Libia: in un clima di trepidazione sui fronti di battaglia, l’Onu documenta 358 vittime civili in tre mesi

Pubblicato il 30 luglio 2020 alle 9:02 in Africa Libia

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L’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, e le forze del governo di Tripoli continuano a prepararsi per quella che continua ad essere definita una “battaglia imminente”. Nel frattempo, l’Onu ha documentato un aumento del 173% di vittime civili nel secondo trimestre del 2020.

In particolare, secondo il rapporto pubblicato il 29 luglio dalla Missione di Supporto delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL), nel periodo 1 aprile- 30 giugno 2020, sono state registrate almeno 358 vittime civili, di cui 106 morti e 252 feriti, causate perlopiù dalle battaglie condotte via terra sui diversi fronti di combattimento, così come da attacchi aerei e residui bellici esplosivi. Si tratta di un aumento del 173% rispetto al primo trimestre del 2020 e, nello specifico, di un +65% del numero di decessi. Il numero delle vittime comprende 45 donne, 44 ragazzi e 8 ragazze, tra morti e feriti, e ad essere colpiti sono stati altresì ospedali e scuole.

A detta di UNSMIL, un tale incremento è stato provocato da una maggiore escalation delle ostilità nel Paese Nord-africano, nonostante l’invito alla tregua da parte delle Nazioni Unite e della comunità internazionale. Di fronte an simile scenario, la Missione ha rinnovato il proprio appello verso le parti impegnate nel conflitto, affinché interrompano immediatamente le operazioni militari e rispettino il diritto umanitario internazionale, con il fine di proteggere la popolazione libica e consentire alle autorità di far fronte alla pandemia di coronavirus.

Nel frattempo, il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), coadiuvato dalla Turchia, e l’esercito di Haftar continuano a mobilitarsi presso la città costiera di Sirte e la base di al-Jufra, obiettivi dell’operazione “Sentieri della vittoria”, lanciata dalle forze tripoline con il fine di liberare gli hub ed i territori nel Sud e nell’Est libico tuttora controllati dall’LNA. A tal proposito, nella sera del 29 luglio, alcune fonti hanno rivelato al quotidiano arabo al-Arabiya che un aereo militare turco, con a bordo ulteriori mercenari siriani, è atterrato presso la base occidentale di al-Watiya. Parallelamente, un velivolo carico di armi e combattenti è giunto a Misurata, e, a detta delle fonti, si tratta di rinforzi da inviare presso Sirte e al-Jufra. Questi sono giunti dopo che, nella medesima giornata del 29 luglio, una squadra dell’intelligence turca ha sostato per alcune ore presso al-Watiya, per poi ritornare nel proprio Paese.

Dall’altro lato, a detta del direttore del Dipartimento di guida morale del GNA, Nasser al-Qayed, anche le forze di Haftar continuano a mobilitarsi. In particolare, l’LNA, coadiuvato dai mercenari russi della compagnia privata Wagner, starebbe costruendo fortificazioni nei pressi di Sirte e al-Jufra, e sarebbe pronto ad attaccare in qualsiasi momento, costruendo altresì trincee per ospitare soldati sudanesi e Janjawid e piantando mine. Tuttavia, ha specificato al-Qayed, le forze tripoline continuano a monitorare qualsiasi movimento del proprio avversario.

Secondo quanto riportato da al-Jazeera, in realtà, i fronti di Sirte e al-Jufra sono in attesa dei risultati dei negoziati condotti dietro le quinte, i quali mirano a disinnescare la “guerra imminente” tra Tripoli e Tobruk. Il riferimento va altresì alla recente visita del ministro degli Esteri saudita, il principe Faisal bin Farhan, intrapresa il 27 luglio, in Egitto, Algeria, Tunisia e Marocco, così come agli incontri separati del 26 e 27 luglio in Marocco del presidente della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, e del presidente dell’Alto Consiglio di Stato libico, Khaled al-Mishri. Tuttavia, dal canto suo, il governo di al-Sarraj si è detto disposto a negoziare solo nel caso di una liberazione di Sirte e al-Jufra.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese Nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato vi è il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per l’LNA.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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