Hong Kong: arrestati 4 studenti, Taiwan denuncia il “terrore rosso”

Pubblicato il 30 luglio 2020 alle 16:57 in Hong Kong Taiwan

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La polizia di Hong Kong ha arrestato 4 membri del gruppo studentesco-indipendentista Studentlocalism per sospetti crimini secessionisti perpetrati sui social media, il 29 luglio. Il giorno successivo, il Partito progressista democratico (PPD) di Taiwan ha dichiarato che ad Hong Kong è iniziato il momento più oscuro del “terrore rosso” e che adesso il mondo intero potrà vedere chiaramente come la Cina stia infrangendo le libertà del popolo di Hong Kong, creando un clima di terrore.

Il PPD, partito a capo del governo di Taiwan, ha affermato che gli ultimi sviluppi politici a Hong Kong hanno infranto completamente i principi di democrazia, stato di diritto e i diritti umani basilari. Per tali ragioni, il partito taiwanese ha chiesto ai governi di Hong Kong e Pechino di interrompere la repressione della popolazione di Hong Kong e rispettare gli impegni presi con la dichiarazione congiunta sino-inglese del 19 dicembre 1984.

Secondo quanto riferito dal portavoce della polizia di Hong Kong, Lee Kwai-wah, le quattro persone trattenute avrebbero tra i 16 e i 21 anni e sarebbero tre uomini e una donna e sarebbero state arrestate per aver pubblicato sui social media dei contenuti sulla creazione di un nuovo partito a favore dell’indipendenza di Hong Kong. Il caso sarà trattato in base agli articoli 20 e 21 della nuova legge sulla sicurezza nazionale, che riguardano i reati di secessione, per i quali sono previste condanne da 10 anni di carcere fino all’ergastolo, nei casi più gravi, e dai 3 ai 10 anni di detenzione, per i reati minori.

Sebbene la polizia non abbia comunicato a quale gruppo indipendentista appartenessero gli arrestati e non abbia rivelato i loro nomi, dalla sua pagina Facebook, Studentlocalism ha confermato l’arresto di alcuni suoi membri, trai quali figurerebbe l’ex-leader del movimento Tony Chung. In precedenza, Studentlocalism aveva dichiarato che avrebbe interrotto le proprie attività sull’isola a causa dell’imposizione della nuova legge sulla sicurezza nazionale a Hong Kong, adottata lo scorso 30 giugno. Tuttavia, il gruppo non aveva chiuso le proprie pagine sui social media, affermando che gli attivisti all’estero avrebbero portato avanti la loro causa. A scatenare l’azione della polizia è stato proprio un contenuto pubblicato lo scorso 26 luglio che rimandava alla pagina statunitense del gruppo, la quale si definisce “determinata a riconquistare il diritto di autodeterminazione dei cittadini di Hong Kong e a portare avanti il cammino dell’isola verso l’indipendenza.

La direttrice di Human Rights Watch in Cina, Sophie Richardson, ha dichiarato gli arresti un grave abuso della legge draconiana che ha palesato il suo vero obiettivo, ossia mettere a tacere i dissensi. A sua detta, gli arresti aumentano le preoccupazioni per una generale repressione sui partiti politici, in vista delle elezioni del Consiglio legislativo, del prossimo 6 settembre. A tal proposito, le autorità di Hong Kong hanno già invalidato le candidature di 12 esponenti dei partiti democratici e avanzato l’ipotesi di posticipare le elezioni stesse a causa della diffusione del coronavirus sull’isola.

Lo scorso 30 giugno, Pechino aveva approvato la “Legge della regione amministrativa speciale di Hong Kong della Repubblica Popolare Cinese per la salvaguardia della sicurezza nazionale”, entrata in vigore dalla mezzanotte del successivo primo luglio. Con tale legge sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e atti di terrorismo, ed è stata istituita la Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale che prevede l’impiego di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino. Per molti, la legge lederebbe l’autonomia e le libertà di Hong Kong.

L’isola è una regione amministrativa speciale della Cina dal primo luglio 1997, quando fu ultimato il passaggio della sua sovranità dal Regno Unito al governo di Pechino, secondo una serie di condizioni stabilite nella dichiarazione congiunta sino-inglese. In base a tale documento, le relazioni di Hong Kong con il governo centrale sono state regolate dal modello “un Paese, due sistemi”, volto a garantire un certo grado di indipendenza all’isola, che negli anni si era sviluppata su un modello economico, politico e sociale inglese e capitalista, molto distante dal modello del socialismo con caratteristiche cinesi. Tale principio sarebbe dovuto restare in vigore fino al 2047 ma, a detta di molti, la legge sulla sicurezza nazionale lo avrebbe violato.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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