Tensioni Libano-Israele: Beirut pronta a sporgere denuncia

Pubblicato il 29 luglio 2020 alle 9:45 in Israele Libano

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A seguito delle crescenti tensioni al confine israelo-libanese e degli attacchi di Israele, Beirut ha riferito che presenterà una denuncia al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Israele, dal canto suo, si è detto pronto a qualsiasi scenario.

Nel corso di una conferenza stampa, il ministro degli Esteri libanese, Nassif Hitti, ha dichiarato che il governo di Beirut condanna l’attacco subito al confine meridionale e, pertanto, sporgerà denuncia in sede Onu. “Il Libano si impegna a rispettare la Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ma ha altresì il diritto di autodifendersi” ha affermato Hitti.

Le tensioni tra il gruppo sciita Hezbollah e Israele si sono acuite ulteriormente nella giornata del 27 luglio, quando l’esercito israeliano ha riferito di aver sventato un tentativo di infiltrazione da parte di una squadra di “terroristi di Hezbollah” nell’area del Monte Dov, respingendola con colpi di artiglieria e armi di piccola taglia. Dall’altro, lato, però, Hezbollah ha negato la notizia, affermando che il proprio nemico ha sparato contro abitazioni civili nel Sud-Est del Paese, agendo, pertanto, in modo unilaterale.

Da parte sua, il presidente libanese, Michel Aoun, il 28 luglio, ha condannato l’accaduto, definendolo una minaccia alla stabilità del Libano meridionale. Inoltre, per il capo di Stato, si è trattato di un episodio che desta particolare preoccupazione soprattutto in un momento in cui il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si appresta a rinnovare il mandato della missione dell’Onu UNIFIL, con scadenza alla fine del mese di agosto. Questa è schierata dal 1978 nel Sud del Libano, a ridosso della Linea Blu di demarcazione tra Libano e Israele, e il prossimo mese il Consiglio di Sicurezza dovrà decidere se rinnovare il mandato e/o apportare modifiche.

Parallelamente, il primo ministro libanese, Hassan Diab, seppur sposando la tesi di Hezbollah circa l’attacco del 27 luglio, ha invitato alla cautela. Secondo il premier, “Israele ha attaccato la sovranità del Libano ancora una volta, violando la risoluzione Onu n.1701” e rischiando di dar vita ad una pericolosa escalation militare. Quanto affermato dalle forze israeliane, ha riferito il primo ministro, è una “bugia” e “il nemico” sta semplicemente provando a modificare le regole di ingaggio e la missione UNIFIL. Per tale motivo, ha ribadito Diab, è necessario essere cauti, in quanto le tensioni potrebbero ulteriormente esacerbarsi ed avere conseguenze negative.

In tale quadro, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, dopo aver ispezionato le postazioni delle forze israeliane al confine, ha affermato che il proprio Paese è pronto ad affrontare tutti i possibili scenari e continua ad impegnarsi per contrastare la presenza di Teheran nella regione. Israele, ha riferito il premier, farà tutto il possibile per proteggersi e, pertanto, Hezbollah è stato esortato a tenere conto di ciò. Già il 23 luglio, le forze di difesa israeliane (IDF) avevano annunciato di aver inviato rinforzi al confine settentrionale con il Libano, di aver chiuso alcune vie d’accesso e di aver sollevato uno stato di allerta, dopo che Hezbollah ha minacciato una vendetta per la morte di un proprio combattente. 

Le tensioni tra Israele e Hezbollah si sono parzialmente riaccese dopo i raid aerei, presumibilmente israeliani, lanciati nella sera del 20 luglio nel Sud di Damasco. Israele non ha rivendicato l’attacco, ma è stato accusato da Hezbollah per aver ucciso uno dei propri combattenti, identificato con Ali Kamel Mohsen. Il partito sciita, così come accaduto in passato, ha promesso di vendicare la morte dei propri membri.

Hezbollah, classificato come un’organizzazione terroristica da Israele e Stati Uniti, è un attore chiave nell’arena politica del Libano. Israele considera tale movimento sciita armato, sostenuto da Teheran, la più grande minaccia per il Paese proveniente dall’esterno dei confini nazionali. I due si sono scontrati nel 2006, in una battaglia lunga 34 giorni, nella quale circa 1200 persone sono morte in Libano, per lo più civili, e altre 158 hanno perso la vita a Israele, in gran parte soldati.

Anche nel 2019 Libano e Israele sono stati protagonisti di una escalation di tensioni. Questa ha avuto inizio il 25 agosto, quando un drone israeliano è precipitato nelle periferie meridionali di Beirut, controllate da Hezbollah, e un secondo drone è esploso nelle vicinanze, nelle prime ore del mattino. Il giorno successivo, il 26 agosto, tre raid aerei, sempre di provenienza israeliana, hanno colpito una base palestinese, nei pressi del confine con la Siria, situata vicino al villaggio di Qusaya, nella Valle di Bekaa. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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