USA: nuovo rapporto sulle vittime civili dei raid americani in Somalia

Pubblicato il 29 luglio 2020 alle 20:28 in Somalia USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno dichiarato, martedì 28 luglio, che un civile è stato ucciso e tre sono rimasti feriti in uno attacco aereo condotto da Washington sul territorio della Somalia, lo scorso 2 febbraio. Si tratta della seconda ammissione di questo tipo dallinizio del 2020, quando gli USA hanno avviato la pratica di redigere rapporti trimestrali sul bilancio delle vittime civili procurate dalle loro operazioni in Africa.

Nel report del 28 luglio, il comando americano nel continente (AFRICOM) ha riferito che una verifica dei fatti e delle circostanze di un raid aereo effettuato il 2 febbraio ha stabilito che un civile era stato ucciso mentre tre erano rimasti feriti. “Sfortunatamente, crediamo che le nostre operazioni abbiano causato la morte involontaria di una persona e lesioni ad altre tre che non intendevamo prendere di mira”, ha specificato il comandante dellAFRICOM, il generale Stephen Townsend. “Lavoriamo duramente per impedire che i civili vengano colpiti durante le operazioni progettate per portare maggiore sicurezza e stabilità in Somalia”, ha aggiunto.

L’attacco aereo era stato condotto nelle vicinanze di Jilib, un’area situata a circa 380 km a Sud della capitale, Mogadiscio. I rapporti di valutazione delle vittime civili redatti dallAFRICOM riguardano principalmente le sue operazioni in Somalia e Libia. Il primo report annuale di questo tipo, pubblicato ad aprile, confermava che due civili erano stati uccisi mentre altri tre erano rimasti feriti in un altro attacco aereo effettuato in Somalia all’inizio del 2019.

Le organizzazioni per la difesa dei diritti umani accusano il comando AFRICOM di aver nascosto a lungo le sue operazioni, mantenendole per lo più segrete. La prima ammissione di responsabilità da parte del contingente risale ad aprile 2018, quando un attacco aereo a El Buur, nella regione di Galgaduud, nella Somalia centrale, ha provocato involontariamente l’uccisione di 2 civili.

Le controversie sulle vittime civili sono molto comuni in Somalia, dove le dinamiche delle operazioni sono spesso piuttosto oscure. L’AFRICOM riporta sempre gli attacchi, ma in genere nessun dettaglio viene fornito sulla posizione e sul bilancio delle vittime. Tuttavia, Amnesty International ha accolto positivamente la decisione del comando africano di pubblicare relazioni trimestrali di valutazione in merito alle accuse di vittime civili, definendola “un gradito passo verso la trasparenza”. Il vicedirettore regionale per l’Africa orientale di Amnesty International, Seif Magango, ha poi aggiunto che gli Stati Uniti devono dare seguito alle loro responsabilità provvedendo a “fornire giuste riparazioni per le vittime e le loro famiglie”.

Gli Stati Uniti effettuano attacchi aerei antiterrorismo in Somalia da più di 10 anni, ma la frequenza dei raid è aumentata considerevolmente sotto l’amministrazione del presidente Donald Trump. L’AFRICOM ha condotto 63 attacchi l’anno scorso, rispetto al precedente record di 47, registrato nel 2018. Quest’anno, gli USA sono in procinto di stabilire un nuovo risultato, avendo già compiuto oltre 32 raid dall’inizio del 2020.

Al-Shabaab, in arabo “la gioventù”, è un gruppo jihadista fondato nel 2006 e affiliato ad al-Qaeda. L’obiettivo della sua rivolta è quello di rovesciare il governo di Mogadiscio, appoggiato dall’Onu, per prendere il potere e imporre la propria visione della legge islamica. A tal proposito, la capitale somala è regolarmente colpita dai militanti del gruppo. I militanti di al-Shabaab sono stati cacciati da Mogadiscio nel 2011 ma, nonostante la presenza dell’AMISOM, un esercito dell’Unione Africana composto da circa 20.000 uomini, e nonostante l’aumento di attacchi aerei da parte degli Stati Uniti, i jihadisti si sono dimostrati incredibilmente resistenti. In seguito al ritiro del 1994, le truppe americane sono tornate a operare in Somalia nel gennaio 2007.

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Chiara Gentili

di Redazione

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