Stretto di Hormuz: l’Iran mette alla prova la finta portaerei

Pubblicato il 29 luglio 2020 alle 14:09 in Iran USA e Canada

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Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha lanciato un missile contro la finta portaerei posizionata nello Stretto di Hormuz, nel quadro dell’esercitazione militare “Prophet Muhammad 14”, condannata da Washington.

La notizia sullo spostamento della portaerei nelle acque dello Stretto risale al 27 luglio, sebbene la sua appartenenza alle guardie iraniane, in un primo momento, fosse stata solo ipotizzata. L’imbarcazione in questione è simile ad una classe di portaerei, dal nome Nimtz, solitamente impiegata dalla Marina statunitense. Proprio negli ultimi giorni, una USS Nimitz ha fatto ingresso nelle acque mediorientali, probabilmente in sostituzione della USS Dwight D. Eisenhower nel Mar Arabico, ma, al momento, non è ancora chiaro quando o se la Nimitz statunitense attraverserà lo Stretto di Hormuz.

In tale quadro, secondo quanto riferito dai media iraniani e riportato dal quotidiano arabo al-Arabiya, il 28 luglio ha avuto inizio l’esercitazione delle forze iraniane, intitolata “Prophet Muhammad 14”. In particolare, un missile da crociera è stato lanciato da un elicottero dell’IRGC contro la “fake” Nimitz posizionata nello Stretto di Hormuz. Le immagini trasmesse dalla televisione di Stato iraniana mostrano il momento del lancio, avvenuto poco dopo il posizionamento di motoscafi intorno alla portaerei, ma non è chiaro se il missile sia caduto in acqua o abbia colpito un bordo dell’imbarcazione. Parallelamente, sono stati lanciati altresì missili antiaerei contro un drone da una postazione nei pressi di Bandar Abbas. Nel complesso, l’esercitazione ha messo alla prova le capacità delle forze iraniane marittime, aeree e terrestri.

Il comandante in capo del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, Hossein Salami, nel corso dell’esercitazione del 28 luglio, ha dichiarato che l’Iran sviluppa il proprio arsenale sulla base delle minacce esistenti e dopo aver esaminato i punti di forza e debolezza dei propri nemici. Tuttavia, è stato specificato, la politica di Teheran è difensiva e quanto attuato mira a difendere gli interessi del popolo iraniano. “Non inizieremo ad attaccare nessun Paese, ma saremo completamente offensivi nelle tattiche e nelle operazioni se saremo attaccati” ha affermato Salami.

Lo Stretto di Hormuz, che divide la Penisola arabica dalle coste dell’Iran, è considerato uno dei passaggi marittimi più rilevanti al mondo, in quanto, oltre a mettere in comunicazione l’Oceano Indiano con il Golfo Persico, è un canale dove confluisce circa il 20% delle risorse petrolifere internazionali. Al contempo, l’esercitazione di Teheran ha suscitato il timore di nuove tensioni con il nemico statunitense. A tal proposito, il 28 luglio stesso, la Marina degli Stati Uniti ha definito l’esercitazione delle guardie iraniane da “irresponsabili e imprudenti”.

Tuttavia, secondo quanto affermato dalla portavoce della Quinta Flotta USA, Rebecca Rebarich, sebbene le proprie forze monitorino tali azioni “sconsiderate”, svolte in prossimità di canali internazionali trafficati, l’esercitazione del 28 luglio non ha impedito alla coalizione attiva nelle acque mediorientali di condurre le proprie operazioni e non ha avuto alcun impatto sulle attività commerciali dell’area. Anche la Marina USA si è detta impegnata in esercitazioni a scopi difensivi con i propri partner, con il fine ultimo di garantire la sicurezza marittima e la libertà di navigazione. Al contrario, Teheran, a detta di Rebarich, conduce “esercitazioni offensive” a fini intimidatori.

Le crescenti e perduranti tensioni tra Washington e Teheran sono state acuite dapprima con il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano, l’8 maggio 2018, e poi con l’escalation verificatasi a cavallo tra il 2019 ed il 2020. L’apice è stato raggiunto con l’uccisione del capo del generale iraniano a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, e di Abu Mahdi al-Muhandis, vice capo delle Forze di Mobilitazione Popolare, deceduti il 3 gennaio a seguito di un raid aereo ordinato dal presidente USA, Donald Trump, contro l’aeroporto di Baghdad.

In tale quadro, il 22 giugno, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha dichiarato di aver progettato la costruzione di una base permanente nell’Oceano Indiano, per far fronte ad atti di pirateria o attacchi da parte di forze straniere. Precedentemente, il 18 giugno, le forze di Teheran hanno riferito di aver testato nuovi missili da crociera nel corso di un’esercitazione effettuata nel Nord dell’Oceano Indiano, nei pressi del Golfo di Oman. Si è trattato di una nuova generazione di missili da crociera con un raggio pari a 280 km, la cui gittata potrebbe essere ulteriormente estesa, secondo quanto riportato dai media di Teheran. Quest’ultima ha più volte ribadito che il proprio Paese non consentirà la presenza di navi da guerra straniere nel Golfo e le forze statunitensi sono state esortate a ritirarsi da tale area, in quanto la loro presenza, oltre ad essere pericolosa, è illegale e rappresenta una fonte di instabilità.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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