Libia: i mercenari russi verso Sirte mentre Haftar fortifica la città

Pubblicato il 29 luglio 2020 alle 19:17 in Libia Russia

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Sono state diffuse sul web nuove prove che dimostrano il coinvolgimento russo nel conflitto libico e i recenti sviluppi nell’area di Sirte, dove rischia di consumarsi la nuova fase dello scontro tra il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli e le forze legate al generale Khalifa Haftar. A darne notizia è il quotidiano South Front, che si occupa di analisi militari e di ricerche su tematiche legate all’intelligence. Tra le prove figura, in particolare, un video pubblicato su Twitter il 28 luglio, dove si vede una colonna di camion militari che si sposta da Al-Jufra a Sirte. Secondo le indiscrezioni, all’interno dei veicoli vengono trasportati i mercenari russi della compagnia Wagner, la società privata di Mosca che addestra e impiega i suoi contractors in varie parti del mondo. Il video è stato registrato nei pressi della città di Waddan e i camion si vedono passare vicino a una rotonda che collega le strade a Sirte.

In un altro filmato, è possibile individuare un grande convoglio di presunti mercenari del Ciad che si uniscono alle forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) per difendere Sirte da un ipotetico attacco imminente del GNA e del suo alleato più fedele, la Turchia. Tale pericolo è confermato dal fatto che, secondo quanto rivelato da South Front, il generale Haftar si starebbe impegnando a fortificare la città costruendo trincee e fossati. Un terzo video mostra proprio la costruzione di queste fortificazioni al confine Sud di Sirte.

Negli ultimi giorni, sono aumentate le notizie sul famigerato gruppo Wagner e sulla presenza dei suoi mercenari in Libia. Il 25 luglio, il comando africano dell’esercito degli Stati Uniti (AFRICOM) ha dichiarato che esistono immagini satellitari in cui si vedono gli aerei da carico militari di Mosca portare rifornimenti ai combattenti della compagnia. “Le immagini suggeriscono l’ampia portata del coinvolgimento russo”, ha affermato il generale di brigata dell’esercito statunitense, Gregory Hadfield, vicedirettore dell’intelligence dell’AFRICOM. “Le attrezzature russe per la difesa aerea, compresi gli SA-22, sono presenti in Libia e sono gestite dal gruppo Wagner o dai loro delegati”, ha aggiunto. Le foto mostrano anche camion e veicoli corazzati russi, protetti da mine. 

Il 16 luglio, in un report sulle operazioni di lotta al terrorismo in Africa del Dipartimento della Difesa americano, tra le altre cose, il Pentagono aveva ribadito non solo l’immissione in Libia di centinaia di mercenari del gruppo Wagner, ma anche l’invio di cecchini addestrati e droni armati russi nell’autunno del 2019. Inoltre, secondo il report, dopo linvio di mercenari anche da parte della Turchia, la compagnia di Mosca avrebbe intensificato la presenza di combattenti, anche siriani, per un totale che oscillerebbe tra gli 800 e i 2.500 uomini. In particolare, la Russia e il regime di Damasco avrebbero deciso di inviare tra i 300 e i 400 ex-ribelli provenienti dal governatorato siriano di Quneitra, accordando loro una cifra mensile di 1.000 dollari. 

Già dal 27 maggio, il Pentagono aveva accusato la Russia di aver inviato dalla Siria 14 aerei da combattimento in Libia e, lo scorso 15 luglio, ha sostenuto che Mosca abbia seminato numerose trappole esplosive a Tripoli. Queste, finora, avrebbero ucciso 52 persone e ne hanno ferite 96. Tuttavia, un portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha respinto tutte le accuse americane sostenendo che il proprio Paese non è coinvolto in alcun modo in Libia.

Al momento, dal punto di vista militare, il centro delle tensioni in Libia è rappresentato dalla città di Sirte, controllata dall’esercito di Haftar, e dalla base aerea di al-Jufra. Il GNA si è detto determinato a riconquistare le due postazioni e ha chiesto ad Haftar di ritirarsi se vuole raggiungere un cessate il fuoco. Dall’altro lato, l’Egitto e la Russia hanno dichiarato che Sirte e al-Jufra rappresentano una “linea rossa” da non superare e Il Cairo potrebbe essere pronto a intervenire militarmente qualora uno dei due luoghi venisse attaccato.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato vi è il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i suoi principali esportatori di armi.

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Chiara Gentili

di Redazione

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