Egitto: esercito in difficoltà nel Sinai contro i militanti dell’Isis

Pubblicato il 29 luglio 2020 alle 15:59 in Africa Egitto

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L’esercito egiziano è da giorni coinvolto in un confronto armato con i militanti dello Stato Islamico nella penisola del Sinai, dopo che gli insorti hanno occupato quattro villaggi vicino alla città di Bir Al-Abd, la scorsa settimana. Finora, negli scontri, sono rimasti uccisi almeno 3 soldati e decine di civili. Bir Al-Abd è situata nel governatorato del Sinai del Nord ed è stata il luogo dell’attacco estremista più mortale della storia del Paese, quando i militanti di Wilayat Sinai, il 24 novembre 2017, hanno preso d’assalto una moschea sufi uccidendo 311 fedeli. Wilayat Sinai è laffiliato egiziano dellIsis ed è la stessa organizzazione che, da giorni, assedia i villaggi del governatorato.

L’offensiva dei militanti è iniziata poco dopo che Il Cairo ha dichiarato, il 22 luglio, di aver sventato un attacco terroristico nella regione del Sinai del Nord, uccidendo 18 militanti. Da quel momento, le mine e gli esplosivi improvvisati collocati in punti strategici intorno ai villaggi hanno ostacolato la capacità dei militari di cacciare gli insorti. I soldati, pertanto, hanno cercato di fare ricorso ai bombardamenti aerei per contrastare i ribelli, ma la decisione potrebbe comportare un alto numero di vittime civili. L’aeronautica militare egiziana ha lanciato, lunedì 27 luglio, più di 25 raid aerei contro le postazioni dei terroristi vicino ai villaggi di Bir Al-Abd. Secondo le testimonianze, gli attacchi avrebbero distrutto una clinica medica e un certo numero di case, senza provocare ancora nessun morto.

Prima di occupare i villaggi, gli insorti di Wilayat Sinai hanno lanciato, la scorsa settimana, un attacco contro un campo militare di Rabaa. In tale occasione, i militanti hanno fatto esplodere due autobombe e hanno sparato proiettili anticarro contro i militari, provocando intensi scontri e attacchi aerei sulle postazioni dell’Isis. Wilayat Sinai ha affermato di aver ucciso 40 soldati durante l’attacco, ma fonti ufficiali smentiscono questi numeri.

Secondo lesperto di Sinai, Mohannad Sabry, intervistato dal quotidiano The New Arab, loffensiva su Rabaa sarebbe stata un tentativo di distrarre i militari e di limitare le risorse dellesercito in preparazione all’occupazione dei villaggi. Dopo essere entrati a Bir Al-Abd, gli insorti hanno alzato la famosa bandiera nera dellIsis e hanno installato vari ordigni esplosivi all’ingresso dei villaggi. Secondo testimoni locali, i combattenti del Wilayat Sinai avrebbero inizialmente detto agli abitanti di non preoccuparsi per la loro sorte perché il loro unico obiettivo erano i soldati dellesercito egiziano. Tuttavia, poco dopo, hanno iniziato a creare trappole e posti di blocco in tutti i villaggi, costringendo decine di persone a fuggire dall’area. Gli ordigni piantati dai militanti avrebbero ferito almeno 5 civili finora, secondo quanto riferito dal quotidiano The New Arab.

La regione del Sinai, zona di congiunzione tra i continenti africano ed asiatico, è teatro, da anni, di operazioni militari. L’esercito egiziano ha lanciato una campagna, chiamata Comprehensive Operation – Sinai il 9 febbraio 2018, con l’obiettivo di intensificare i controlli nella regione e contrastare i ribelli islamisti e le altre attività criminali che compromettono la sicurezza e la stabilità del Paese. In tale quadro, il 3 maggio, l’esercito egiziano ha riferito di aver ucciso circa 126 sospetti militanti islamisti nella provincia del Sinai, in una serie di raid militari effettuati nei mesi precedenti. Secondo le ultime cifre ufficiali, il numero di terroristi uccisi dal lancio dell’operazione ammonta a 970.

Il Global Terrorism Index 2019 colloca l’Egitto all’undicesima posizione tra i Paesi maggiormente colpiti dalla minaccia terroristica. Da quando, il 3 luglio 2013, un golpe ha rovesciato l’ex presidente islamista Mohamed Morsi, esponente dei Fratelli Musulmani, centinaia di soldati e poliziotti sono morti in attacchi da parte di gruppi estremisti. Tra le organizzazioni maggiormente attive vi è proprio Wilayat Sinai, che trova la sua origine in un altro gruppo, Ansar Bayat al-Maqdis, fautore del raggruppamento di diversi militanti attivi nella regione del Sinai. Nel 2014, Wilayat Sinai ha giurato fedeltà all’ISIS, assumendo il nome attuale. Si stima che il numero dei combattenti oscilli tra i 1.000 ed il 1.500, operanti per lo più in tale regione, ma responsabili di alcuni attacchi anche in altre aree egiziane.

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Chiara Gentili

di Redazione

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