti indiano e cinese presenti in loco, iniziate lo scorso 6 maggio con i primi sporadici scontri fisici tra le truppe e culminati poi il 15 giugno con la morte di almeno 20 soldati indiani.

Da allora, le parti hanno dapprima aumentato la rispettiva presenza militare al confine, ma più round di negoziati tra i rispettivi capi militari sembravano aver portato ad una smobilitazione dell’area, come affermato più volte dalle autorità cinesi. Anche lo scorso 28 luglio, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin, aveva ribadito che la Cina e l’India hanno condotto una serie di dialoghi tramite i canali diplomatico e militari, hanno ridotto la presenza militare in più punti e si stanno dirigendo verso una progressiva distensione. In tale occasione, Wang aveva comunicato che i due Paesi si stanno preparando per condurre il quinto round di negoziati tra i capi militari per risolvere le problematiche rimaste in sospeso.

Le tensioni lungo la LAC si sono riaccese lo scorso 6 maggio, quando si erano verificati iniziali scontri fisici tra le rispettive truppe, a causa di reciproche accuse di penetrazione nel territorio dell’altro. Il 6 giugno successivo, si era tenuto un primo incontro tra i comandanti delle forze impegnate nell’area che sembrava aver ristabilito l’ordine, fino ai fatti del 15 giugno.  Lo scorso 22 giugno, i leader militari si erano incontrati nuovamente e avevano concordato di allentare le tensioni al confine, ma, contrariamente a quanto stabilito, le parti sembravano aver aumentato il rispettivo impegno militare. Tuttavia, in seguito al successivo incontro del 30 giugno, la Cina sembrava aver portato avanti gli impegni presi, avendo iniziato a smobilitare le truppe stanziate al confine.

Gli scontri finora avvenuti lungo la LAC sono stati solamente fisici, in osservazione di un trattato firmato dalle due potenze nel 1996 che impedisce ad entrambe di aprire il fuoco o detonare esplosivi entro 2 km dalla LAC, fatta eccezione per le esercitazioni. Oltre a prevedere una riduzione della rispettiva presenza militare lungo il confine, l’accordo del 1996 proibirebbe l’impiego anche di armi e mezzi militari come carrarmati e veicoli da combattimento, obici dal calibro superiore ai 75 mm, mortai con un calibro di oltre 120 mm e missili terrestri e aerei.

L’india e la RPC si sono ripetutamente scambiate accuse di intrusione nei rispettivi territori lungo il confine condiviso, tuttavia casi di scontri armati tra le parti sono sempre stati rari. Nel 1962 le dispute di frontiera provocarono una breve guerra tra le parti che iniziò il 10 ottobre di quell’anno e si concluse il successivo 21 novembre, con la vittoria di Pechino che sottrasse all’allora nemico parte del territorio himalayano noto come Aksai Chin. Al centro del conflitto vi era il controllo su tale area e sulla ex North East Frontier Agency, l’attuale Stato indiano dell’Arunachal Pradesh.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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