Francia: accordo Brexit possibile ma non “a qualunque costo”

Pubblicato il 29 luglio 2020 alle 13:42 in Francia UK

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La Francia continuerà a difendere i diritti dei pescatori parigini nei negoziati per la Brexit, ma un accordo con il Regno Unito è ancora possibile, ha dichiarato il 29 luglio il nuovo ministro francese degli Affari europei, Clement Beaune.

“Non accetteremo un accordo a qualsiasi prezzo”, ha sottolineato il ministro alla stazione radio France Inter, nel suo primo commento pubblico sulla Brexit dalla data del proprio incarico, il 26 luglio. “Meglio nessun accordo che un cattivo affare”, ha aggiunto Beaune, spiegando tuttavia che un’intesa comune rappresenta comunque il miglior risultato per tutte le parti.

Il 23 luglio, il Regno Unito e l’Unione Europea si sono scontrati sulle possibilità di raggiungere un accordo di libero scambio, con Bruxelles che considera tale opzione “improbabile”, mentre Londra spera di giungere a un’intesa entro il prossimo settembre.

Da quando la Gran Bretagna ha lasciato il blocco, lo scorso 31 gennaio, i negoziati sull’accordo commerciale e altri legami futuri sono rimasti pressoché fermi, con entrambe le parti che accusano l’altra di non essere riuscita a raggiungere un compromesso prima della scadenza del periodo di transizione, alla fine del 2020.

Tali recriminazioni sono diventate più forti in seguito all’ultimo round di colloqui, con il capo negoziatore dell’UE, Michel Barnier, il quale ha affermato che Londra non ha mostrato alcuna disponibilità a sbloccare la situazione di stallo. Dal canto opposto, l’omologo britannico, David Frost, ha descritto le proposte del blocco come non rispondenti alla richiesta del governo inglese di essere trattato come un Paese indipendente.

La Francia è tra gli Stati costieri che hanno insistito notevolmente a mantenere il diritto, per i pescatori dell’UE, di portare avanti tali attività nelle acque britanniche dopo la fine del periodo di transizione alla fine del 2020.

Prima di diventare ministro per l’Europa, Beaune è stato consigliere per l’Europa del presidente francese, Emmanuel Macron, e ha seguito in particolare il dossier dei negoziati per la Brexit, a partire dal referendum del 2016.

A detta del neo ministro, la Francia sarà “intransigente” sulla pesca, e non sarà “intimidita” dalla Gran Bretagna nella “partita” delle trattative.

“Non prendiamoci in giro, se non c’è un accordo, sarà una questione difficile”, ha commentato Beaune. “Dovremo organizzare una risposta per settori come la pesca. Sostenere i nostri pescatori finanziariamente. Non ci siamo ancora”, ha rimarcato il ministro.

Nel quadro dei negoziati per la Brexit, sia il Regno Unito sia l’UE affermano di voler raggiungere un’intesa commerciale prima della fine della transizione e, pur non essendo in grado di colmare il divario di posizioni in materia di pesca e concorrenza, sia Barnier sia Frost hanno rilevato alcuni progressi in alcuni settori, tra cui la governance.

“Guardando avanti, ci sono grandi aree di convergenza in molte delle aree su cui stiamo negoziando e ampi precedenti e testi su cui possiamo basare il nostro lavoro”, ha evidenziato il capo negoziatore di Londra.

La parità di condizioni rappresenta, insieme alla pesca, alla governance e al quadro normativo e securitario, uno dei quattro argomenti chiave su cui è in stallo il negoziato tra le due parti. Il timore dei politici europei è che il Regno Unito possa ottenere un vantaggio competitivo facilitando le regole finanziarie, a cui Londra tuttavia ha replicato, affermando di voler mantenere elevati gli standard di regolamentazione. Nello specifico, secondo il capo negoziatore della Brexit per l’UE, Michel Barnier, la Gran Bretagna mira a rendere più semplice la gestione di servizi finanziari dell’Europa da Londra, con il minor numero possibile di operazioni e personale nel continente.

Pertanto, da parte sua, Barnier ha ribadito che la posizione dell’UE si basa sulla prospettiva di un’impossibilità di qualsiasi partnership economica senza “solide garanzie per una parità di condizioni, anche per quanto riguarda gli aiuti di Stato, per garantire una concorrenza aperta e leale tra le nostre imprese”.

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Mariela Langone

di Redazione

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