Egitto e Sudan condividono le preoccupazioni sulla diga africana

Pubblicato il 30 luglio 2020 alle 20:58 in Egitto Sudan

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Il capo dell’intelligence egiziana, Abbas Kamel, ha incontrato a Khartoum, in Sudan, il leader del Consiglio sovrano di transizione, Abdel Fattah al-Burhan, per condividere le preoccupazioni sulla realizzazione della grande diga africana, il progetto idroelettrico che sta impegnando in complessi negoziati le delegazioni sudanese, egiziana ed etiope. I media hanno specificato che il rappresentante del Cairo ha portato a Khartoum un messaggio del presidente Abdel Fattah al-Sisi e, per loccasione, ha incontrato e discusso anche con il primo ministro sudanese Abdalla Hamdok. La comunicazione trasmessa al premier per mezzo del capo dellintelligence del Cairo riguardava, a detta del quotidiano Middle East Monitor, le relazioni bilaterali tra i due Paesi e le modalità per rafforzarle e migliorarle a vari livelli.

Lultimo incontro tra Egitto, Etiopia e Sudan sulla Grand Ethiopian Renaissance Dam, altresì detta GERD, si è tenuto il 27 luglio, con la mediazione dei rappresentanti dellUnione Africana. Secondo quanto stabilito al termine della videoconferenza, i tre Paesi hanno in programma di iniziare un nuovo round di colloqui, della durata di tre giorni, il 3 agosto. In tale occasione, le parti dovranno riuscire a concordare sulle disposizioni base, riguardanti gli aspetti tecnici e legali della diga.

Dopo il vertice di lunedì 27, il Sudan e l’Egitto si sono detti ancora una volta preoccupati dalla decisione unilaterale dell’Etiopia di riempire autonomamente il bacino della GERD. Il presidente egiziano al-Sisi, ha dichiarato che il suo Paese si impegnerà a lungo nelle trattative per risolvere le controversie sul riempimento e sul funzionamento della grande diga africana. La GERD, in costruzione sul Nilo Azzurro, è destinata a diventare il maggior progetto idroelettrico del continente. Il 15 luglio, Addis Abeba aveva iniziato a riempire il serbatoio della diga, attirando le obiezioni di Egitto e Sudan, che volevano per prima cosa raggiungere un accordo sulla futura gestione dell’opera. Il Cairo, preoccupato che l’immediato riempimento della GERD potesse intaccare le sue riserve idriche, aveva chiesto al governo etiope un “chiarimento urgente”. Il livello dell’acqua risulta essere aumentato da 525 a 560 metri. Riempiendo il serbatoio con 4,9 miliardi di metri cubi di acqua, l’Etiopia è ora in grado di testare le sue prime due turbine, un passo importante verso la produzione effettiva di energia.

La diga africana è da anni motivo di tensione tra Sudan, Egitto ed Etiopia dal momento che i tre Stati non riescono a trovare un accordo sul riempimento e sul funzionamento del progetto idroelettrico. La controversia riguarda soprattutto il Cairo e Addis Abeba. Quest’ultima ha avviato la realizzazione della diga, destinata a diventare la più grande del continente, nel 2011, ma da quel momento varie battute di arresto ne hanno rallentato la costruzione. L’Egitto ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito. La posizione del Cairo è quella di assicurarsi che la costruzione della GERD non causi danni significativi ai Paesi situati a valle e che il suo riempimento avvenga in maniera graduale, così da non far scendere drasticamente il livello del fiume. Per l’Etiopia, invece, i serbatoi vanno riempiti adesso, durante la stagione delle piogge, e, secondo Addis Abeba, il progetto idroelettrico sarà essenziale non solo per sostenere la sua economia, in rapida crescita, ma anche per favorire lo sviluppo di tutta la regione.

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano, dal costo di circa 4,6 miliardi di dollari, dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Si pensa che la diga, una volta terminata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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