Libia: l’Onu discute dell’embargo, il GNA affiancato da truppe “multinazionali”

Pubblicato il 29 luglio 2020 alle 11:13 in Africa Libia

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Mentre il Consiglio di Sicurezza ha tenuto un incontro per discutere della crisi libica, l’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, ha riferito che i mercenari inviati dalla Turchia in Libia non sono soltanto siriani, ma provengono da diversi Paesi.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Arabiya, il direttore del dipartimento di guida morale dell’LNA, il generale Khaled al-Mahjoub, ha affermato, nel corso di un’intervista del 28 luglio, che Ankara ha inviato in Libia combattenti provenienti non solo dalla Siria, così come riportato fino ad ora, ma anche da altri Paesi, con l’obiettivo di sostenere l’esercito di Tripoli nei diversi fronti di combattimento. Tuttavia, il generale non ha specificato ulteriori dettagli a riguardo, ma ha riferito che l’LNA sta continuando a lavorare per salvaguardare la regione petrolifera di al-Hilal, e sono state schierate altresì forze navali al largo delle sue coste. Tale area, è stato specificato, è oggetto di interesse di Turchia, Qatar e della Fratellanza Musulmana, affiliati, a loro volta, al governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA).

L’LNA ha più volte denunciato Ankara per aver inviato in Libia e, nello specifico, a Misurata, mercenari siriani addestrati presso i propri accampamenti, ignorando le risoluzioni internazionali e le richieste di cessate il fuoco. Simili accuse sono state rivolte dalla Turchia e dal GNA contro Haftar, il quale riceverebbe il costante sostegno di forze esterne, Mosca e Abu Dhabi in primis. A tal proposito, il 28 luglio, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha tenuto un incontro a porte chiuse, su richiesta del GNA, per discutere degli sviluppi della crisi e del continuo flusso di armi e combattenti stranieri verso il Paese Nord-africano.

In tale occasione, il delegato libico alle Nazioni Unite, Taher al-Sonni, ha riferito che il meeting ha rappresentato un’opportunità per comprendere quali sono i Paesi “aggressori” che continuano a violare le risoluzioni internazionali e come questi giustificano le accuse e le prove relative al loro sostegno politico e militare ai fautori del “colpo di Stato” in Libia. Per al-Sonni, si è giunti a una nuova fase di violazioni, in cui i Paesi infrangono pubblicamente le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. A tal proposito, l’ambasciatore ha posto l’accento su quanto accaduto in Egitto, che, dopo aver incontrato delegati delle tribù affiliate ad Haftar, si è detto disposto ad addestrare e armare truppe libiche, con l’obiettivo di “uccidere i libici stessi”. “Non si tratta di una dichiarazione di guerra, di una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale e di una chiara violazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza?” ha domandato al-Sonni.

A sua volta, il rappresentante tedesco alle Nazioni Unite, Günter Sautter, ha dichiarato che l’incontro ha preso in esame uno degli ultimi rapporti del Comitato Onu delle sanzioni, del 9 dicembre 2019, in cui Emirati Arabi Uniti (UAE), Giordania e Turchia sono stati inclusi tra i principali Paesi che esportano armi in Libia, mentre Sudan e Ciad sono stati identificati come Paesi di origine di numerosi combattenti. La sessione del 28 luglio, ha sottolineato Sautter, ha evidenziato la necessità di rispettare l’embargo sulle armi in Libia, facendo affidamento sulla responsabilità di tutti gli Stati membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. A detta dell’ambasciatore tedesco, la Germania, in quanto Paese ospitante della Conferenza di Berlino del 19 gennaio, e altresì a capo della commissione sanzioni, riveste un ruolo rilevante. A tal proposito, è stato sottolineato come la pista stabilita a Berlino continui a rappresentare un punto di riferimento essenziale per risolvere la crisi libica e l’embargo sulla armi è uno degli elementi cardine di tale percorso.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese Nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato vi è il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per l’LNA.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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