Bulgaria: nuove manifestazioni bloccano il centro di Sofia

Pubblicato il 30 luglio 2020 alle 16:51 in Bulgaria Europa

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In Bulgaria, i manifestanti antigovernativi sono tornati a occupare le strade della capitale, Sofia, minacciando di bloccare il traffico finché non cadrà lattuale esecutivo, accusato di corruzione. Dalla serata di mercoledì 29 luglio, migliaia di persone hanno cominciato a installare tende su uno dei più trafficati incroci della città, il Ponte delle Aquile, oltre che fuori dal quartier generale del governo. Uno degli organizzatori della protesta, Nikolay Hadjigenov, ha dichiarato alla stazione radiofonica BNR, giovedì 30 luglio, che i blocchi del traffico e le altre azioni di disobbedienza civile saranno mantenute fino alle dimissioni del primo ministro, Boyko Borissov. “Il premier non ci sentirà. Non abbiamo illusioni, quindi dobbiamo abbatterlo con la forza”, ha detto Hadjigenov. La polizia, dal canto suo, non è ancora intervenuta a sgombrare le tende.

La manifestazione di mercoledì sera ha riunito oltre 5.000 persone che hanno urlato a gran voce “Dimettiti!” fuori dal quartier generale del governo. Altre centinaia hanno camminato lungo il viale centrale che collega il palazzo dellesecutivo al Ponte delle Aquile, bloccando il traffico per tutta la giornata.

Borissov, il cui terzo mandato scadrà nel marzo 2021, ha rifiutato di dimettersi. In un messaggio diffuso su Facebook, il 29 sera, il premier ha messo in guardia i manifestanti dalla “la chiusura degli incroci stradali, una mossa che rischia di interrompere la normale vita quotidiana delle persone”. “Ci saranno elezioni il prossimo anno. Chi vincerà governerà. Questa è la democrazia”, ha aggiunto.

Il 23 luglio, in un rimpasto di governo progettato per frenare le proteste dei cittadini, Borissov ha deciso di sostituire tre ministri della propria squadra. Si è trattato, nello specifico, dei ministri delle Finanze, dellEconomia e dellInterno.

A Sofia, le proteste sono iniziate il 7 luglio, quando il leader del movimento dopposizione Sì, Bulgaria, Hristo Ivanov, si è filmato mentre cercava di raggiungere una spiaggia pubblica, sulla costa del Mar Nero, ma è stato fermato da alcuni agenti di polizia, a guardia della vicina villa di un ex politico e uomo daffari bulgaro, Ahmed Dogan. Luomo, che è considerato molto vicino al premier, dispone ufficiosamente della spiaggia per uso privato. Di conseguenza, Ivanov ha accusato il governo di Borissov di aver permesso a Dogan di invadere la proprietà pubblica e di utilizzare il denaro dei contribuenti per fornirgli sicurezza, nonostante non occupi alcun incarico formale allinterno del governo. 

Il clima di tensione si è ulteriormente acuito il 9 luglio, quando i procuratori bulgari hanno condotto un raid contro l’ufficio del presidente Rumen Radev, nel quale sono stati arrestati due membri dell’amministrazione. Stando alle autorità del Paese, la perquisizione è stata motivata, da un lato, da affari legali e anti-corruzione e, dall’altro, dalle azioni del consulente per la sicurezza e la difesa del presidente, come parte di due indagini separate per influenzare la diffusione e la divulgazione di segreti di Stato.

Entrambi gli uomini sono stati trattenuti dalla polizia per 24 ore e, al riguardo, i pubblici ministeri hanno riferito che devono ancora decidere se portare avanti le accuse. Da parte sua, la segretaria legale di Radev ha negato qualsiasi illecito, mentre il presidente ha rifiutato di commentare direttamente le incursioni, ma ha incolpato i pubblici ministeri di proteggere individui corrotti.

A detta di alcuni osservatori, tale mossa è da contestualizzare nel quadro di crescenti tensioni politiche tra il presidente Radev e il procuratore capo Ivan Geshev. In particolare, lo scorso 7 novembre, il presidente di Sofia aveva cercato di bloccare la nomina di Geshev a causa delle proteste popolari secondo cui questultimo non avrebbe fatto abbastanza per combattere l’alto livello di corruzione in Bulgaria, classificato come lo Stato membro più corrotto dell’Unione Europea dal Transparency International Index.

In tale quadro, il governo di centro-destra bulgaro è sopravvissuto, il 21 luglio, al voto di sfiducia promosso dai socialisti dell’opposizione, i quali lo accusano di non aver sradicato la corruzione endemica nel Paese. Nel dettaglio, 124 legislatori su 240 del Parlamento hanno votato contro la mozione di sfiducia nei confronti del governo di coalizione, mentre 102 deputati erano a favore. I restanti 11 si sono astenuti. Si tratta della quinta mozione di sfiducia contro l’esecutivo di Borissov, da quando questo si è insediato il 26 marzo 2017.

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Chiara Gentili

di Redazione

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