L’Afghanistan si prepara al cessate il fuoco

Pubblicato il 30 luglio 2020 alle 11:12 in Afghanistan Asia

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Il rappresentante speciale degli Stati Uniti per la riconciliazione in Afghanistan, Zalmay Khalilzad, è arrivato a Kabul, il 30 luglio, dove sta incontrando i leader afgani in vista del cessate il fuoco che inizia il 31 luglio. 

Nel suo incontro con il presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, i due hanno discusso di una proroga del cessate il fuoco e di una riduzione della violenza, dell’inizio di colloqui diretti con i talebani e anche dello scambio di prigionieri. Abdullah Abdullah, capo dell’Alto Consiglio per la riconciliazione nazionale e l’ex presidente, Hamid Karzai, erano presenti all’incontro di Khalilzad con Ghani.

Il rappresentante degli USA ha anche incontrato Abdullah e i membri del Consiglio superiore della riconciliazione nazionale hanno affermato che il viaggio di Khalilzad è finalizzato a tenere colloqui con la leadership politica afgana sulle mosse precedenti e successive al cessate il fuoco e sull’attuazione dell’accordo di pace tra Stati Uniti e talebani, firmato a Doha il 29 febbraio. “Gettare le basi per l’inizio dei colloqui intra-afgani, condividere i dettagli dei suoi recenti viaggi e completare l’accordo stabilito a Doha tra talebani e statunitensi, questa è l’agenda del suo viaggio”, ha affermato Faraidoon Khawzon, portavoce del Consiglio Superiore della Riconciliazione Nazionale.

Nel frattempo, un portavoce talebano, Suhail Shaheen, in un tweet la sera del 29 luglio ha dichiarato che il gruppo rilascerà i rimanenti prigionieri “per buona volontà”, prima del cessate il fuoco, completando così il totale di 1.000 detenuti liberati. Shaheen ha poi aggiunto che il governo “dovrebbe anche completare il processo di rilascio dei 5.000 individui come promesso in conformità con l’accordo di Doha”. Nonostante le violenze, alcuni militanti islamisti portano avanti i negoziati con il governo afghano. Il 9 luglio, i rappresentanti dei talebani hanno consegnato al governo afghano un nuovo elenco di 592 detenuti di cui chiedono la liberazione. Al momento, Kabul ha rilasciato 4.019 prigionieri e i militanti islamisti ne hanno rilasciati, invece, 737. 

A tale proposito, Kabul ha rivelato uno dei motivi principali alla base del ritardo nell’avvio dei negoziati intra-afgani è proprio la questione dei prigionieri, affermando che il governo ha deciso di non rilasciare 597 detenuti dei 5.000 che dovevano essere liberati a seguito della sottoscrizione dell’accordo tra USA e talebani. La ragione è che questi prigionieri non erano solo affiliati ai talebani, ma presumibilmente colpevoli di gravi crimini “morali”. La lista fornita dai militanti islamisti, il 9 luglio, dovrebbe sostituire proprio questi individui. 

Gli Stati Uniti sono intervenuti in Afghanistan nel 2001, con l’obiettivo di rovesciare il governo di Kabul, allora sostenuto dai talebani, poichè questo aveva fornito asilo ad al-Qaeda, durante la pianificazione degli attentati dell’11 settembre 2001. Con l’invasione di Washington e l’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Il 29 febbraio 2020, gli Stati Uniti e i talebani hanno firmato uno “storico” accordo di pace a Doha, in Qatar. Tuttavia, tale intesa non ha portato ancora la stabilità nel Paese, sconvolto dalle violenze e fortemente diviso.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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