La Turchia si espande a Sud della Libia e stringe accordi con il Niger

Pubblicato il 29 luglio 2020 alle 14:14 in Niger Turchia

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La Turchia ha annunciato la firma di un accordo di cooperazione militare con il Niger. La notizia giunge in seguito alla visita nella nazione africana del ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, il 25 luglio. In tale occasione, luomo ha incontrato il presidente nigerino, Mahamadou Issoufou, e ha discusso con lui degli effetti della guerra libica sui rispettivi Paesi. Entrambi hanno concordato di voler rafforzare la cooperazione bilaterale e la Turchia si è dimostrata disponibile a favorire la crescita economica di Niamey attraverso una serie di investimenti. Il Niger è collocato al confine meridionale della Libia, in una zona altamente insicura per via della presenza dei gruppi armati del Sahel.

La Turchia vuole prendere parte nella “grande visione” del piano di sviluppo nigerino, ha dichiarato il ministro degli Esteri turco durante i colloqui a Niamey. “Vorremmo dare un contributo allo sviluppo del Niger nel settore dei trasporti, delle costruzioni, dell’energia, delle miniere e dell’agricoltura”, ha sottolineato Cavusoglu, dopo aver parlato a lungo con la controparte delle strategie per rafforzare le relazioni tra i due Paesi.

In merito alla sicurezza, il ministro turco ha osservato come gli Stati della regione siano seriamente colpiti dalla fragile situazione della Libia, da anni devastata dalla guerra. “Con il presidente, abbiamo valutato di consolidare anche la cooperazione bilaterale contro il terrorismo. Abbiamo visto come l’Africa, in generale, e il Niger e la regione del Sahel, in particolare, siano gravemente colpite dal terrorismo”, ha affermato Cavusoglu. Da qui, lesigenza di stringere accordi che aumentino la cooperazione militare.

Sotto la guida del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, la Turchia ha espanso il suo raggio d’azione in Africa sulla base del principio win-win. Come parte delle sue iniziative di cooperazione con i Paesi del continente, il governo turco ha donato milioni di dollari per favorire lo sviluppo delle infrastrutture e supportare listruzione di centinaia di studenti africani. La presenza della Turchia si fa sentire in vari Stati, come la Libia, lAlgeria e la Somalia, dove sono state istituite un gran numero di organizzazioni e associazioni turche, tra cui la Turkish Cooperation and Coordination Agency (TIKA), la Fondazione Maarif e l’Istituto Yunus Emre.

Secondo il quotidiano Ahval, l’accordo militare recentemente firmato tra Turchia e Niger segnala l’interesse di Ankara nel mantenere un punto d’appoggio vicino alla Libia. La mossa fa parte del tentativo di Erdogan di assicurarsi un confine di terra con il Paese nordafricano nel caso di un eventuale scontro militare con l’Egitto. In Libia, il presidente turco sostiene il Governo di Accordo Nazionale (GNA), presieduto dal premier Fayez al-Sarraj. I due, dopo aver arrestato lavanzata su Tripoli del generale Khalifa Haftar, intendono proseguire con loperazione Sentieri della vittoriaper liberare Sirte e la base di al-Jufra. L’intenzione del fronte tripolino, secondo le ultime dichiarazioni, è quella di ricorrere a una soluzione politica, ma, nel caso in cui questa non fosse possibile, Erdogan e Sarraj sono pronti a optare per un’operazione militare. Sirte è una città costiera vicina ai terminal di gas e petrolio della Libia, situata a metà tra Tripoli e Bengasi, motivo che la rende fonte di interesse sia per l’LNA sia per il GNA, ed i rispettivi alleati. Parallelamente, al-Jufra rappresenta un hub rilevante per le forze di Haftar, situato nel centro del Paese, a circa 650 km a Sud-Est di Tripoli. Prenderne il controllo significherebbe poter monitorare buona parte della Libia, a Est, Sud e Ovest.

Il generale Haftar condanna l’ingerenza turca in Libia e l’Egitto, uno dei suo maggiori alleati, afferma che Sirte e al-Jufra rappresentano una “linea rossa” da non superare. A tal proposito, lo scorso 20 luglio, il Parlamento egiziano ha approvato all’unanimità una disposizione che autorizza lo schieramento delle proprie truppe fuori dai confini nazionali, dopo che, un mese prima, il presidente egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi, aveva ordinato alle proprie forze aeree di prepararsi ad un’eventuale operazione interna o esterna all’Egitto.  

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato vi è il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i suoi principali esportatori di armi.

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Chiara Gentili

di Redazione

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