Yemen, crisi del Sud: è ufficiale, i separatisti pronti a firmare la pace

Pubblicato il 29 luglio 2020 alle 8:34 in Medio Oriente Yemen

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I gruppi separatisti del Sud dello Yemen, rappresentati dal Consiglio di Transizione Meridionale (STC), si sono ufficialmente detti disposti a rinunciare alla propria autonomia e ad aderire all’accordo di Riad, già siglato il 5 novembre 2019.

La notizia è giunta mercoledì 29 luglio, attraverso il portavoce ufficiale del STC, Nizar Haitham, il quale ha affermato che il proprio gruppo ha ritirato la dichiarazione di autonomia nei territori meridionali yemeniti, con il fine ultimo di sostenere gli sforzi della coalizione internazionale a guida saudita e giungere ad un accordo di pace, aderendo altresì al cosiddetto accordo di Riad. In particolare, i gruppi secessionisti si sono detti disposti ad unirsi agli sforzi profusi da Riad e Abu Dhabi nella lotta contro i ribelli sciiti Houthi e gli altri gruppi terroristici, per portare sicurezza e stabilità in Yemen.

Il clima di tensione nelle regioni meridionali yemenite si è riacceso il 26 aprile scorso, con la dichiarazione del Consiglio di Transizione Meridionale, sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti (UAE), di voler istituire un governo autonomo nel Sud del Paese, affermando altresì l’autonomia e uno stato di emergenza in tali aree. Successivamente, un leader dei gruppi separatisti, Ahmed Bin Break, autoproclamatosi “capo dell’amministrazione autonoma”, ha invitato le tribù locali, i giovani e le forze ribelli di Hadhramawt a dare inizio ad una resistenza armata presso Wadi Hadhramawt, Shabwa e Abyan, a partire dal 14 maggio. Dopo settimane di scontri e tensioni, soprattutto nel governatorato di Abyan, il 22 giugno, è stata proclamata una tregua, a cui ha fatto seguito un ciclo di negoziazioni tra il governo yemenita ed i gruppi separatisti, sotto l’egida dell’Arabia Saudita.

L’obiettivo del Regno saudita è stato ed è tuttora preservare il cosiddetto accordo di Riad, siglato il 5 novembre 2019 dai medesimi membri, ma che, sino ad ora, non è stato mai attuato completamente. In tal caso, l’accordo mirava a porre fine alla lotta al potere nel Sud del Paese e ai combattimenti che avevano interessato le aree meridionali dal 7 agosto 2019, quando violenti scontri hanno avuto inizio nella città di Aden, capitale provvisoria del governo legittimo, per poi propagarsi in altri distretti e città meridionali.

Il patto, a cui il STC ha nuovamente aderito, prevede la formazione di un nuovo esecutivo entro trenta giorni, in cui vi sia pari rappresentanza tra Nord e Sud dello Yemen. In particolare, secondo quanto riferito precedentemente da fonti politiche, si tratta di un governo composto da non più di 24 ministri, di cui 12 per il Nord e altri 12 per il Sud. Ai rappresentanti del Consiglio di Transizione Meridionale saranno assegnati almeno sei Ministeri, sui dodici totali previsti per il Sud. Gli altri sei portafogli ministeriali andranno alle restanti componenti politiche yemenite, ma il STC avrà il diritto di approvare o meno le personalità che verranno nominate alla guida degli altri Ministeri.

Altra clausola prevede la nomina di un governatore per Aden e di un capo per le forze sicurezza, entrambi scelti tra i gruppi separatisti. Infine, il Consiglio di Transizione si è detto disposto a ritirare le forze ribelli dai fronti di combattimento di Aden, e a sostituirle con membri dell’apparato di sicurezza. A tal proposito, secondo quanto riferito da al-Jazeera il 29 luglio, il presidente yemnita, Rabbo Mansour Hadi, ha già conferito al premier Moein Abdul Malik l’incarico di formare un nuovo governo, mentre Ahmed Hamed Lamels, un leader del Consiglio di Transizione, è stato nominato governatore di Aden. Parallelamente, Muhammad Ahmad al-Hamidi è stato posto alla guida della polizia del governatorato di Aden.

I separatisti e le forze del governo riconosciuto a livello internazionale si sono sempre detti uniti di fronte ai gruppi di ribelli sciiti Houthi, protagonisti del perdurante conflitto in Yemen, scoppiato il 19 marzo 2015. Le due parti non concordavano, però, su alcune politiche riguardanti il futuro del Paese. Le tensioni ad Aden si erano acuite già nell’aprile 2017, quando il presidente yemenita Hadi aveva accusato il governatore della città, Aidarous al-Zubaidi, di mancanza di lealtà, licenziandolo dall’incarico. Successivamente, l’11 maggio di quell’anno, in seguito alle proteste di massa contro l’allontanamento di al-Zubaidi, è nato il Consiglio di Transizione Meridionale, con a capo l’ex governatore di Aden, scelto per presiedere un consiglio di 26 seggi. L’ente ha dichiarato immediatamente la sua intenzione di “ripristinare lo Stato meridionale” riferendosi all’ex repubblica dello Yemen del Sud, esistita dal 1967 al 1990. Hadi, fin da subito, ha definito l’STC illegittimo.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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