Italia-Cina: videoconferenza tra i ministri Di Maio e Wang Yi

Pubblicato il 30 luglio 2020 alle 12:48 in Cina Italia

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Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale italiano, Luigi Di Maio, ha avuto un colloquio in videoconferenza con il ministro degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese, Wang Yi, il 30 luglio. 

La notizia è stata riferita dal sito ufficiale della Farnesina. I due rappresentanti hanno discusso del rilancio del partenariato economico e dell’esportazione di prodotti agroalimentari. Inoltre, sono stati affrontati i temi della lotta al COVID-19 e della cooperazione globale per produrre un vaccino. Altre questioni rilevanti sono state quelle della “transizione digitale, la situazione a Hong Kong e la tutela dell’autonomia”, secondo quanto riferito dal Ministero degli Esteri italiano.

L’Italia è il primo dei grandi Paesi occidentali e il primo membro del G7 ad aderire alla Belt and Road Initiative, un ambizioso progetto di Pechino, noto come la Nuova Via della Seta. Tale iniziativa è stata lanciata dal presidente Xi Jinping nel 2013.  Il 23 marzo 2019, Italia e Cina hanno  siglato un memorandum di cooperazione per la partecipazione italiana al progetto, durante la visita di stato del presidente Xi Jinping a Roma. Si è trattato di un accordo da 2,5 miliardi di euro e di un momento storico importante per lo sviluppo dei rapporti bilaterali tra Pechino e Roma. La sottoscrizione del memorandum ha suscitato, tuttavia, molti dibattiti sia internamente in Italia, sia da parte degli alleati storici del Paese, USA ed Unione Europea. 

Al momento, le relazioni tra Pechino e Washington si trovano ad un punto di massima tensione su più fronti, che riguardano soprattutto la questione di Hong Kong, del Xinjiang e del Mar Cinese Meridionale. Nei primi due casi, lo scontro è avvenuto soprattutto per mezzo di canali diplomatici e attraverso l’applicazione di leggi avverse l’un l’altro. Lo scorso 24 luglio, il Ministero degli Esteri cinese ha ordinato la chiusura del consolato generale americano a Chengdu, in risposta alla mossa americana del 21 luglio, quando gli Stati Uniti hanno ordinato alla Cina di chiudere il proprio consolato a Houston, sostenendo che avesse operato furti di dati da varie strutture in Texas. 

Nel caso del Mar Cinese Meridionale, invece, sia Pechino sia Washington hanno condotto operazioni militari contemporaneamente e si sono reciprocamente denunciate di aver cercato di militarizzare le acque e di distruggere la stabilità regionale. Lo scorso 21 luglio, il segretario alla Difesa americano, Mark Esper, ha annunciato che vorrebbe recarsi in visita in Cina entro la fine dell’anno per migliorare i canali di comunicazione in caso di crisi e ha aggiunto che Pechino non ha alcun diritto di trasformare il Mar Cinese Meridionale nel proprio “impero marittimo”.

Infine, una questione che riguarda anche l’Italia è quella della partecipazione della Cina allo sviluppo della rete 5G in Europa. L’amministrazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha classificato Huawei come una minaccia alla sicurezza nazionale inserendola nella propria Entity List nel 2019, alla luce del suo legame con il governo e l’apparato militare cinese, che aveva fatto avanzare ipotesi di spionaggio. Con tale mossa è stato impedito alle aziende statunitensi di vendere beni e servizi a Huawei, danneggiando notevolmente l’azienda, la quale ha risposto a tale mossa definendola basata su insinuazioni e presupposti erronei.

Successivamente, il primo ministro britannico, Boris Johnson, ha deciso di bandire Huawei dalle reti 5G inglesi, il 14 luglio, ordinando alle società di telecomunicazioni di rimuovere le proprie apparecchiature entro il 2027. “Ovviamente il contesto è cambiato leggermente con alcune delle sanzioni che hanno introdotto gli Stati Uniti”, ha dichiarato il segretario per l’Ambiente inglese, George Eustice, interrogato in merito alla posizione del governo su Huawei. “Noi ovviamente in termini di revisione della nostra sicurezza dobbiamo tenere sotto esame le conseguenze di tali azioni”, ha aggiunto il ministro.

Anche la Francia, secondo quanto rivelato da alcune fonti informate sui fatti, il 22 luglio, ha comunicato agli operatori di telecomunicazioni locali, i quali progettano di acquistare apparecchiature 5G da Huawei, che questi non saranno in grado di rinnovare le licenze necessarie a rimanere sul settore una volta che queste saranno scadute. Si tratta di una mossa che taglia fuori in maniera graduale, ma definitiva, l’azienda di Pechino delle reti mobili di Parigi. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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