Hong Kong: mentre crolla il PIL, il governo blocca i candidati democratici

Pubblicato il 30 luglio 2020 alle 11:47 in Cina Hong Kong

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Il governo della regione amministrativa speciale di Hong Kong, dopo aver pubblicato i preoccupanti dati relativi all’andamento dell’economia dell’isola il 29 luglio, il giorno successivo, ha deciso di impedire a 12 rappresentanti del fronte pro-democrazia di presentarsi alle prossime elezioni del Consiglio legislativo, previste per il 6 settembre 2020, tra gli esclusi figura anche l’attivista Joshua Wong.

Dal punto di vista economico, i dati previsionali relativi al secondo trimestre del 2020 del Dipartimento di Statistica del governo di Hong Kong hanno rivelato un crollo del 9% del PIL rispetto all’anno precedente, che ha confermato l’andamento registrato nei primi tre mesi del 2020, durante i quali il calo era stato del 9,1%. Un portavoce del governo di Hong Kong ha affermato che non appena la diffusione della pandemia sarà riportata sotto controllo e le condizioni esterne miglioreranno, l’economia dell’isola si riprenderà gradualmente.

Tuttavia, il rappresentante ha anche aggiunto che, guardando al futuro, la pandemia e le tensioni geopolitiche colpiranno, nel breve termine, le attività economiche locali e le esportazioni. Nell’ultimo trimestre, i consumi privati sono crollati del 14,5% rispetto all’anno precedente e hanno continuato a scendere anche rispetto al calo del 10,6% del primo trimestre, segnando la peggior discesa nella storia dell’isola. La pandemia ha colpito il mercato del lavoro e di conseguenza anche le attività dei consumatori. Per quanto riguarda le esportazioni commerciali di beni, invece, la perdita rispetto allo scorso anno è stata del 2,1% e potrebbe aggravarsi in seguito alla revoca dello status commerciale preferenziale accordato ad Hong Kong dagli USA, dello scorso 14 luglio.

La repressione del dissenso dei manifestanti e l’applicazione della nuova legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong, del 30 giugno scorso, sono costate al governo dell’isola critiche e ripercussioni a livello internazionale, prima fra tutti quella degli USA. Tuttavia, l’esecutivo della governatrice Carrie Lam non sembrerebbe disposto a cedere alle pressioni internazionali, come dimostrato dalle scelte del 30 luglio con le quali è stata invalidata la candidatura alle prossime elezioni del Consiglio legislativo a 12 persone. Nella dichiarazione in cui è stata comunicata l’esclusione dei 12, è stato specificato che il governo non esclude di invalidare altre nomine e che le azioni compiute sono state fatte nel rispetto della Basic Law, la costituzione de facto dell’isola, e non sono frutto di censura politica, restrizione della libertà di parola o dei diritti di candidarsi.

Per quanto riguarda le elezioni del Consiglio Legislativo, le domande di candidatura sono esaminate da presidenti di seggio che sono funzionari amministrativi che lavorano per il governo e che sono stati scelti dalla Commissione per gli Affari elettorali. Ai presidenti di seggio è richiesto  di controllare se i candidati abbiano determinati requisiti come età, nazionalità e la firma di una dichiarazione in cui promettono di tutelare e rispettare la Basic Law e di essere fedeli alla Regione amministrativa speciale di Hong Kong. Negli ultimi quattro anni, le autorità dell’isola hanno impedito a 18 rappresentanti democratici di candidarsi alle elezioni locali e, nel 2016, altri sei esponenti del movimento non hanno potuto presentarsi a quelle per il Consiglio legislativo.

Oltre all’invalidazione delle candidature, il governo di Carrie Lam starebbe anche valutando l’ipotesi di rinviare le elezioni del 6 settembre, a causa della crescente diffusione del coronavirus sull’isola. La posticipazione delle elezioni potrebbe assestare un duro colpo ai partiti pro-democrazia che hanno deciso di fare fronte comune e presentare un cerchio ristretto di candidati, individuati durante le primarie ufficiose organizzate gli scorsi 11 e 12 luglio. La speranza dei partiti democratici è quella di poter ottenere le cosiddette “35+” sedute, delle 70 disponibili nel Consiglio legislativo. Durante le primarie, hanno espresso la propria preferenza oltre 610.000 persone, superando le aspettative degli organizzatori che speravano in almeno 170.000 presenze, ossia il 10% del loro elettorato, facendoli ben augurare per il prossimo 6 settembre. Alle elezioni locali dello scorso 24 novembre, il fronte pro-democrazia aveva ottenuto 1,7 milioni di voti dei 2,94 milioni di votanti, garantendosi 278 dei 344 seggi nel consiglio distrettuale.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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